Theresa May ha lasciato. Ora chi prenderà il suo posto?

Dopo le dimissioni della premier, si accende la lotta alla successione nel partito conservatore. In lizza molti membri del governo attuale

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Theresa May è ormai quella che alcuni media britannici hanno definito una "premier zombie". Dopo l'annuncio delle sue dimissioni, fissate per il 7 giugno, si è aperta di fatto la lotta alla successione per il ruolo di leader del partito conservatore e, quindi, di primo ministro. May sarà in carica come capo del governo fino a che non verrà scelto il suo erede e comunque resteraàun membro del Parlamento. L'elezione del nuovo leader dei Tory prevede delle tappe precise, i cui tempi sono stati delineati venerdì, in una dichiarazione firmata dal presidente del partito, Brandon Lewis.

Ogni deputato, tranne il leader uscente, è eleggibile a patto che abbia almeno due parlamentari che lo candidano. Le nominaton si chiuderanno nella settimana del 10 giugno e l'elezione dovrà avvenire prima dell'inizio della pausa estiva del Parlamento, il 20 luglio.

L'elezione è divisa in due fasi: nella prima, i 313 deputati conservatori scremano, attraverso una serie di votazioni, i diversi candidati fino ad arrivare a due nomi. Nella seconda fase, decine di migliaia di membri del partito, compresa la base, eleggeranno il vincitori tra i due candidati arrivati in 'finale', i quali avranno avuto tempo di presentarsi, in poche settimane, in una serie di dibattiti in diverse location.

Questa fase potrebbe saltare, qualora uno dei due candidati si ritiri dalla corsa, come è successo nel luglio 2016 quando a battersi erano May e Andrea Leadsom, la ex ministra per i rapporti col Parlamento, dimessasi questa settimana, accelerando la caduta della premier.

Chiunque sarà il nuovo leader dei conservatori ereditera' un compito non facile: vincere la lotta contro il tempo per attuare la Brexit, altrimenti il Regno Unito uscirà, di default, dalla Ue senza un accordo, il 31 ottobre. Dal 29 settembre al 2 ottobre è previsto il congresso annuale dei Tory a Manchester, momento in cui il nuovo leader potrebbe provare a unire un partito profondamente diviso. Numerosi i candidati alla successione. Questi i principali:

  1. BORIS JOHNSON, 54 anni, è il volto più noto della campagna per il Leave nel referendum sulla Brexit. Si è dimesso da ministro degli Esteri a luglio, in polemica con la gestione May dei negoziati con Bruxelles. Nel congresso dei Tory, a ottobre, tra una folla acclamante ha lanciato un appello affinché il partito ritorni ai suo valori tradizionali, come una minore pressione fiscale. I bookmaker lo danno per favorito nel dopo-May.
  2. DOMINIC RAAB, 45 anni, ardente difensore dell'uscita dalla Ue, è stato da luglio a novembre 2018 ministro per la Brexit. Cintura nera di karate, Raab è un ex avvocato specializzato in diritto internazionale. Convinto euroscettico, si è dimesso in disaccordo con il testo di accordo negoziato da May, che ha definito "un male per l'economia e la democrazia".
  3. ANDREA LEADSOM, 56 anni, dimessasi questa settimana da ministra per le Relazioni con il Parlamento, è un'altra sostenitrice della Brexit. La sua mossa ha messo pressione sul governo e ha accelerato la caduta di May. Ex titolare dell'Energia, aveva corso per la leadership Tory dopo le dimissioni del premier David Cameron sulla scia del referendum del 2016, ma si era ritirata aprendo la strada all'ascesa di May.
  4. JEREMY HUNT, 52 anni, ministro degli Esteri, ha difeso la permanenza nell'Ue nel 2016, prima di cambiare idea, deluso dall'atteggiamento "arrogante" di Bruxelles nei negoziati. Parla correntemente il giapponese e ha reputazione di persona che non ha paure delle sfide.
  5. MICHAEL GOVE, 51 anni, ex giornalista, ministro dell'Ambiente, nemico giurato della plastica usa e getta, è un convinto euroscettico e tra i più strenui sostenitori della Brexit. Dopo aver perso la corsa per sostituire Cameron, si è guadagnato la reputazione di "machiavellico". È diventato, a sorpresa, uno dei più solidi alleati di May nel governo appoggiando la sua strategia per attuare la Brexit. 
  6. PENNY MORDAUNT, 46 anni, prima donna a ricoprire il ruolo di segretario alla Difesa, gode di ottima reputazione all'interno dei circoli Brexiteer. Riservista della Royal Navy, ha detto che il partito ha bisogno di "agire velocemente" per conquistare le nuove generazioni.
  7. SAVID JAVID, 49 anni, ex-banchiere e figlio di un autista di autobus pakistano, il ministro dell'Interno è il volto di un Regno Unito moderno e multiculturale. Nominato nell'aprile 2018 all'Interno, è sostenitore del thatcherismo e nonostante sia un euroscettico ha fatto campagna contro la Brexit nel referendum del 2016. 
  8. MATT HANCOCK, 40 anni, segretario alla Sanità, è visto come un candidato di unità: un Remainer che ha però appoggiato il piano May per la Brexit. Anche lui sostiene che il partito debba riconquistare i giovani e ha lanciato un appello per cambiare il "tono" dei Tory.
  9. RORY STEWART, deputato 46enne, vicino alla Famiglia Reale in quanto è stato tutor dei principi William e Harry, è considerato l'astro nascente dell'ala Remainer e un sostenitore di una Brexit "soft". 
  10. ESTHER MCVEY, 57 anni, ex presentatrice televisiva pro-Brexit, ha lasciato la poltrona di ministro del Lavoro e delle pensioni a novembre, in polemica con l'accordo May per l'uscita del Regno Unito dalla Ue. McVey ha dichiarato di volersi candidare alla leadership del partito, perché ritiene di avere sufficiente sostegno "da parte dei colleghi".

 

 

 



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