Davvero Conte ha fatto retromarcia sugli F35 a Washington?

Il presidente del Consiglio ha parlato di "scelte oculate". Secondo la capogruppo di Forza Italia alla Camera, Mariastella Gelmini, equivale a ritirarsi dagli impegni

Davvero Conte ha fatto retromarcia sugli F35 a Washington?

 

A commento della visita del presidente del Consiglio Giuseppe Conte negli Stati Uniti dello scorso 30 luglio, la capogruppo alla Camera di Forza Italia Maria Stella Gelmini ha scritto su Twitter: “Cosa resta del viaggio di Giuseppe Conte da Trump? La retromarcia del premier (…) sul dossier F35 ('faremo scelte oculate')”.

Vediamo che cosa ha detto il presidente del Consiglio Conte a proposito degli F35 e se si può parlare di “retromarcia”.

Cos’ha detto di preciso Conte

Durante la conferenza stampa congiunta di Conte e Trump, il presidente del Consiglio a proposito degli F35 ha dichiarato: “Come sapete è un programma che è stato deliberato nel 2002, [quando] sono stati sottoscritti gli accordi. Quindi è un arco di tempo notevole, quando si ragiona per quanto riguarda le esigenze di sicurezza e di difesa”.

“Noi come governo – ha proseguito Conte – siamo anche qui a valutare responsabilmente questo dossier. Come sapete c’è già in corso un processo di ordinazione, e peraltro queste ordinazioni vengono fatte in via preventiva perché ovviamente bisogna commissionare dei lavori che sono molto complessi”.

“Continueremo – ha concluso il presidente del Consiglio – a seguire questo dossier e assumeremo tutte le scelte in modo oculato, ponderato, alla luce delle attuali necessità, delle esigenze di sicurezza e di difesa, in piena trasparenza con il nostro partner, con l’amministrazione Trump”.

Al di là della cautela con cui si esprime Conte, sembra di capire che la linea che emerge sia quella di voler mantenere fede agli impegni già presi e di valutare se e quali impegni assumere nel prossimo futuro sul programma F35.

Vediamo meglio questo cosa significhi.

F35: il quadro attuale

In base al programma F35 l’Italia dovrebbe teoricamente acquistare 90 velivoli (erano 131 prima del “taglio” deciso dal governo Monti nel 2012), la cui consegna è scadenzata nel corso degli anni.

Ad oggi, secondo l’Osservatorio sulle spese militari italiane Mil€x, l’Italia ha acquistato almeno 26 F35, di cui dieci già consegnati (nove all’Aeronautica e uno alla Marina).

Dunque Conte sembra aver espresso l’intenzione di mantenere gli ordini per questi 26 velivoli e di voler fare un supplemento di riflessione circa i 64 restanti.

Ma cosa succederebbe se Roma rinunciasse agli altri 64 aerei, o decidesse di diminuirne il numero?

“L’opzione di ridimensionare la partecipazione nazionale al programma”, si legge nel rapporto sugli F35 della Corte dei Conti del 2 agosto 2017, “pur non soggetta di per sé a penali contrattuali, determina potenzialmente una serie di effetti negativi”.

In particolare, prosegue la Corte dei Conti, “la perdita degli investimenti sostenuti finora, compresi quelli afferenti a Cameri [la fabbrica dove sono assemblati gli esemplari italiani e parte di quelli ordinati dall’Olanda n.d.r.] ormai pressoché completati” e la perdita delle opportunità collegate a tale stabilimento. L’Italia è partner degli Usa e di altri Paesi nel programma F35 e dovrebbe avere dei ritorni – industriali, economici ed occupazionali – grazie a tale partecipazione.

Conclude infatti la Corte dei Conti: “Un’ultima considerazione attiene all’impatto del Programma sul sistema Paese, intendendo per esso le imprese ed i lavoratori in esso coinvolti. Il volume economico stimato per i prossimi vent’anni, pur nella sua visione più ottimistica, assume dimensioni ragguardevoli (circa 14 miliardi di dollari) e non va sottovalutato l’effetto moltiplicatore sull’indotto”.

La precedente posizione del governo

Per stabilire se quella di Conte sia stata, come sostiene Gelmini, una “retromarcia” andiamo a verificare quale fosse la posizione del governo fino a quel momento.

Della questione F35 aveva parlato il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, il 6 luglio 2018 a Omnibus su La7. In quell’occasione Trenta aveva dichiarato (min. -2.47): “Sicuramente noi non compreremo nessun altro F35, questo lo garantisco (…). Sicuramente stiamo analizzando tutte le implicazioni del tagliare. Se io volessi tagliare il programma ci sarebbero delle forti penali. Inoltre intorno all’F35 si crea un indotto di natura tecnologica, di natura di ricerca e di natura anche occupazionale che noi a questo punto taglieremmo. Quindi il mio atteggiamento dunque è di valutare bene il costo del mantenere o del tagliare per poter decidere, sicuramente non ne compreremo nessuno di nuovo”.

La posizione del ministro non è chiarissima. Quando afferma che non verranno comprati altri F35 si può ipotizzare che si riferisca ai 90 già in programma, considerato che insiste più volte sui possibili costi – anche a livello di indotto – che un taglio dell’ordine comporterebbe.

Poi però parla di “penali” che, come abbiamo visto nel rapporto della Corte dei Conti, non scatterebbero se si riducesse la partecipazione dell’Italia al programma che prevede l’acquisto di 90 aerei. Scatterebbero invece con ogni probabilità se si andassero a toccare quei velivoli già acquistati ma non ancora consegnati tra i 26 di cui si è parlato in precedenza.

Se, come sembra probabile, la linea del ministro Trenta è quella di confermare gli impegni presi sui velivoli (26) già acquistati e di studiare e approfondire i costi/benefici di un’eventuale riduzione dell’ordine degli altri 64 aerei previsti dal programma, possiamo dire che quella di Conte negli Usa non sia stata in alcun modo una retromarcia, ma anzi una conferma.

In questo caso, la promessa di “non comprare nessun nuovo” F35 perde significato, considerato che né i governi precedenti né le forze di opposizione hanno chiesto che l’Italia acquistasse più dei 90 F35 previsti. La discontinuità dell’attuale governo rispetto ai precedenti andrà quindi valutata in base alle decisioni che assumerà a proposito dei 64 aerei ancora da acquistare.

Conclusione

Gelmini, commentando le parole di Conte sugli F35, esagera nel parlare di “retromarcia”: il presidente del Consiglio ha sostanzialmente ribadito la posizione già espressa dal ministro della Difesa poche settimane prima. E nessun esponente dell’attuale governo ha detto con chiarezza che ci saranno sicuri cambi di programma rispetto all’impegno italiano, vecchio di alcuni anni, di comprare novanta velivoli militari di quel tipo.

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