Davvero il reddito di cittadinanza sarà un mix di provvedimenti del Pd?

È quanto sostiene Alessia Rotta, vicepresidente dei deputati del Nazareno

Davvero il reddito di cittadinanza sarà un mix di provvedimenti del Pd?

Alessia Rotta, vicepresidente dei deputati del Partito Democratico, ha scritto il 17 luglio su Facebook: “Oggi scopriamo, dunque, che il reddito di cittadinanza non sarà altro che un sapiente mix tra il Reddito di Inclusione approvato dal governo Gentiloni e la NASPI approvata dal governo Renzi”.

La denuncia dell’onorevole Rotta fa riferimento esplicito a un intervento del ministro dell’Economia Giovanni Tria, ma le parole del ministro sono state un po’ differenti e la sua previsione risulta poco fondata.

Le parole del ministro Tria

Rotta fonda la sua previsione sulle parole che avrebbe pronunciato il ministro Tria durante l’audizione del 17 luglio davanti alla Commissione Finanze del Senato.

Secondo Rotta, a proposito del reddito di cittadinanza Tria avrebbe detto: “Si tratterà solo di trasformare quelli già esistenti in altri strumenti".

Verifichiamo innanzitutto se il ministro dell’Economia si è espresso così, e in quale contesto.

L’audizione

Durante la sua relazione introduttiva, il ministro Tria ha toccato solo indirettamente il tema del reddito di cittadinanza, con un’allusione agli “obiettivi redistributivi” della politica economica di governo.

In particolare, ha detto (min. 12.45) che le finalità di riduzione del debito pubblico e di bilancio “andranno contemperate con obiettivi redistributivi, in particolare con il sostegno alle fasce più deboli della popolazione, destinando risorse pubbliche ad assicurare il welfare e la tutela del benessere dei cittadini e la progressiva riduzione della pressione fiscale sui redditi bassi e medi”.

È stata una domanda specifica del senatore Luciano D’Alfonso (Pd) a spingere Tria a trattare nel dettaglio il tema del reddito di cittadinanza.

D’Alfonso ha infatti chiesto (min. 41.45): “Il reddito di cittadinanza quando interviene e, secondo le sue analisi, le sue valutazioni, il suo approfondimento, quanto costa?”.

Tria, dopo aver raccolto tutte le varie domande, ha risposto dicendo che la questione del reddito di cittadinanza e delle risorse necessarie a realizzarlo è fuorviante, perché bisogna vedere come verrà realizzato nel concreto e a quali strumenti di welfare si andrà a sostituire (generando quindi anche dei risparmi).

Tria ha detto (1h 07m. 45s): “Quando mi si dice ‘quanto costa il reddito di cittadinanza’ è una domanda mal posta. Per prima cosa perché bisogna vedere qual è il disegno specifico della norma che affronterà il problema, ma anche perché quando si vede il costo di un provvedimento non può essere considerato come un costo addizionale, ma è un costo che in parte è sostitutivo. Si tratta di trasformare strumenti di welfare o di protezione sociale già esistenti in un altro strumento. Si tratta di considerare qual è il costo differenziale e vedere quindi come introdurlo gradualmente”.

Cosa si può desumere?

La previsione di Rotta sembra azzardata. Tria non ha infatti detto che gli strumenti precedenti (Naspi, Reddito di Inclusione o altri) saranno trasformati nel reddito di cittadinanza. Ha fatto un’affermazione decisamente più complessa e meno netta.

Il ministro dell’Economia ha infatti affermato in primo luogo che bisogna aspettare di vedere il testo normativo prima di azzardare calcoli. Non ha parlato del reddito di cittadinanza in nessun’altra parte dell’audizione in questione. Dunque sostenere che il contenuto del reddito di cittadinanza sarà un mix di Reddito di Inclusione e Naspi basandosi solo sul testo dell’audizione di Tria, al momento, non ha fondamento.

In secondo luogo, Tria ha sì parlato degli “strumenti di welfare già esistenti”, ma solo relativamente ai costi e non al contenuto. In particolare ha detto che il costo del provvedimento non è addizionale, rispetto a quelli esistenti, ma “in parte” sostitutivo.

