Voleva il Nobel per Putin, chi è la donna che consiglierà Trump

Dalla carriera sotto Reagan ai programmi su Fox News: tutto quello che c'è da sapere su K.T. McFarland, il nuovo vice consigliere per la sicurezza nazionale. 

Voleva il Nobel per Putin, chi è la donna che consiglierà Trump
Kathleen T. McFarland

Washington - Esperta di politica estera e di difesa, fiera oppositrice del presidente Barack Obama, frequentatrice abituale dei programmi della Fox News come esperta di sicurezza: Kathleen T. McFarland, nominata da Donald Trump vice consigliere per la sicurezza nazionale, ha tutte le carte in regola per mettersi in luce nella nuova amministrazione. Nata a Madinson, nel Wisconsin, 65 anni fa, è sposata con Alan Roberts McFarland, a capo della banca di investimenti McFarland Dewey & Co. Ha mosso i primi passi sotto Richard Nixon, come collaboratrice di Hanry Kissinger, per poi fare carriera durante l'amministrazione di Ronald Reagan. Braccio destro del generale Michael Flynn, andrà a ricoprire un incarico che, per universale ammissione, è "uno dei lavori più ardui" alla Casa Bianca, ma anche "il posto dove le cattive idee muoiono e si premia la capacità di analisi". 

 

 

Gli esordi al fianco di Kissinger e la carriera sotto Reagan

Il suo nome è indissolubilmente legato ai temi della sicurezza e della difesa, sui quali lavora fin dai tempi della presidenza di Richard Nixon. Uscita dalla George Washington University, finisce infatti dritta al fianco di Henry Kissinger, potente consigliere per la sicurezza nazionale e successivo segretario di Stato. Tra i suoi incarichi, è stato membro della Commissione del Senato per le Forze Armate e autrice dei discorsi per il segretario alla Difesa, Caspar W. Weinberger, tra cui il famoso "I principi della guerra" nel 1984. Per i suoi servigi durante l'amministrazione Reagan, è stata insignita della più alta onorificenza civile.

La corsa per un seggio al Senato contro Hillary Clinton

Nel 2006 tenta la strada della politica in prima persona, candidandosi per il seggio di New York al Senato. Alle primarie repubblicane, si scontra con John Spencer, sindaco di Yonkers, uscendone sconfitta. Durante la campagna, l'esperta di sicurezza era stata messa in difficoltà per un'inesattezza riguardo alla sua carriera al Pentagono, quando si era vantata di essere l'unica donna ad aver raggiunto una simile posizione. Inoltre, a pochi settimane dal voto, la figlia era stata arrestata per taccheggio. L'avversario repubblicano aveva avuto gioco facile nel conquistare la nomination, ma niente aveva potuto contro la candidata democratica, l'ex first lady Hillary Clinton, rieletta con il 67% dei voti.

Un posto d'onore a Fox News

Volto noto della Fox News, emittente televisiva di chiara impronta conservatrice, la McFarland ha condotto il programma DefCon 3, che nel nome rimanda al termine indicante, in gergo miitare, un livello di allerta medio-alto con rischio elevato di attacco. Oltre a questo, è stata ospite abituale come commentatrice in vari programmi della rete. Negli ultimi tempi, in particolare, era intervenuta come esperta per commentare la globalizzazione e i suoi effetti su Fox Business. 

Il Nobel per la Pace a Vladimir Putin

Era il settembre 2013. Il conflitto in Siria rischiava di degenerare dopo l'accusa americana al regime di Assad di aver utilizzato armi chimiche. Obama aveva indicato quella come la linea rossa da non oltrepassare. Alla fine, grazie a un accordo tra Washington e Mosca, il presidente siriano acconsentì a smantellare il proprio arsenale per evitare ritorsioni. Ammiratrice del interventismo machista del presidente russo, Vladimir Putin, la McFarland, dalle colonne della Fox News, attaccò la debolezza di Obama. Era Putin "a meritare veramente il Premio Nobel per la Pace" per "aver salvato il mondo da un disastro quasi certo" grazie a "una delle più abili manovre diplomatiche di tutti i tempi". Tutto questo, "senza l'egoista ma incompetente presidente americano, o il suo più coscienzioso ma inetto segretario di Stato", John Kerry, "senza neanche rendersi conto che gli era stata offerta una via d'uscita dal casino che avevano creato". 

