Le doppie dimissioni di Renzi sono già successe. 48 anni fa, il caso identico di Fanfani

Tutte le volte che un presidente del consiglio si è dimesso anche da segretario. E il caso del tutto simile a quello del Pd di oggi che risale al 1959

Renzi come Fanfani, le prime doppie dimissioni identiche 48 anni fa 
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In una dichiarazione riportata il 20 febbraio da La Stampa, Matteo Renzi, parlando del pericolo scissione del Partito Democratico e dell’imminente congresso, ha sostenuto: “sono riuscito a dimettermi anche da segretario, dopo aver lasciato la poltrona di premier. Sono l’unico che lo ha fatto”.

L’affermazione non è corretta. Nella storia della Repubblica italiana abbondano casi di personaggi politici che nel corso della loro carriera si sono dimessi sia dalla carica di presidente del Consiglio sia da quella di segretario del loro partito. Un caso in particolare, quello di Amintore Fanfani, è piuttosto lontano nel tempo, ma molto simile a quello di Renzi.

Ma procediamo con ordine, andando dagli anni più recenti a ritroso nel tempo.

1998. Le dimissioni di D’Alema

Durante la cosiddetta “Seconda Repubblica”, l’unico caso di un politico che si dimette sia da presidente del Consiglio che da segretario di partito è quello di Massimo D’Alema. Già segretario del Pds e poi dei Ds, D’Alema si dimette nel 1998 per assumere la carica di premier, da cui si dimetterà poi nel 2000 a seguito di una sconfitta per il centrosinistra alle elezioni regionali di quell’anno.

Il parallelo con Renzi regge solo fino a un certo punto, in quanto le sue dimissioni da premier arrivarono a distanza di due anni da quelle dalla carica di segretario. Le dimissioni di D’Alema dalla carica di segretario, poi, dipendevano dal principio – pur non scritto nello Statuto dei Ds – per cui le figure di capo dell’esecutivo e del partito non dovevano coincidere.

Ora lo statuto del Pd prevede invece al suo articolo 3 l’esatto contrario: il segretario, che viene scelto con il metodo delle primarie aperte a tutti i cittadini, è il candidato premier.

La movimentata Prima Repubblica

Nella “Prima Repubblica” ci sono stati otto casi di presidenti del Consiglio dimissionari che erano stati anche segretari del loro partito. Sono i democristiani De Mita, Fanfani, Forlani, Moro, Rumor e De Gasperi, il repubblicano Spadolini e il socialista Craxi.

De Mita dovette lasciare la carica di segretario in occasione del congresso della Dc del 1989, quando era presidente del Consiglio, in quanto perse la maggioranza all’interno del partito. Non esattamente le dimissioni spontanee di Renzi. Pochi mesi dopo, oltretutto, De Mita si dimise anche dalla presidenza del Consiglio. Il contrario insomma di quanto fatto dal segretario del Pd, dimessosi prima da premier e poi da segretario.

Forlani e Craxi dovettero dimettersi da segretari dei rispettivi partiti a causa dello scandalo di Tangentopoli.

Spadolini che, primo presidente del Consiglio non democristiano della storia repubblicana, era subentrato a Forlani dopo lo scandalo P2, non si dimise in anticipo dalla carica di segretario del Pri ma al termine del suo regolare mandato gli succedette La Malfa, eletto dal Consiglio Nazionale nel 1987.

Moro, Rumor e De Gasperi lasciarono la carica di segretario, ma – come D’Alema anni dopo – esclusivamente per evitare il doppio incarico nel momento in cui divennero presidenti del Consiglio.

1959. Il caso di Fanfani

Come si diceva il caso più simile a quello di Renzi è quello di Amintore Fanfani. Eletto segretario della Dc nel 1954, dopo il buon risultato elettorale del 1958 formò il proprio secondo governo (il primo, durato meno di un mese, datava al 1954) e avviò l’esperimento del “centrosinistra”. Ma i “franchi tiratori” all’interno della Dc fecero naufragare nei mesi successivi una serie di provvedimenti voluti dal governo (sulla tassa del gas liquido per auto e sulla soprattassa per la benzina, poi ancora sulla legge che liberalizzava i mercati all'ingrosso).

Il 26 gennaio 1959 Fanfani, deluso e tentato dall’abbandonare la politica, si dimise dalla carica di presidente del Consiglio e il 31 gennaio lasciò anche la carica di segretario della Dc. Un uno-due ancor più rapido di quello di Renzi, che si è dimesso da presidente del Consiglio il 5 dicembre 2016 e da segretario del Pd il 19 febbraio 2017.

Dunque non è vero, come sostiene Renzi, che nessuno prima di lui si sia dimesso da ambo le cariche. Gli esempi abbondano e, anche se molti sono differenti perché dipendevano da scandali giudiziari o dalla volontà di evitare un doppio incarico, la somiglianza col caso Fanfani è palese.