Grillo aveva ragione sulle perquisizioni, ma caso Marra è un'altra storia

Ieri un post su Beppegrillo.it dava torto ai giornali sulle perquisizioni in Campidoglio, e a ragione. Quelle vere però ci sono state oggi

Grillo aveva ragione sulle perquisizioni, ma caso Marra è un'altra storia
  Roma Campidoglio - twitter

Roma - S'incendia la polemica giudiziaria intorno al Campidoglio guidato dal sindaco pentastellato Virginia Raggi. La polizia giudiziaria, in borghese, si è presentata il 14 dicembre a Palazzo Senatorio - sede del Comune - per  acquisire documenti relativi alle assunzioni effettuate dalla Raggi. Alcune testate hanno chiamato l’operazione di polizia una “perquisizione” e la cosa ha fatto infuriare il Movimento: molti suoi esponenti hanno dichiarato che l’uso del termine era scorretto e che quanto successo nella sede del Comune era ben diverso, una “acquisizione di atti”.
Il blog di Grillo ha pubblicato il 15 dicembre un post dal titolo: “La bufala delle perquisizioni in Campidoglio”. Qui si scrive: “Quanto riportato oggi da tutti i media su Virginia Raggi è falso. Contrariamente a quanto riportato dai giornali e dalle tv non c'è stata nessuna perquisizione in Campidoglio. Si è trattato di una semplice acquisizione di atti. Hanno mentito ai cittadini facendo immaginare uno stuolo di forze dell’ordine che si aggira tra i corridoi e le stanze di Palazzo Senatorio, rovesciando scrivanie, aprendo cassetti e seminando il panico tra i dipendenti. Tutto falso”.


Che differenza c'è tra 'perquisizione' e 'acquisizione di atti'
Al netto della descrizione da film americano di come si svolge normalmente una perquisizione, l’affermazione del blog di Grillo è corretta, dal punto di vista giuridico. Perquisizione e acquisizione di atti sono infatti due cose ben distinte, nel nostro ordinamento.

  • La 'perquisizione' è un mezzo di ricerca della prova che si basa sul fondato sospetto che qualcuno stia nascondendo cose che hanno a che fare col reato su cui si indaga.
  • La 'acquisizione di atti' - cioè la consegna all’autorità giudiziaria che ne faccia richiesta di atti e documenti - è sempre un mezzo di ricerca della prova, ma viene inserita in un altro capitolo del codice di procedura penale: quello sul “sequestro” e non sulle “perquisizioni”. In poche parole, il pubblico ufficiale (il sindaco in questo caso) è obbligato a consegnare alla polizia tali atti e documenti, che vengono quindi sottoposti a sequestro probatorio. 

L’utilizzo del termine “perquisizione” riferito al caso concreto è dunque una semplificazione giornalistica, ma non una delle più gravi tra le tante che si leggono quotidianamente nella cronaca giudiziaria. Spesso infatti si confondono indagati e imputati, innocenti (tutti, fino al terzo grado di giudizio) e colpevoli, pene (che vengono emesse solo al termine del giudizio) e misure cautelari (che, quando non disposte, fanno spesso titolare “già libero Tizio”), perquisizioni e sequestri, parti civili e responsabili civili, e via dicendo. Si vedrà se il Movimento 5 Stelle, e le altre forze politiche, si adegueranno a standard di maggior correttezza terminologica nella comunicazione quando eventuali questioni giudiziarie toccheranno altri partiti.

La perquisizione 'vera', il caso Marra
Per ironia della sorte, proprio il giorno dopo il post infuocato del Blog di Grillo, è avvenuta davvero una “perquisizione” in Campidoglio. Contemporaneamente all’arresto per corruzione di Raffaele Marra, fedelissimo della sindaca Virginia Raggi, ex vice capo di gabinetto e ora alla guida del Dipartimento Personale, il suo ufficio è infatti stato propriamente “perquisito” dalle forze dell’ordine. La polizia era infatti alla ricerca di mezzi di prova che l’indagato - non ancora imputato, e comunque innocente fino a sentenza definitiva - potrebbe aver occultato. 

L’'arresto' è un provvedimento limitativo della libertà personale temporaneo e precautelare, caratterizzato dall’urgenza. Necessità della convalida da parte dell’autorità giudiziaria nelle 48 ore successive per essere efficace. Convalidato l’arresto il giudice può decidere se emettere misure cautelari o se liberare l’indagato in attesa del processo. Ci sono varie possibili misure tra cui la custodia in carcere - già chiesta dall’accusa per Marra - i domiciliari, l’obbligo di firma, il divieto di espatrio eccetera. Vengono disposte quando c’è pericolo di fuga, di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove, oltre a gravi indizi di colpevolezza. Anche se trattenuto in carcere nel mentre, l’innocenza o la colpevolezza del soggetto sarà comunque determinata solo al termine dell’ultimo grado di giudizio.