Ue boccia l'austerity e salva manovra Italia

Secondo 'Repubblica' la Commissione sospenderà il giudizio sulla Legge di Bilancio fino a inizio 2017 e criticherà le scelte economiche della Germania di Angela Merkel

Ue boccia l'austerity e salva manovra Italia
Unione Europea (imagoeconomica) 

Roma - Non una bocciatura, ma nemmeno una promozione. La Commissione Ue sospenderà il giudizio sulla manovra dell'Italia dando il tempo al governo di affrontare il Referendum e di occuparsi nei primi mesi del 2017 di tutte le questioni legate al debito e al deficit. Lo rivela 'Repubblica', secondo cui è pronto il via libera europeo alla Legge di Bilancio nonostante le polemiche delle ultime settimane tra Juncker e Renzi. Non solo: secondo il quotidiano la Commissione pubblicherà una comunicazione di diciotto pagine con la quale se non decreta la fine dell’austerity, quanto meno ne chiede una moratoria per il biennio 2017-2018 e attacca le scelte economiche del governo Merkel.

Per quanto riguarda l'Italia, la finanziaria di Renzi non viene bocciata e per ora non ci sono richieste esplicite di manovre aggiuntive, ma l’indicazione del rischio che il bilancio non rispetti le regole europee. Per questo il giudizio finale è rimandato a inizio 2017 e nel frattempo si chiedono ulteriori chiarimenti sulle coperture e saranno verificate ancora più a fondo le spese per migranti e terremoto che l’Italia chiede di non contare nel deficit.

COSA E' L'AUSTERITY E PERCHE' FA PAURA

L'austerità è un regime economico-politico di risparmio nelle spese statali e di limitazione dei consumi privati, imposto dal governo per superare una crisi economica. Riprende la parola inglese usata per indicare il regime di austerità di vita nel secondo dopoguerra in Gran Bretagna, per sostenere la produzione nazionale e le esportazioni e a comprimere le importazioni. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale molti economisti keynesiani predissero scenari apocalittici per l'economia se i governi avessero ridotto le spese ed eliminato il controllo dei prezzi. Dal 1944 al 1948 il governo federale americano tagliò la spesa di più del 60% abbassando contemporaneamente l’imposizione fiscale e passando da un deficit di più de 20% del PIL a un surplus del 4%. Il risultato fu una crescita economica spettacolare.