Vaccini, primarie e magistrati in politica: esame di verità per Emiliano

Quattro affermazioni molto frequenti del candidato Pd alle primarie passate al setaccio: due sono vere, due no

Vaccini, primarie e magistrati in politica: esame di verità per Emiliano
Michele Emiliano (Agf) 

Considerato il più outsider tra i candidati alla carica di segretario del Partito Democratico alle primarie del prossimo 30 aprile, Michele Emiliano, già magistrato in aspettativa e presidente della Regione Puglia, ha rilasciato nelle scorse settimane una serie di dichiarazioni che abbiamo analizzato.

1. Un giudice può fare politica? Sì, ma non in un partito


Ospite di Lucia Annunziata a “In 1/2 ora” il 5 marzo scorso Emiliano ha dichiarato: "Quando un magistrato si mette in aspettativa ha il diritto come tutti di fare politica. Lo prevede la Costituzione".


La situazione è più complessa e Emiliano pare avere più torto che ragione. La Costituzione stabilisce due diritti universali che bisogna prendere in considerazione a questo proposito:

  • quello di essere eletti (art 51) e
  • quello di associarsi in partiti per fare politica (art 49).

Entrambi subiscono un diverso grado di limitazione nel caso dei magistrati.

Il primo non pone gravi problemi, in quanto al magistrato – per evitare l’ineleggibilità, disciplinata dal D.P.R. 361 del 30 marzo 1957 – è sufficiente mettersi in aspettativa e non candidarsi nella stessa circoscrizione dove ha esercitato le sue funzioni nei sei mesi precedenti all’accettazione della candidatura.

Il secondo è più problematico, specie dopo il decreto legislativo 109 del 2006. In base ad esso, per il magistrato costituisce un illecito disciplinare “l'iscrizione o la partecipazione a partiti politici ovvero il coinvolgimento nelle attività di centri politici”.

Dunque, in base al testo di queste leggi parrebbe che ai magistrati in aspettativa sia concesso di candidarsi alle elezioni ma solo da indipendenti. Sarebbe invece vietata l’attività politica.

E infatti su Emiliano, in aspettativa dal 2004 e nel 2007 iscritto al Pd – è stato segretario regionale pugliese e poi sindaco di Bari – il Csm ha aperto una procedura disciplinare per violazione del dlgs 109/2006 che si trascina da anni e che dovrebbe arrivare a decisione nel corso del 2017.

I precedenti non sono favorevoli a Emiliano. In particolare quello di Luigi Bobbio, ex senatore di Alleanza Nazionale e magistrato in aspettativa che nel 2007 era stato eletto presidente del suo partito per la provincia di Napoli. Interessata al suo caso dal Csm, la Corte Costituzionale stabilì che il dlgs 109/2006 non è incostituzionale.

In quella legge, la libertà di associarsi in partiti (art. 49 Cost.) viene giustamente limitata dall'esigenza di assicurare la terzietà dei magistrati, nonché l'immagine di estraneità agli interessi dei partiti (art. 98, terzo comma, Cost.). Questo terzo comma dell’articolo 98 stabilisce esplicitamente che “si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d'iscriversi ai partiti politici per i magistrati”.

Al momento dunque non è vero – come sostiene il Presidente della Puglia – che “quando un magistrato si mette in aspettativa ha diritto come tutti a fare politica”. Emiliano rischia insomma di trovarsi, un domani, a dover scegliere se rimanere magistrato in aspettativa o se fare politica attiva all’interno di un partito.

2. Emiliano è contrario alle vaccinazioni obbligatorie? No

Durante la trasmissione condotta da Bianca Berlinguer “Carta Bianca”, lo scorso 21 marzo, Emiliano ha fatto chiarezza su una polemica in cui lo aveva coinvolto Renzi alcune settimane prima, sul tema dei vaccini.


Il presidente della Puglia ha dichiarato: “è una balla sesquipedale di Renzi [che io sia contrario alle vaccinazioni obbligatorie per i bambini che si devono iscrivere a scuola ndr.]. Io ho precisato che una misura analoga a quella presa dall’Emilia Romagna a suo tempo non faceva parte del programma di governo, ma che il disegno di legge presentato da due consiglieri del Pd sarebbe stato esaminato, punto.”


Emiliano ha (quasi) ragione. Sulla sua pagina Facebook aveva scritto: “Per buona informazione di tutti gli utenti di questa pagina preciso che non rientra nel programma di governo della Regione Puglia vietare l'accesso a scuola dei bambini che hanno scelto di non effettuare vaccinazioni obbligatorie. Ciò non impedisce ai consiglieri regionali di presentare disegni di legge difformi dal programma di governo”.

A parte la differenza tra riconoscere il diritto di presentare disegni di legge e l’impegno ad esaminarli, l’affermazione di Emiliano dalla Berlinguer è corretta. L’assenza dal programma di governo regionale non basta a far presumere una contrarietà del presidente della Puglia, che a “Carta Bianca” ha poi precisato di essere anzi favorevole.

3. Tutti possono votare alle primarie del Pd? No


Sempre nel corso della puntata di “Carta Bianca” del 21 marzo scorso, Emiliano ha anche dichiarato: “Tutti possono votare alle primarie del Pd, purché abbiano in coscienza l’intenzione di votare il Pd ove il loro candidato diventasse segretario”.


L’affermazione è parzialmente scorretta. In base allo statuto del Partito Democratico è vero che non è necessario essere iscritti al partito per votare alle primarie, ma elettrici ed elettori al momento del voto devono dichiarare “di riconoscersi nella proposta politica del Partito, di sostenerlo alle elezioni, e accettare di essere registrate nell’Albo pubblico delle elettrici e degli elettori”.

Dunque non sembra, come sostiene Emiliano, che gli elettori si impegnino moralmente a votare Pd solo nel caso in cui vinca il candidato segretario da loro votato alle primarie. L’impegno che si richiede è anzi quello di “sostenere” comunque il PD a prescindere dall’esito.

4. Se fossimo Cuba, i parlamentari avrebbero stipendio? No


Come riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, Emiliano ha anche dichiarato a fine febbraio scorso: “Sono per la eliminazione totale degli stipendi dei politici. Li vorrei eliminare completamente. Nella costituzione cubana è previsto.”


L’affermazione è, in linea di massima, corretta. La Costituzione cubana prevede infatti all’articolo 82 che “la condizione di deputato non implica privilegi personali né privilegi economici. Durante il tempo impiegato nel disimpegno effettivo delle proprie funzioni, i deputati percepiscono lo stesso salario o stipendio che guadagnerebbero se fossero al proprio posto di lavoro e mantengono un rapporto con questo a tutti gli effetti”.

Tuttavia bisogna innanzitutto considerare le enormi differenze tra uno Stato socialista, come Cuba, e uno come l’Italia da un punto di vista della disciplina del lavoro e delle retribuzioni.

Inoltre i poteri effettivi dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare (l’equivalente del nostro Parlamento) sono limitati e non paragonabili a quelli del nostro organo legislativo. L’ANPP si riunisce normalmente infatti solo due volte l’anno e per pochi giorni: le leggi sono per lo più emanate, sotto forma di decreti, dal Consiglio di Stato.

Se dunque è vero che nella costituzione cubana non è previsto uno stipendio ad hoc per i politici, è anche vero che il modello sarebbe difficilmente importabile in Italia.

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sabato 25 marzo 2017