Perché in Usa nascono più tartarughe maschio che femmina. Uno studio

"Fiocco azzurro" influenzato dall’inquinamento da mercurio? Cosa hanno scoperto i ricercatori del Virginia Tech, pubblicato su Biological Conservation

Perché in Usa nascono più tartarughe maschio che femmina. Uno studio

L’inquinamento da mercurio e l’ombra dei campi coltivati in Usa stanno facendo nascere più tartarughe maschi che femmine. A differenza degli umani, infatti, il sesso delle tartarughe viene determinato dalle condizioni del terreno in cui le uova sono deposte. Tra queste, si legge sull’Independent, determinante è anche la temperatura. E ciò spiega l’eccesso di femmine nell’Oceano Pacifico, vittima inerme del riscaldamento globale. Nello stato americano della Virginia, invece, sta accadendo esattamente il contrario, almeno secondo uno studio di un team di ricercatori del Virginia Tech, pubblicato su Biological Conservation.

Mercurio e campi coltivati, i nemici delle tartarughe

Secondo un team di scienziati la combinazione del raffreddamento delle terre coltivate e dell’inquinamento da sostanze chimiche, come il mercurio, ha influenzato le nascite. “Il nostro studio dimostra come le azioni messe in pratica dall’uomo ogni giorno hanno delle ripercussioni sulla vita degli animali selvatici”, ha dichiarato William Hopkins, esperto di conservazione delle specie al Virginia Tech.

Un nido nel posto sbagliato

Le tartarughe femmine gravitano intorno ai terreni coltivati per costruire il nido. Lo fanno all’inizio dell’estate, quando i campi sono spogli e soleggiati, ma secondo il professor Hopkins e i suoi colleghi questa è una mossa sbagliata. “Sono attratte più dalle terre coltivate che dagli habitat naturali e ciò ha delle conseguenze sulla riproduzione”. Su quei campi coltivati presto crescerà il raccolto che farà ombra ai nidi di tartarughe, determinando a quanto pare il fiocco azzurro alla nascita. Così come un alto livello di mercurio nel sangue. E le conseguenze possono essere disastrose e portare all’estinzione.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it