Washington accusa Assad: "Prigionieri impiccati e cremati"

Già Amnesty aveva parlato di violenze nel carcere di Saydnaya. E a Ginevra ripartono i colloqui di pace

Washington accusa Assad: "Prigionieri impiccati e cremati"

Il regime siriano sta impiccando decine di detenuti al giorno e ne crema i cadaveri per nascondere le prove della strage. È l'accusa del Dipartimento di Stato americano nei confronti del governo di Damasco, accusa che arriva alla vigilia del nuovo ciclo di colloqui negoziali a Ginevra sulla Siria. 

Gli americani sono in possesso di diverse immagini satellitari, presentate alla stampa, da cui si desumerebbe che una struttura all'interno della prigione militare di Saydnaya, a circa 45 minuti da Damasco, è stata modificata e trasformata in un vasto forno crematorio. Nella prigione si trovano migliaia di persone, detenute dal regime in sei anni di guerra civile e, accusa Washington, ne verrebbero impiccate cinquanta al giorno. Una denuncia che riprende il contenuto di un rapporto di Amnesty International diffuso lo scorso febbraio e basato sulle testimonianze di 84 testimoni, dal momento che l'organizzazione non ha accesso dal 2011 alle aree controllate dal governo.

Cosa dice il rapporto di Amnesty

"Tra il 2011 e il 2015", sostiene Amnesty, "ogni settimana e spesso due volte a settimana fino a 50 persone sono state tirate fuori dalle celle e impiccate. In cinque anni almeno 13.000 persone, tra cui civili che si opponevano al governo, sono stati impiccati in segreto a Saydnaya". Non solo, secondo l'organizzazione nella prigione "sono inflitte ai detenuti condizioni inumane, torture, sistematiche privazioni di acqua, cibo, cure mediche e medicine" mentre sono costretti a ubbidire a "regole sadiche". I negoziati di Ginevra, affermava Amnesty lo scorso febbraio, "non possono non tenere conto" di questi "crimini contro l'umanita'" e consentir a "osservatori indipendenti di aver accesso ai luoghi di detenzione".

Gli Usa "scettici" sugli accordi di Astana

Il mondo, ha detto Stuart Jones, assistente segretario per gli Affari esteri del Vicino Oriente, è di fronte a "nuovi livelli di depravazione raggiunti" dal regime di Bashar Assad. "Vi sono ragioni per restare scettici", ha poi sottolineato Jones secondo quanto riporta Haaretz, per aver fiducia nelle "aree di de-escalation" decise negli accordi di Astana tra Russia, Turchia e Iran. I colloqui di Ginevra non partono quindi con i migliori auspici. L'inviato Onu in Siria, Staffan De Mistura, ha affermato che il tavolo serve a "battere il ferro finché è caldo" e a disegnare, a partire dagli accordi di Astana, un "orizzonte politico" per il paese mediorientale devastato dal conflitto civile.