Ombre su Trump, "affari con banca iraniana"

Il magnate affittò un ufficio a una banca colpita da sanzioni per il programma nucleare. Hillary lo punzecchia su tasse con 'smart calculator'

Ombre su Trump, "affari con banca iraniana"
Dibattito Hillary Clinton - Donald Trump (Afp) 

New York - L'ombra degli ayatollah nel passato di Donald Trump. Dopo le notizie sull'affairè cubano rivelato nei giorni scorsi, secondo cui 'The Donald' avrebbe fatto affari con il regime di Fidel Castro violando l'embargo, una nuova tegola potrebbe abbattersi sul candidato repubblicano alla presidenza a un mese dalle elezioni Usa.

Secondo il team di giornalisti investigativi dell'Icij (International Consortium of Investigative Journalist), il magnate Usa, tra il 1998 ed il 2003 affittò un ufficio nel General Motors Building, uno dei suoi palazzi a New York, alla banca iraniana Melli, controllata dagli aytollah, e nell'elenco delle entità colpite da sanzioni internazionali per il programma nucleare. Secondo i cronisti dell'Icij, la Melli Bank aveva già la sua sede nel General Motors Building sulla Quinta strada quando Trump acquistò l'edificio nel luglio del 1998, per poi rivenderlo a settembre del 2003.

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La banca venne inserita solo l'anno dopo, nel 1999, nella lista nera degli istituti del Ministero del Tesoro Usa, per il suo coinvolgimento nel finanziamento delle programma nucleare (lo stesso cui ha posto fine temporaneamente l'intesa raggiunta il 14 luglio 2015 a Losanna) e dopo aver accertato che si trattava di una banca emanazione diretta della Repubblica Islamica. La banca, accertò il Tesoro, tra il 2002 ed il 2006, era usata per far affluire denaro ai Pasdaran, i guardiani della rivoluzione considerati sponsor di attentati terroristici. Trump mantenne come affittuario la Melli Bank per altri 4 anni fino al 2003 (quando cedette l'edificio) e quando la banca lasciò a sua volta il grattacielo. L'istituto aveva in affitto un appartamento di 750 m/q al 44esimo piano del Gm Building per una cifra, hanno calcolato i reporter investigativi, che avrebbe potuto raggiungere il mezzo milione di dollari l'anno.

La legalità dell'operazione è controversa. Secondo la rcostruzione giornalistica "all'epoca gli Usa avevano in vigore un embargo contro l'Iran che proibiva agli americani di fare affari con Teheran, incluso ricevere affitti. Tuttavia, ad alcune organizzazioni iraniane era stata garantita un'esenzione alle sanzioni che autorizzata specifiche transazioni, valutate caso per caso". Se il pagamento dell'affitto a Trump "fosse stato legalmente esentato sarebbe stato legalmente difficile per la Trump Organization sfrattare la banca. Il Tesoro non ha reso pubbliche le eccezioni concesse alle singole società per non rispettare i vincoli sanzionatori. Non solo. Nè il ministero del Tesoro, nè la Trump Organization, nè la Bank Melli hanno voluto rispondere alla domanda se l'istituto fosse stato esentato dalle sanzioni". 

 

Secondo i giornalisti dell'Icij "non è chiaro se Trump fosse a conoscenza personalmente che la Bank Melli avesse affittato un ufficio dalla sua società ma lui era il presidente della Trump Organization e si descriveva come un manager molto attentato ai dettagli". George Ross, per lungo tempo vicepresidente esecutivo della Trump Organization, ha dichiarato di "non essere a conoscenza che la Bank Melli fosse affittuaria di Trump. Avevamo un gran numero di inquilini nel Gm Building. Avrebbero potuto essere li ma non me lo ricordo".

Ricahrd Nephew, dal 2013 al 2015, vice coordinatore delle sanzioni al dipartimento di Stato, ha riconosciuto che "negli anni '90 c'era una consapevolezza ridotta sul programma nucleare iraniano e sul ruolo della banca nel finanziare il terrorismo. Ma accettare denaro dalla Bank Melli già dal 1998 avrebbe dovcuto far scattare un allarme". Nel 2007 - 4 anni dopo la fine del rapporto tra la Trump Organization e la banca iraniana - le autorità americane "incriminarono la Bank Melli accusandola di aver facilitato acquisti per il programma nucleare di Tehehran e per aver usato almeno 100 milioni di dollari che sarebbero finiti alla Quds, l'unità delle operazioni speciali all'estero dei Pasdaran. L'operazione, al di là della rilevanza penale e, non può che imbarazzare Trump, da sempre uno dei più feroci critici dell'Iran: il candidato Repubblicano ha definito Teheran "uno Stato grande sponsor del terrorimo" e il 9 settembre scorso è arrivvato a minacciare di affondare una nave iraniana se i avesse continuato azioni ostili contro le unità delle Us Navy nel Golfo Persico.

I sondaggi intanto tornano a premiare la sfidante Democratica: secondo una rilevazione di Politico/Morning Consult, Hillary Clinton avrebbe recuperato ben sei punti percentuali su 'The Donald' e viaggerebbe in tessta nelle intenzioni di voto a livello nazionale con un 42% contro il 36% di Trump. Prima del dibattito del 26 settembre, il candidato del Gop viaggiava in testa ai sondaggi, un punto percentuale in più rispetto all'ex Segretario di Stato. (AGI)