Guerra interna nel partito repubblicano, democratici compatti

Obama invita a prendere le distanze da Trump

Guerra interna nel partito repubblicano, democratici compatti
Clinton-Trump, il secondo dibattito televisivo (Afp) 

di Rita Lofano

Washington - A meno di 4 settimane dal voto per le presidenziali americane, l'8 novembre, il Partito Repubblicano è ormai spaccato. Una crisi senza precedenti che rischia di far restare a bocca asciutta il Grand Old Party: se la Casa Bianca è ormai data per persa, il rischio è che il Gop perda anche la maggioranza tanto di Camera che Senato. Compatti invece i democratici. Hillary Clinton, che avanza in tutti i sondaggi, ha fatto campagna insieme ad Al Gore, ex vice del marito Bill. Sedici anni fa, Al Gore perse le elezioni presidenziali proprio in Florida per 537 voti, e il fattore determinante alla sua sconfitta fu il fatto che Ralph Nader, il candidato dei Verdi, aveva drenato oltre 97.421 preferenze. "Ogni voto conta", ha detto Al Gore accanto alla candidata democratica alla presidenza, un'allerta agli elettori che pensano di votare la candidata dei Verdi, Jill Stein, o il Libertario, Gary Johnson, entrambi pescano voti nel bacino della Clinton.

"OGNI VOTO CONTA", AVVERTE GORE SCONFITTO PER UN PUGNO DI VOTI

L'ex vicepresidente Usa, Al Gore, ha ricordato la sua clamorosa sconfitta nelle elezioni presidenziali del 2000 per far riflettere l'elettorato sul fatto che ogni voto è cruciale nella corsa alla Casa Bianca. "Il vostro voto conta davvero molto", ha detto Gore a un comizio della campagna elettorale del suo partito, in cui è apparso a fianco della candidata, Hillary Clinton. Gore ha parlato a un evento in Florida, uno Stato che risultò determinante per l'elezione del suo rivale George W.Bush nelle elezioni presidenziali del 2000. Bush vinse per appena 537 voti nello Stato e oltre 90mila andarono all'ambientalista Ralph Nader, che evidentemente drenava voti proprio in campo democratico. "Quelli di voi che hanno meno di 20 anni potrebbero non ricordare le elezioni del 2000 e quel che accadde in Florida e in tutto il Paese", ha messo in guardia Gore. "Ogni voto conta".

TRUMP CONTRO REPUBBLICANI SLEALI, SONO PEGGIO DI HILLARY

Donald Trump si scaglia a muso duro contro i repubblicani che gli hanno voltato le spalle: in un tweet, il candidato repubblicano ha sparato a zero contro "i repubblicani sleali": "sono molto più difficili della disonesta Hillary. Ti attaccano da tutte le parti. Non sanno come si vince - glielo insegnerò io!"

CASA BIANCA, TRUMP "RIPUGNANTE" SU DONNE

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha considerato "ripugnanti" le dichiarazioni del candidato repubblicano Donald Trump sulle donne. Lo riferisce il portavoce Josh Earnest. Obama ritiene che queste dichiarazioni possano essere equiparate ad una "aggressione sessuale".

E adesso è lo stesso presidente Usa a pungolare i Repubblicani perché prendano le distanze dal loro candidato alla Casa Bianca. A un evento a Greensboro, in North Carolina, a sostegno della candidata del suo partito, la democratica Hillary Clinton, Obama si è detto sorpreso del fatto che si possa denunciare Trump per le sue dichiarazioni sessiste ma continuare a sostenerlo nella corsa alla Casa Bianca. "Adesso ci sono persone che dicono 'Sono profondamente in disaccordo, davvero disapprovo..... Ma ancora lo appoggiamo'. Essi ancora pensano che lui possa diventare presidente, il che è privo di senso secondo me". "Sento qualcun altro che dice... 'beh', sono cristiano quindi penso che tutti debbano essere perdonati perché nessuno è perfetto'. Ebbene, questo e' vero, anch'io certamente non sono perfetto, e anch'io credo nel perdono e nella redenzione, ma questo non significa che voglio eleggere questa persona presidente".

Il leader dei repubblicani e numero uno del Gop, il presidente della Camera, Paul Ryan, si è detto disgustato dei commenti di Trump sulle donne, e ha annullato la sua presenza a un evento con il magnate del 'real estate' nel fine settimana, nel suo collegio elettorale, il Wisconsin. Ma Ryan non sembrerebbe aver ritirato il suo endorsement a Trump, come altri repubblicani hanno fatto: ha detto però chiaramente ai suoi colleghi repubblicani che non difenderà piu' Trump né farà campagna per lui e si concentrerà sulla difesa dell'attuale maggioranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti. (AGI)