Quello che Renzi dice su Verdini, legge elettorale e unioni civili è vero? 

Abbiamo verificato le dichiarazioni del segretario del Pd a Radio Capital

Quello che Renzi dice su Verdini, legge elettorale e unioni civili è vero? 

Intervistato su Radio Capital da Massimo Giannini a proposito dei voti di fiducia in Senato sulla legge elettorale, il segretario del Pd Matteo Renzi ha dichiarato (min. 63.30) il 26 ottobre: “quando Verdini è stato decisivo per il voto sulle unioni civili non eravate così scandalizzati”.

Si tratta di un’affermazione che contiene un dato impreciso, il voto “decisivo” del gruppo di Verdini (ALA) sulle unioni civili, e uno falso, la mancanza di scandalo da parte di alcuni settori dei media e delle forze politiche.

Come è andata la votazione sulla legge elettorale

Vediamo prima come sono andate le cose al momento di votare la nuova legge elettorale.

Il 25 ottobre il Senato è stato chiamato a votare la fiducia su cinque articoli del progetto di legge elettorale, noto come “Rosatellum bis”, che introduce un sistema misto, proporzionale per i due terzi e maggioritario per un terzo.

Qual è stato il ruolo dei “verdiniani”? Secondo la ricostruzione delle cronache parlamentari, nella terza e quarta delle cinque votazioni è stata fondamentale la presenza dei senatori di ALA per garantire il numero legale (la metà dei senatori più uno, escludendo dal computo quelli in congedo e quelli assenti per incarico avuto dal Senato o in quanto ministri).

Se fosse mancato, in base al regolamento del Senato, si sarebbe dovuto sospendere la seduta e, dopo quattro sospensioni, la si sarebbe dovuta rinviare ad altra data (il prima possibile), con pesanti ripercussioni politiche.

Dopo la votazione sono esplose le proteste di quella parte di opposizione (Mdp, Sinistra Italiana e M5S) che non condivide l’impianto della nuova legge elettorale e che aveva votato contro. Oltre al ricorso al voto di fiducia in materia elettorale, è stato appunto criticato il ruolo decisivo dei senatori di ALA.

Il 26 ottobre, alla vigilia del voto finale del Senato sulla legge elettorale, Verdini ha orgogliosamente rivendicato di fare da sempre parte della maggioranza, pur non avendo alcun posto nell’esecutivo guidato da Gentiloni.

Le unioni civili

Renzi cita come precedente il voto decisivo dei verdiniani sulle unioni civili. Il 25 febbraio 2016 il Senato approvò la fiducia posta sul ddl Cirinnà (n. 2081) con 173 voti favorevoli e 71 contrari (il M5S non partecipò al voto).

Allora i 18 senatori di ALA (oggi scesi a 14) votarono a favore. Senza di loro i voti favorevoli sarebbero stati 155, sotto la maggioranza dei componenti del Senato che è a quota 161.

Si tratta di una questione politica, e non giuridica: la fiducia per quel provvedimento sarebbe arrivata anche con 155 voti soltanto. Infatti i presenti in Aula erano durante il voto 245, il che portava la soglia di maggioranza a 123 voti favorevoli.

Il paragone di Renzi dunque regge solo fino a un certo punto. Nel caso delle unioni civili i voti di ALA furono fondamentali per evitare una figuraccia politica, con ripercussioni possibili ma non certe, ma non per approvare il provvedimento il giorno stesso.

Invece, nel caso del Rosatallum bis, la presenza dei senatori di ALA è stata determinante per l’approvare la legge elettorale il 25 ottobre. Se infatti fosse mancato il numero legale per più di 4 volte la seduta sarebbe finita, e si sarebbe dovuto rinviare con probabili ripercussioni politiche.

Gli altri voti favorevoli di ALA

Verdini, nel suo intervento al Senato del 26 ottobre, ha rivendicato: “Noi siamo quelli che hanno consentito al Paese di fare uno scatto in avanti sul fronte dei diritti, rendendo possibili le unioni civili, avremmo votato anche la stepchild adoption. Così come voteremo il testamento biologico, quando e se arriverà in aula. E siamo quelli che hanno contribuito a mettere in sicurezza i conti pubblici, votando il Def senza essere in maggioranza, l'abolizione dell’Imu sulla prima casa perché la casa è un patrimonio da difendere per i ricchi come per i poveri, la riduzione dell'Irap, il superammortamento per gli investimenti, la rottamazione delle cartelle”.

Anche sullo ius soli, Verdini ha detto – a titolo personale – che lo voterebbe “anche domani”.

Verdini mette insieme provvedimenti votati prima ancora che nascesse ALA (29 luglio 2015), ad esempio Imu e Irap, con altri successivi, per sottolineare un coerente appoggio ai governi Letta, Renzi e Gentiloni, prima tra le fila di Pdl-Forza Italia e poi di ALA.

Da quando è nato il gruppo di ALA è poi vero che abbia votato a favore nelle altre occasioni citate, ad esempio sulla Nota di aggiornamento del Def, che lo scorso 4 ottobre è stata approvata dal Parlamento. Anche allora ci furono polemiche, in quanto il provvedimento venne appunto votato da ALA ma non da Mdp, che uscì dall’aula.

Le reazioni

L’affermazione di Renzi è comunque sbagliata, là dove sostiene che il voto favorevole di Verdini sulle unioni civili non avesse suscitato scandalo.

Ad esempio a Otto e mezzo, su La7, la sera stessa del 25 febbraio il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, aveva sostenuto che Verdini fosse entrato nella maggioranza di governo con quel voto di fiducia, mentre Enrico Rossi – all’epoca ancora nel Pd – aveva negato decisamente.

Critiche erano venute poi non solo dal mondo della stampa ma anche della politica, ad esempio col segretario della Lega Nord Matteo Salvini che accusava: “Verdini e poltronari vari entrano al governo, ormai è un Parlamento vergognoso”.

Forza Italia, dal canto suo, con Deborah Bergamini intimava: “A questo punto il presidente del Consiglio non può esimersi dal recarsi al Quirinale. Non ci sono più scuse, Renzi deve presentarsi alle Camere e chiedere nuovamente la fiducia”.

Roberto Speranza, all’epoca esponente della minoranza Pd, aveva dichiarato: “È chiaro che il voto di ieri costituisce un cambiamento del perimetro della maggioranza. Un fatto molto grave. Per questo serve un congresso anticipato, per svolgere una discussione vera sull'identità del partito".

Insomma, un malcontento diffuso ed esplicito, tanto nei mass media quanto nel mondo della politica.

Conclusione

Matteo Renzi sostanzialmente ha torto. Il voto dei membri di ALA, il gruppo di Verdini, non furono decisivi per le unioni civili. Anche senza, il provvedimento sarebbe passato lo stesso (anche se probabilmente ci sarebbero state conseguenze politiche). Sulla legge elettorale invece la loro presenza ha consentito di proseguire le votazioni, cosa altrimenti impossibile, e di giungere il 26 ottobre al voto finale sul provvedimento.

Renzi dimentica soprattutto che anche quando Verdini votò la fiducia sulle unioni civili le proteste furono molteplici. Sia alcuni settori del mondo dell’editoria che buona parte del mondo politico espressero critiche, parlando anche di “cambio di maggioranza”, come è accaduto dopo l’approvazione del Rosatellum bis.

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