Nel marzo 2014, su Twitter sembrò che la McFarland si schierasse nuovamente con il presidente russo, impegnato sul fronte ucraino. "Putin conquista Paesi, Obama minaccia forse di buttare la Russia fuori a calci dal G-8. Scommetto quanto gli dispiace ora a Putin! Sono i vincitori a scrivere la storia, non i piagnucoloni".

 

 

L'attacco a Obama sulla lotta all'Isis

La McFarland è sempre stata chiara sulla sua strategia contro l'Isis e non ha perso occasione per sottolineare la sua contrarietà alla politica portata avanti da Obama, giudicata troppo arrendevole. Nel 2014 lo ha criticato duramente, in occasione del rapimento e della brutale uccisione di due ostaggi americani, James Foley e Steven Sotloff. "Il presidente ha nascosto la testa sotto la sabbia", affermò, "per me è un abbandono di responsabilità". "Cosa sta facendo il presidente? Certo, ha giocato molto a golf questa estate, ma chiaramente non si è occupato della difesa degli Stati Uniti", concluse, ironizzando.

In un'altra occasione, dopo gli attacchi terroristici a Parigi, era stata ancora più chiara, sostenendo che "l'islam radicale, che sia Isis, al-Qaeda o Boko Haram, è la minaccia esistenziale dei nostri tempi". "Ci colpisce come ha fatto il fascismo nella Seconda Guerra Mondiale, come il comunismo nella Guerra Fredda. Quello di cui abbiamo bisogno adesso sono Churchill, Frankiln Delano Rossevelt, Reagan....ma non abbiamo nulla di tutto ciò nel presidente Obama". 

Allineata con Trump sulla politica estera

In fatto di politica estera, la McFarland è allineata con il presidente eletto. Lei stessa, durante la campagna elettorale di Trump, lo aveva posto in continuità con l'eredità di Ronald Reagan, spesso indicato come suo punto di riferimento, enunciando la massima: "Avere un esercito forte, ma senza usarlo. Forte a tal punto che nessuno voglia avere uno scontro con te. Ma se si è così stupidi da farlo, allora rispondere". Subito dopo le elezioni, già al servizio della squadra di transizione di Trump in materia di politica estera, si era messa a disposizione: "sono stata un soldato semplice nella rivoluzione di Reagan, e saro' un soldato semplice in questa, perché penso che ogni 40 anni arriva un leader che viene e fa pulizia, prende lo status quo e lo rivolta".

Come opinionista della Fox, pochi giorni prima del voto, aveva pubblicato un editoriale esortando i lettori a considerare "una cosa e una soltanto" di fronte alla scheda elettorale. "Nessuno pensa che la politica estera americana negli ultimi 15 anni sia stata un successo", aveva scritto, puntando il dito contro la debolezza dell'America, "una potenza spenta e in decadenza", con "due guerre combattute alle spalle, tre se si considera la Libia, tutte perse". Non è andata meglio nella lotta "contro l'Islam radicale: invece di distruggerlo, l'abbiamo visto espandersi e acquistare forza, diffondendosi nell'Occidente, fino da noi in patria". Quanto ai nemici storici, "la Russia ha ripreso la Guerra Fredda e preme contro di noi e i nostri alleati", mentre "all'Iran abbiamo dato tutto e anche di più nell'accordo sul nucleare, nella speranza di ottenere un Paese nuovo e più amichevole. Al contrario, le urla "Morte all'America" sono aumentate e diventate più forti e (Teheran, ndr) continua a lavorare per costruire un arsenale nucleare entro un decennio". Infine, la Cina, che "si sta espandendo nel Mar Cinese Meridionale e presto rivendicherà la principale rotta commerciale al mondo come un lago interno cinese".

La conclusione? Serve qualcuno che riprenda in mano il Paese e lo guidi. "E non può essere la Clinton, lei è lo status quo. Non ci porterà in una nuova direzione, sarà il terzo mandato Obama ma senza la sua eloquenza. Solo uno dei candidati può cogliere il momento storico per rendere l'America grande di nuovo".

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