La parzialità della sostituzione – cioè quante risorse vengono drenate dagli strumenti esistenti, come Naspi e Rei, per sostenerne uno nuovo come il reddito di cittadinanza – è resa evidente anche dalla frase successiva di Tria, che parla di “costo differenziale” da considerare ed introdurre gradualmente.

Questo significa che, se dai provvedimenti precedenti si possono recuperare risorse pari a 100, ma per finanziare la nuova misura servono risorse pari a 150, il costo differenziale da finanziare sarà pari a 50. Tria insomma non esclude, anzi, che il reddito di cittadinanza abbia bisogno, oltre alle risorse reperibili dagli strumenti precedenti, di altre coperture economiche.

Una simulazione

Proviamo a fare una simulazione, in base alle informazioni a disposizione al momento, sul costo differenziale che potrebbe dover affrontare il governo per varare il reddito di cittadinanza.

Se prendiamo il progetto di legge sul reddito di cittadinanza depositato dal M5S durante la scorsa legislatura, il costo stimato oscilla – a seconda che si guardi alla previsione dell’Istat o a quella dell’Inps: avevamo spiegati qui i motivi della discrepanza – tra i 15 e i 38 miliardi di euro all’anno.

Il Reddito di inclusione (Rei), progettato dal governo Renzi e portato a termine dal governo Gentiloni, è la prima misura universale (dal primo luglio 2018) di contrasto alla povertà mai istituita in Italia. Come avevamo visto in passato, è finanziato con 2 miliardi per il 2018, 2,5 miliardi per il 2019 e dal 2020, a regime, con 2,75 miliardi di euro all’anno.

La Naspi, cioè “Nuova assicurazione sociale per l’impiego”, è un’indennità di disoccupazione. È stata introdotta con uno dei decreti attuativi (d.lgs. 22/2015) del Jobs Act del governo Renzi, in sostituzione delle precedenti sussidi Aspi e Mini-Aspi. Riguarda i disoccupati involontari, ex dipendenti a tempo determinato o indeterminato. Ha comportato, rispetto al regime precedente, un aumento di spesa di circa 1,7 miliardi di euro all’anno (v. art. 18 del d.lgs. 22/2015).

Dunque se il governo volesse varare il reddito di cittadinanza nella forma proposta durante la scorsa legislatura, e se le misure da cui volesse recuperare le risorse fossero effettivamente il Rei e la Naspi, il costo differenziale oscillerebbe tra 10 miliardi abbondanti (prendendo per buona la stima Istat) e i 30 miliardi circa (secondo la stima Inps).

Conclusione

Le parole di Tria non sembrano autorizzare le conclusioni che ne trae l’onorevole Rotta, secondo cui il reddito di cittadinanza “non sarà altro che un mix” di provvedimenti precedenti.

Il ministro dell’Economia nel corso dell’audizione davanti alla Commissione Finanze del Senato ha parlato esclusivamente dei costi, e non del contenuto, del provvedimento. Quindi qualsiasi ipotesi sul tipo di contenuto, che sia un mix di Naspi e Rei, al momento non ha basi.

Anche parlando di costi comunque Tria ha premesso che qualsiasi considerazione al momento è prematura e bisognerà attendere la legge che dovrebbe istituire il reddito di cittadinanza.

Poi ha specificato che il costo sarà sì contemperato dalla trasformazione di strumenti esistenti – e questi potrebbero essere, ma non è possibile affermarlo con certezza visto che Tria non li ha menzionati, il Rei e la Naspi – ma che potrebbe rimanere un “costo differenziale” da introdurre gradualmente.

Se il governo dovesse ripescare la proposta di legge del M5S della scorsa legislatura, possiamo stimare questo differenziale tra i 10 e i 30 miliardi. Se poi invece deciderà di varare un reddito di cittadinanza molto più contenuto, finanziabile coi 4,5 miliardi circa che si potrebbero recuperare da Rei e Naspi, al momento non lo si può affermare con certezza.

In ogni caso Rotta sembra essersi sbilanciata eccessivamente, prendendo un brandello delle dichiarazioni di Tria e attribuendogli un significato che, dal resto di quanto affermato dal ministro, pare azzardato.

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