Salvini e Di Battista, i numeri sbagliati sulla povertà 

In base all’ultimo rapporto Istat i poveri minori di 18 anni e residenti in Italia sono 1 milione 131mila minori, ma molti sono stranieri

Salvini e Di Battista, i numeri sbagliati sulla povertà 
 Salvini Di Battista

Matteo Salvini ha dichiarato a Porta a Porta, il 23 gennaio, che “ci sono in Italia un milione di bambini italiani che vivono sotto la soglia di povertà”. Un tema, questo, toccato già in passato dal segretario della Lega Nord. Si tratta di una falsità, o meglio: di un numero corretto ma con un particolare cruciale che è sbagliato.

 

L'ultimo rapporto Istat

In base all’ultimo rapporto Istat “La povertà in Italia”, pubblicato a luglio 2016 e riferito a dati del 2015, 1 milione 131mila minori di 18 anni residenti in Italia vivono in condizioni di povertà assoluta. Di questi, tuttavia, molti sono proprio stranieri. Il particolare è notevole perché Salvini stava appunto polemizzando (con Gennaro Migliore del Pd) per una eccessiva attenzione che sarebbe rivolta dal governo al tema del sostegno dei migranti che arrivano in Italia.

La povertà assoluta nel 2015 infatti colpisce il 4,4% delle famiglie italiane, il 14,1% delle famiglie miste e il 28,3% delle famiglie straniere regolarmente residenti. Secondo quanto dichiarato l’8 novembre 2016 dal presidente dell'Istat, Giorgio Alleva, di fronte alla Commissione Lavoro e Previdenza sociale del Senato, “i minori stranieri in povertà assoluta sono il 41,5% del totale dei minori poveri presenti sul territorio”.

Dunque, su 1 milione 131mila minori che vivono sotto la soglia di povertà, 470mila circa sono stranieri. I “bambini italiani” in condizione di povertà assoluta citati da Salvini – più precisamente minori di 18 anni, quindi non solo “bambini” – sono circa 661mila.

La povertà secondo Alessandro Di Battista

Ma Salvini non è il solo politico che di recente abbia parlato di povertà. Lo stesso giorno, infatti, Alessandro Di Battista ha scritto un post su Facebook in cui attacca la globalizzazione senza regole e il capitalismo finanziario. Tra le altre cose, ha affermato che “I poveri aumentano ogni giorno, qui da noi e nel mondo intero”.

 

La povertà in Italia

La prima affermazione, che riguarda il “qui da noi”, è corretta solo in parte, se guardiamo agli ultimi cinque anni: la povertà è cresciuta, ma non nel periodo più recente. Nelle parole del presidente Istat, Alleva: “Fino al 2011, la diffusione del fenomeno (della povertà assoluta, ndr) si è mantenuta stabile su livelli prossimi al 4% delle famiglie residenti, seppure con dinamiche differenziate nei sottogruppi di popolazione. Un deterioramento della situazione, generalizzato a tutte le ripartizioni, è emerso nel 2012 e nel 2013 quando l’incidenza di povertà assoluta mostra un aumento di circa 2 punti percentuali a livello familiare (dal 3,4% al 4,4% nel Nord, dal 3,6% al 4,9% nel Centro, dal 5,1% al 10,1% nel Mezzogiorno). Negli ultimi due anni, la crescita della povertà assoluta si è invece fermata”.

Insomma: la povertà in Italia è stata stabile fino al 2011, per poi aumentare nel 2012 e 2013 e stabilizzarsi ancora.

La povertà nel mondo

La seconda, sull’aumento dei poveri nel mondo intero, è invece clamorosamente errata. Come certifica la Banca Mondiale, negli ultimi anni – addirittura negli ultimi decenni – c’è un trend positivo di costante riduzione della povertà. In base al suo rapporto “Poverty and shared prosperity 2016”, “sia la percentuale di persone in povertà estrema sia il numero totale sono stabilmente diminuiti a livello mondiale dal 1990”. Se nel 1990, infatti, le persone in condizione di povertà estrema erano 1 miliardo e 850 milioni, nel 2010 si era scesi a 1 miliardo e 78 milioni, nel 2012 a 881 milioni e nel 2013 a 767 milioni. Negli ultimi 23 anni i poveri assoluti sono insomma più che dimezzati.

Qui si possono anche vedere i grafici elaborati dalla BM. Allargando ulteriormente il periodo preso in considerazione il trend è ancora più evidente. Questo grafico, elaborato su dati della Banca Mondiale e su quelli ricavati da uno studio scientifico, mostra come dal 1820 ad oggi la povertà assoluta sia andata riducendosi dal 94% del 1820 al 9,6% del 2015, con una decisa accelerazione dopo il 1970, quando ancora il 60% delle persone nel mondo viveva in condizioni di estrema povertà. Anche guardando ai dati forniti a maggio 2015 dalla FAO – l’organizzazione dell’Onu che si occupa di agricoltura e alimentazione – si traggono indicazioni incoraggianti: “il numero complessivo delle persone che soffrono la fame nel mondo è sceso a 795 milioni – 216 milioni in meno rispetto al biennio 1990-92”. Una diminuzione del 20% circa. Sempre secondo la FAO, poi, “nei paesi in via di sviluppo, la prevalenza della denutrizione – che misura la percentuale di persone che non sono in grado di consumare cibo sufficiente per una vita attiva e sana – è scesa al 12,9% della popolazione, un calo dal 23,3% di un quarto di secolo fa”.

Dunque se è vero, come afferma Di Battista, che i poveri in Italia sono in aumento (almeno negli ultimi cinque anni e solo prendendo in considerazione tutto il periodo) è assolutamente falso che i poveri aumentino nel mondo.