Sette mesi fa il sequestro degli italiani, le tappe e i lati oscuri

Roma, - Fausto Piano e Salvatore Failla, i due ostaggi italiani uccisi a Sabrata, in Libia, erano stati rapiti ad altri due dipendenti della Bonatti il 19 luglio 2015 nella zona di Mellitah, a 60 chilometri da Tripoli, mentre rientravano dalla Tunisia. Piano, 60 anni, era originario di Capoterra, vicino a Cagliari, mentre Failla, 47 anni, era siracusano.

Gli altri ostaggi sono Gino Pollicardo, 55enne ligure di Monterosso, e il 65enne Filippo Calcagno di Enna. Le dinamiche del rapimento non sono mai state chiarite del tutto, vista la difficile condizione in cui versa il Paese nordafricano e la mancanza di una rivendicazione. Nella zona era attivo l'Esecito delle tribu' (Jeis al Qabail), una milizia tribale ostili ai miliziani islamici di Alba libica (Fajr) che controllano Tripoli. Ma si e' parlato anche di un coinvolgimento dell'Isis o dell'atto di banditi che volevano chiedere un riscatto. Smentita invece l'ipotesi di una vendetta degli scafisti per gli arresti eseguiti in Libia pochi giorni prima del sequestro. La Farnesina, gia' prima del rapimento, aveva invitato tutti i connazionali a lasciare il Paese evidenziando l'estrema difficolta' della Libia (nel febbraio 2015 era anche stata chiusa l'ambasciata a Tripoli). (AGI)