Ucciso agente sicurezza centrale nucleare Charleroi

E' stato trovato morto giovedì sera e il suo badge è stato trafugato

Ucciso agente sicurezza centrale nucleare Charleroi
  Sparatoria a Bruxelles durante perquisizioni su strage Parigi (foto Afp)

Roma - Un agente della sicurezza della centrale nucleare di Charleroi è stato ucciso giovedì sera e il suo badge è stato trafugato. I fatti sono avvenuti giovedì sera, ma la notizia è trapelata solo oggi. Ne dà notizia il sito belga 'Derniere Heure'. Ieri era trapelato che secondo un filone dell'inchiesta, i due fratelli-kamikaze avevano nel mirino  il Centro studi dell'energia nucleare belga di Mol (Cen), nelle Fiandre.

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Nel mirino dei kamikaze centrale Mol

Gli evidenti passi falsi dell'intelligence fanno tremare il governo belga, mentre l'Ue si impegnano ad accelerare l'attuazioni delle decisioni prese dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi. I ministri della Giustizia e degli Interni stilano una road map politica, un calendario con tutte le tappe da attuare. Intanto le autorita' hanno abbassato da 4 (il piu' alto) a 3 il livello di allerta terrorismo del Paese, mentre si scopre che Salah Abdeslam, Amine Choukri, Mohammed Belkaid, i primi due arrestati e il terzo ucciso prima degli attacchi del 22 marzo, avrebbero dovuto parteciparvi per fare una carneficina come a Parigi, attaccando la citta' simultaneamente in piu' punti. Salah, dopo un iniziale rifiuto, ha accettato l'estradizione in Francia, mentre sul fronte delle indagini, la polizia e' alla ricerca di un secondo uomo sospettato di essere coinvolto nell'attentato alla metro, un individuo con un borsone ripreso dalle telecamere di sicurezza mentre parla con kamikaze, Khalid el Bakraoui, ma poi non entra nella metro. 

la Waterloo dei media, tra falsi scoop e foto-choc

L'incapacita' dell'intelligence di evitare il sanguinoso bagno di sangue e anche l'infruttuoso scambio di informazioni avvenuto la scorsa estate con Ankara proprio su un 'foreign fighter', che poi si e' fatto saltare nello scalo di Zaventem, hanno spinto il ministro dell'Interno, Jan Jambon e quello della Giustizia, Koen Geens a offrire uno dopo l'altro le dimissioni, entrambe respinte dal premier, Charles Michel.