Le parole chiave del dialogo tra Usa e Corea del Nord

Oggi il secondo vertice tra Trump e Kim. Quali sono i temi sul tavolo 

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Foto: Kevin Lim/THE STRAITS TIMES/EyePress 
 Negoziati per la denuclearizzazione. Vertice storico USA-Corea del Nord. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump con il leader della Corea del Nord Kim Jong, Singapore il 12 giugno 2018  

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il leader nord-coreano, Kim Jong-un, si incontreranno per la seconda volta, oggi, a Hanoi. La denuclearizzazione della penisola coreana e il possibile avvio di “nuove relazioni” tra i due Paesi (magari con una dichiarazione che ponga fine formalmente alla guerra di Corea) sono i due temi principali sul tavolo nella 'due giorni' in Vietnam, domani e giovedì prossimo. Di seguito, le parole chiave per interpretare gli eventi, magari anche con la satira che non risparmia i protagonisti.

Denuclearizzazione

Trump auspica una “saggia decisione” di Kim sulla “completa denuclearizzazione” della penisola coreana e in cambio promette di aiutare Pyongyang a diventare “una potenza economica”. Ma il termine è interpretato in maniera completamente diversa da Washington e Pyongyang. Per gli Usa, la denuclearizzazione deve essere “completa, verificabile e irreversibile”. Pyongyang chiede che prima vengano rimosse dalla penisola coreana le minacce statunitensi al regime, a cominciare dal ritiro dei soldati, o da una riduzione del contingente Usa in Corea del Sud, che non sarà oggetto di discussione con Kim, come confermato dallo stesso Trump. Difficile trovare un terreno comune.

Sanzioni

La Corea del Nord è soggetta a sanzioni da parte delle Nazioni Unite dal suo primo test nucleare, nel 2006, ma anche da altre sanzioni unilaterali. Per chiedere la fine delle sanzioni, Kim cita lo smantellamento, avvenuto a maggio scorso, della centrale di Punggye-ri, dove il regime ha compiuto i suoi sei test nucleari e che forse è già parzialmente crollata dopo l’ultima detonazione, la più forte.

Pace

Una dichiarazione di fine guerra tra i due Paesi che hanno combattuto la guerra di Corea del 1950-1953, conclusasi con un armistizio, sarebbe un risultato. Qualora venisse firmata, costituirebbe un passo avanti nelle relazioni tra Washington e Pyongyang, ma non sarebbe equivalente a un trattato di pace, ha spiegato il portavoce della Casa Blu, Kim Eui-kyeom, perché non conterrebbe garanzie di sicurezza riconosciute da più Paesi. “La nostra posizione”, ha detto, “è che firmare un trattato di pace deve essere un processo multilaterale”.

Nuove relazioni

Stati Uniti e Corea del Nord potrebbero aprire un nuovo capitolo nelle relazioni con la creazione di uffici di collegamento nei rispettivi Paesi. Ci avevano già provato nel 1994, ma il tentativo fu interrotto dall’abbattimento nello spazio aereo nord-coerano di un elicottero Usa che compiva un’esercitazione di routine.

Yongbyon

La centrale di Yongbyon, a 290 chilometri da Pyongyang, è il cuore pulsante del programma nucleare nord-coreano. Kim ne ha già promesso a settembre scorso il “completo smantellamento” durante il suo incontro con il presidente sud-coreano, Moon Jae-in. Anni prima, alla fine del 2008, la ripresa dell’attività della centrale aveva fatto saltare i colloqui a sei tra le due Coree, gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone e la Russia: fu il tentativo più concreto, in tempi recenti, di spingere alla denuclearizzazione il regime retto, allora, dal padre di Kim, Kim Jong-il. Kim Jong-un dice di volere abbandonare l’arma atomica “per i figli”.

Sosia

Sono comparsi per le strade di Hanoi nei giorni scorsi: si sono abbracciati, si sono baciati e si sono scambiati battute e sfottò. I sosia di Trump e di Kim hanno già concluso il loro summit, prima dell’arrivo degli originali. Per Howard X, la conclusione è stata amara: l’imitatore di Kim è stato espulso dal Vietnam. Kim “non ha il senso dell’umorismo”, commentò Howard X, prima di lasciare il Paese. A Russell White è andata meglio: il sosia di Trump potrà rimanere a Hanoi fino a fine settimana come programmato, ma non potrà esibirsi in pubblico.

Sicurezza

Il Vietnam ha dispiegato in maniera massiccia le forze dell’ordine per garantire la sicurezza e migliaia di agenti sono già attivi a Hanoi: come ha spiegato il governo, il Vietnam vuole promuovere l’immagine di “Paese di pace e di membro responsabile della comunità internazionale.

Vietnam

La scelta del Paese non è casuale. Il Vietnam ha relazioni diplomatiche sia con gli Usa che con la Corea del Nord. E non solo: deposte le armi contro il nemico statunitense, ha intrapreso un percorso di riforme economiche, nel 1986, che viene visto percorribile anche da Pyongyang, qualora decidesse di abbandonare l’arma atomica. Per il Vietnam il summit è una vetrina a livello internazionale, la seconda in pochi mesi: nel novembre 2017 aveva ospitato a Da Nang il summit Apec (Asia-Pacific Economic Cooperation). Al vertice nella località turistica vietnamita fu presente anche Trump, al culmine della crisi missilistica e nucleare nord-coreana.

Disgelo

Il summit di Hanoi è l’ultimo capitolo di un disgelo diplomatico nord-coreano cominciato all’inizio del 2018 con la partecipazione di una delegazione del Nord alle Olimpiadi Invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud. Da allora ci sono stati tre summit inter-coreani e un summit tra Usa e Corea del Nord. A Panmunjom, nell’aprile 2018, Kim e Moon si sono impegnati per la prosperità comune, per la riunificazione della Corea e per eliminare le tensioni militari. A Singapore, la Corea del Nord si è impegnata anche alla riconsegna dei resti dei soldati caduti in guerra agli Usa. Washington e Pyongyang si sono dette d’accordo “per la promozione della pace, della prosperità e della sicurezza della penisola coreana e del mondo”.

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 Missili e basi nucleari in Nord Corea Infografica

Treno

Kim ha scelto di recarsi in Vietnam in treno, sottoponendosi a un viaggio di 66 ore da Pyongyang, fino alla stazione di Dong Dang, al confine con la Cina. Da lì ha percorso gli ultimi chilometri fino a Hanoi in auto. La decisione di scegliere il caratteristico convoglio blindato avrebbe diverse motivazioni, tra cui anche l’emulazione implicita del nonno, il fondatore della Corea del Nord, Kim Il-sung, che si era recato in Vietnam due volte in treno, nel 1958 e nel 1964. In occasione del primo summit con Trump, Kim era arrivato a Singapore a bordo di un volo Air China messo a disposizione da Pechino.



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