Sanders non si vendica, votiamo Hillary per battere Trump

Alla Convention di Filadelfia il senatore ripete l'endorsement, malgrado l'ostracismo subito dal partito

Sanders non si vendica, votiamo Hillary per battere Trump
 Clinton Sanders

Filadelfia - "Dobbiamo sconfiggere quel bullo e demagogo di Trump. Dobbiamo eleggere Hillary Clinton e Tim Kaine". Poche ore prima dell'apertura della Convention democratica a Filadelfia, Sanders ha ribadito il suo endorsment per l'ex segretario di Stato incontrando i suoi delegati, nonostante le mail da cui è emerso come i vertici del Partito democratico abbiano tramato contro di lui. All'arrivo nella città della Pennsylvania, il 74enne senatore del Vermont è stato acclamato dai suoi delegati che hanno urlato "Bernie, Bernie", ma molti di loro hanno fischiato alle parole di sostegno a Hillary, al punto che con un gesto della mano lui ha chiesto di abbassare i toni della contestazione.

Sanders si è tolto peraltro un sassolino sottolineando che le dimissioni di Debbie Wasserman Schultz da presidente del Partito democratico, annunciate dopo che era emerso come si fosse battuta per ostacolare il senatore progressista, "permetteranno un'apertura per quanti in seno al partito vogliono un vero cambiamento". Tra 'altro mentre si apriva l'assise il Comitato nazionale dei democratici ha presentato "sincere scuse" a Sanders per le offese alla sua campagna emerse dalle mail e ha assicurato che il partito Non tollera e non tollererà un linguaggio irriguardoso verso i suoi candidati".

"Fratelli e sorelle - ha continuato il senatore del Vermont - questo è il mondo reale in cui viviamo. Trump è un demagogo e ha fatto dell'odio il punto di riferimento della sua campagna elettorale. Ha insultato i cittadini dell'America Latina, i musulmani, le donne e gli afroamericani". "È ciò che dobbiamo fare", ha aggiunto alludendo al sostegno alla Clinton,   "questa campagna elettorale è stato solo l'inizio e da oggi continueremo la battaglia". Gli americani, ha sottolineato, vogliono una "coraggiosa agenda progressista",  "non ci si sbagli, ha aggiunto, abbiamo fatto la storia" e il sostegno di tanti giovani dimostra che "abbiamo dettato l'agenda per il futuro".

L'assist di Sanders, che interviene in serata, è un buon viatico per Hillary in una una convention difficile. Un sondaggio a livello nazionale della Cnn indica che Donald Trump ha un vantaggio di 5 punti (44% contro 39%) sull'ex segretario di Stato. L'emittente sottolinea che si tratta ancora di un effetto rimbalzo della convention repubblicana di Cleveland chiusasi la settimana scorsa e che piu' significativi saranno i risultati al termine della kermesse dell'Asinello. 

La kermesse democratica che si apre stasera (e si chiuderà giovedì) è ancora tutta da decifrare per Hillary, che verrà incoronata candidata alla Casa Bianca. Se da una parte è arrivato l'importante endorsement dell'ex sindaco di New York, Michael Bloomberg, che pareggia quello di Rudoplh Giuliani per il rivale, dall'altra dovrà difendersi dagli attacchi dell'ala liberal. Se Sanders la appoggia in chiave anti-Trump, i suoi sostenitori non hanno infatto digerito la 'guerra sporca' dei vertici del partito per favorire la nomination per l'ex First Lady emersa dalle 19.000 mail interne pubblicate da Wikileaks. Sul furto delle mail indaga anche l'Fbi.

In un tentativo maldestro di ridimensionare il caso, lo staff di Hillary ha accusato "la Russia di Vladimir Putin di aver rubato le mail per favorire Trump", amico di Oscar. Sanders ha definito "indecente" la vicenda e i suoi delegati sono pronti a chiederne conto alla convention, al pari dei sostenitori del senatore del Vermont in arrivo in massa a Filadelfia con lo slogan "No, we can't".

La Clinton può consolarsi con il sostegno degli Obama: se il presidente Barack ha ribadito la sua convinzione che Hillary "è il candidato più preparato di sempre" (e salirà sul palco mercoledì, nello stesso giorno di Bloomberg) questa sera parla Michelle. Sarà un intervento in cui affronterà anche il nodo delle tensioni razziali, tema che le sta a cuore fin da giovane e sui cui discusse la tesi a Princeton. (AGI)