Trump licenzia chi non fa rispettare il bando sull'immigrazione

Due teste eccellenti sono già cadute: quella del ministro della Giustizia (ad interim) e quella del capo dell'agenzia per l'Immigrazione

Trump licenzia chi non fa rispettare il bando sull'immigrazione
 Donald Trump (Afp)

Due teste sono già cadute sotto la mannaia del bando di Donald Trump sull'immigrazione: quella di Sally Yates, il ministro della Giustizia ad interim, di cui tutti parlano, e quella di Daniel Ragsdale, il direttore ad interim dell'agenzia per l'Immigrazione e le dogane. La Yates è stata accusata in post di Trump su Facebook di aver "tradito il dipartimento di Giustizia rifiutando di attuare un ordine messo a punto per tutelare i cittadini americani" e ordinando di non difendere in tribunale il decreto sull'immigrazione. 

Licenziati in una notte 

Trump licenzia chi non fa rispettare il bando sull'immigrazione
 Daniel Ragsdale (foto Afp)
Ragsdale è stato sostituito da Thomas D. Holman, un ex poliziotto di New York ed ex agente della polizia di frontiera che recentemente - scrive Quartz - ha portato avanti gli sforzi dell'agenzia  -per "identificare, arrestare, detenere ed espellere i clandestini." Ragsdale, avvocato, aveva lavorato per le agenzie di immigrazione degli Stati Uniti per 20 anni.

A sostituire la Yates è stata invece chiamata Dana Boente, procuratore distrettuale della Virginia orientale, fini a quando non potrà insediarsi al suo posto il senatore dell'Alabama Jeff Sessions.

La mossa sorprendente di Trump ricorda il "Massacro di sabato notte" del presidente Richard Nixon nel 1973, quando furono licenziati il procuratore generale (quello che negli Usa è l'equivalente del ministro della Giustizia) e il suo vice che si erano rifiutati di rimuovere Archibald Cox, procuratore speciale nel caso Watergate.

Cosa ha fatto la Yates per fare infuriare Trump

Trump licenzia chi non fa rispettare il bando sull'immigrazione
 Sally Yates (foto Afp)
Lunedi, Yates aveva scritto una lettera affermando che non poteva far rispettare l'ordine esecutivo di Trump che vieta l'ingresso ai rifugiati e gli immigrati provenienti da sette nazioni a maggioranza musulmana e aveva dato ordine agli avvocati del Dipartimento di Giustizia di non difendere il provvedimento nelle aule di tribunale. "Allo stato attuale, non sono convinta che la difesa dell'ordine esecutivo sia coerente con le mie responsabilità né sono convinta che sia legittimo", aveva scritto. La risposta di Trump è arrivata, come al solito, con un tweet in cui definisce la Yates "il ministro della Giustizia di Obama" (in effetti era stata nominata dl presidente uscente e confermata da quello eletto per la delicata fase di transizione) e accusa i democratici di fare melina nelle audizioni che al Congresso devono confermare o meno i candidati scelti dal presidente per i vari posri nell'Amministrazione.

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