Davvero Macron non ha dato alcuna disponibilità sui migranti?

Secondo Di Maio, il presidente francese "ci fa la morale" senza alcun titolo

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Il ministro dello Sviluppo, del Lavoro e delle Politiche sociali Luigi Di Maio, ospite di In Onda su La7 il 9 luglio, ha dichiarato (min. 6.30): “Non ne possiamo più di Macron che ci fa la morale ed è l’unico che in questo momento non ha dato un briciolo di disponibilità per gli approdi”.

Si stratta di un’affermazione leggermente imprecisa, ma sostanzialmente corretta.

Non è la prima volta che Di Maio critica l’Eliseo per le sue decisioni in materia di migrazione, anche se in passato aveva dimostrato una minor accuratezza nella scelta delle parole.

La disponibilità agli approdi

È vero che la Francia abbia finora negato la disponibilità ad “aprire i porti” alle navi con a bordo i migranti salvati nel Mediterraneo.

Il governo Macron lo aveva manifestato già al governo Gentiloni, in occasione del vertice trilaterale del 2 luglio 2017 a Parigi tra i ministri dell’Interno italiano, francese e tedesco. Fonti della Commissione europea avevano infatti riferito alla stampa che, in quell’occasione, era emersa l’indisponibilità francese – e non solo – ad accogliere la richiesta avanzata dall’Italia di usare anche i porti di Barcellona e Marsiglia per sbarcare i migranti salvati dalle Ong.

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Macron ha ribadito quell’indisponibilità ancora di recente. Il 13 giugno, alla vigilia dell’incontro informale tra capi di Stato e di governo del 14 giugno a Bruxelles, dopo aver incontrato il premier spagnolo Sanchez il presidente francese ha infatti dichiarato: “Proporremo domani uno schema chiaro: che lo sbarco di migranti rispetti le regole e i principi umanitari di soccorso e che avvenga nel porto sicuro più vicino”. Dunque, non in Francia.

Anche dopo il Consiglio europeo del 28-29 giugno scorso il governo Macron ha continuato a indicare soluzioni che non prevedono l’arrivo di migranti nei porti francesi.

Nel documento conclusivo pubblicato al termine di quel vertice si legge (punto 6) che “coloro che vengono salvati (…) dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli Stati membri, unicamente su base volontaria; qui un trattamento rapido e sicuro consentirebbe (…) di distinguere i migranti irregolari, che saranno rimpatriati, dalle persone bisognose di protezione internazionale, cui si applicherebbe il principio di solidarietà. Tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati, ricollocazione e reinsediamento compresi, saranno attuate su base volontaria, lasciando impregiudicata la riforma di Dublino”.

Secondo Macron tali centri – che lui stesso aveva proposto – dovrebbero essere realizzati, con risorse europee, in Italia e negli altri Paesi di primo approdo dei migranti. Ma non in Francia, in quanto “non è un Paese di primo arrivo”.

Come ci segnalano i colleghi fact-checker francesi di Checknews – Libération, la Francia ha poi concesso a fine giugno alla nave Aquarius della SOS Mediterranée di fare uno scalo tecnico nel porto di Marsiglia ma, come specificato dalla direttrice della Ong Sophie Beau, quella sosta era “puramente tecnica” e non faceva “affatto parte di una politica di sbarchi".

E gli altri?

Sul fatto che la Francia sia l’unico Paese a non aver dato disponibilità ad “aprire i porti” Di Maio sbaglia, anche se non di molto.

Dei Paesi Ue che affacciano sul Mediterraneo, la Spagna è ad oggi quello maggiormente interessato da arrivi via mare nel 2018 (19.560), seguita da Italia (16.919) e Grecia (14.387). Anche Cipro risulta interessata da sbarchi, anche se di appena 73 persone.

Malta poi, che ha una linea storicamente molto intransigente sulla possibilità di far attraccare le navi cariche di migranti nei propri porti, ha dato la propria disponibilità ad accettare lo sbarco dei 234 migranti che si trovavano a bordo della nave Lifeline, anche se il premier Muscat ha specificato si trattasse di “un caso unico”.

Ma, è stata la condizione posta dal governo maltese, i migranti andavano rapidamente divisi tra chi aveva possibilità di chiedere il diritto d’asilo e quelli economici. I primi sarebbero poi stati suddivisi tra otto Stati dell’Ue – tra cui l’Italia, ma anche la Francia – che avevano dato la propria disponibilità, mentre gli altri sarebbero poi stati rimpatriati.

Gli altri Stati dell’Ue, oltre alla Francia, che hanno coste mediterranee sono la Slovenia, per un piccolo tratto nel nord dell’Adriatico, e la Croazia. La prima, che citiamo solo per completezza, ha subito un aumento del flusso migratorio via terra dopo la chiusura dei confini serbi e ungheresi e sta attraversando una fase delicata politicamente, dopo la vittoria dell’estrema destra anti-immigrati nelle elezioni di inizio giugno. Da allora, un nuovo governo non si è ancora insediato ed è dunque difficile al momento azzardare previsioni sulla futura linea politica del Paese.

La Croazia ha poi assunto una posizione molto simile a quella di Parigi. Il primo ministro Plenkovic ha infatti dichiarato: “Non ci saranno centri [proposti nelle Conclusioni del Consiglio europeo del 28-29 giugno, n.d.r.] in Croazia. Ci saranno nei Paesi dove le navi sbarcano”.

E il suo Paese, come del resto la Francia, è sufficientemente lontano dalle coste africane per non essere considerato “il porto sicuro più vicino” dove, in base al diritto internazionale, vengono di regola sbarcati i migranti salvati in mare.

Macron peggio di Sarkozy?

Ad oggi la linea del governo Macron in materia di immigrazione è in linea con quella dei governi precedenti, sia del socialista Hollande sia del gaullista Sarkozy.

Tuttavia, ci segnalano ancora i colleghi di Checknews – Libération, è al momento in discussione in Parlamento una riforma sulle procedure di accoglienza ed esame delle richieste d’asilo. Secondo i critici – in particolare socialisti – la riforma produrrebbe “la politica di migrazione più repressiva che il nostro Paese ha conosciuto da decenni (…), nemmeno Sarkozy aveva osato tanto”.

Ma al momento è appunto una legge ancora da approvare e, soprattutto, che andrebbe a toccare la questione di come gestire i migranti e i richiedenti asilo già presenti sul territorio francese e non quella di eventuali “aperture” dei porti francesi.

Conclusioni

Di Maio ha ragione nel sostenere che la Francia, ad oggi, non abbia mai dato alcuna disponibilità a far sbarcare navi con a bordo migranti salvati nel Mediterraneo nei suoi porti. Anzi, finora ha portato avanti una linea politica decisamente ostile a questa possibilità.

Non è del tutto vero che sia l’unico Paese dell’Ue che affaccia sul Mediterraneo ad aver espresso una simile posizione. Anche la Croazia, che per posizione geografica (non è un’isola ed è lontana dalle coste africane) è in una situazione simile a quella francese, ha espresso una linea analoga nei confronti degli arrivi via mare dei migranti. Ma nel complesso il ministro del Lavoro ha fatto un’affermazione sostanzialmente corretta.

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