"Vi racconto il caos negli ospedali britannici"

Un medico italiano ha vissuto l'attacco hacker di Wannacry contro la rete della sanità

"Vi racconto il caos negli ospedali britannici"

Tutto è cominciato con un annuncio diffuso con gli altoparlanti: un sistema in genere utilizzato per le grandi emergenze. E' bastato questo per capire che ciò che i tecnici informatici dell'ospedale di Nuneaton, alle porte di Birmingham, stavano chiedendo era una cosa seria. Una cosa grave: spegnere tutti i computer. Subito.

"Per fortuna è successo venerdì"

E così tutti hanno fatto, anche se le workstation funzionavano senza problemi e continuavano a dare accesso alle cartelle cliniche dei pazienti, alle radiografie, ai risultati di tac, risonanze ed ecografie compiute pochi secondi prima qualche piano più sotto. E così ha fatto anche Andrea Ginepri, urologo italiano che da alcuni anni si è trasferito a lavorare proprio al George Eliot Hospital di Nuneaton.

"Il venerdì è un giorno più tranquillo, perché le attività in ospedale cessano intono ale 15" racconta all'Agi, "siamo stati avvisati dai responsabili dell'IT di spegnere immediatamente i pc perché era in corso un cyber-attacco sulla rete di tutti gli ospedali del Regno Unito. Ero al pc in quel momento e non ho visto alcun malfunzionamento. Credo che tutto sia stato deciso in via cautelativa, per proteggere i dati dei pazienti".

Il ritorno alla carta

Negli ospedali britannici, spiega Ginepri, "il 92% dell'attività si svolge online". "Pochissima è la parte cartacea che ancora si utilizza e alla quale siamo stati costretti a tornare dopo l'attacco" aggiunge, "certo immagazzinare tutto nei server significa esporre dati sensibili a un attacco. Possono essere crittati, ma anche rubati". L'ordine di 'shutdown' è ancora in vigore "e se ne parlera' lunedi' di tornare a lavorare sui pc, se la crisi sarà risolta". La fortuna è che l'attacco è stato portato a termine durante il weekend, quando "a parte le urgenze, c'è poco da fare. Gli interventi che erano stati programmati non sono stati rinviati, ma il George Eliot è un piccolo ospedale di provincia e organizzarsi è facile. In una grande struttura può facilmente crearsi il caos. Il problema è proprio con le tac, le risonanze e le ecografie che non si possono trasmettere da un laboratorio all'altro: un conto è leggere il referto e un altro è permettere al chirurgo di vedere le immagini".