La sfida della Russia alla Cina per riprendersi l'Africa

In un forum a Sochi, il presidente Putin cerca di gettare le basi per una nuova cooperazione con il continente ricco di risorse naturali, trent'anni dopo il collasso dell'Urss e la fine dell'influenza sovietica

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Ekaterina Lyzlova / Sputnik
Il vertice di Sochi tra Russia e Africa

Poco coinvolto finora nel continente africano, il presidente russo Vladimir Putin, presiede mercoledì e giovedì il primo 'Summit e Forum economico Russia-Africa'; ed è la prova della crescente attenzione di Mosca alla regione dove finora Cina e l'Occidente l'hanno fatta da padrone.

Con una cinquantina di leader presenti e varie migliaia di partecipanti, l'obiettivo del summit è mostrare, come ha spiegato il Cremlino, che la Russia "ha molto da offrire agli Stati africani". Putin sta  accelerando la spinta per conquistare la sua fetta di influenza e di affari in Africa (nella cui regione subsahariana è stata appena tre volte negli ultimi 20 anni, sempre con destinazione Sudafrica) e si propone come partner senza precondizioni.

Mercoledì 23 ottobre sarà proprio il leader del Cremlino ad aprire il summit, a Sochi, sul Mar Nero, dinanzi a 47 leader africani, tra cui l'egiziano Abdel Fattah al Sisi, co-presidente dell'evento con l'omologo russo. Il tono dell' 'offensiva' russa sull'Africa lo ha dato Putin, avvertendo della crescente competizione tra superpotenze per il Continente nero e accusando l'Occidente di sfruttare le risorse africane.

"Una serie di Paesi occidentali sta ricorrendo a pressioni, intimidazioni e ricatti alla sovranità dei governi africani", ha dichiarato il leader del Cremlino, in un'intervista all'agenzia Tass, in cui non ha fatto riferimenti espliciti alle nazioni, un tempo potenze coloniali. "Usano questi metodi per provare a recuperare, in una nuova forma, l'influenza e il dominio perduti nelle loro ex colonie e fanno la corsa per estrarre il massimo del profitto e sfruttare il Continente", ha denunciato, mettendo a confronto l'approccio di Mosca che, invece, si offre di aiutare "senza condizioni politiche o di altro genere" e di abbracciare il principio di non ingerenza negli affari interni di altre nazioni. Putin ha promesso che il suo Paese non parteciperà a una "nuova spartizione" delle ricchezze africane, ma che è pronto a impegnarsi nella cooperazione, con investimenti nei prossimi cinque anni per "miliardi di dollari".

Ha poi definito il summit un evento "senza precedenti", che riunirà tremila delegati, non solo politici, ma anche del mondo del business. Per il Cremlino, si tratta della possibilità di risuscitare le buone relazioni del tempo sovietico e costruire nuove alleanze, per rafforzare l'economia russa ancora oggetto delle sanzioni occidentali. E dopo la riconquistata influenza in Medio Oriente, Putin mira a consolidare le sue credenziali di player globale: il summit si apre il giorno dopo i colloqui - sempre a Sochi - con il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, sulla crisi siriana, in cui è diventato mediatore tra Turchia, Siria e curdi.

Mosca è stato un attore cruciale nel Continente africano in epoca sovietica, quando ha appoggiato movimenti indipendentisti e addestrato una generazione di leader politici.

I rapporti, però, hanno subito un declino col collasso dell'Unione sovietica, nel 1991, e negli ultimi anni è stata la Cina a emergere come potenza straniera più presente nel Continente, costringendo la Russia a pianificare la rimonta. Mosca, in qualche modo, si muove sulla falsa riga di Pechino.

Per espandere la sua influenza, la Repubblica popolare, nel 2000, ha lanciato il 'Forum sulla cooperazione Cina-Africa' e investito decine di miliardi di dollari nel Continente. La Russia non ha le stesse capacità economiche, ma come il suo 'alleato' cinese, + pronta a sostenere leader africani con un curriculum controverso, in termini di diritti umani, in cambio dell'accesso alle ricchezze della regione.

I leader di ex Stati clienti dell'Urss, come l'Angola e l'Etiopia, saranno presenti a Sochi, insieme ai rappresentanti di Paesi dove l'impegno di Mosca è stato tradizionalmente piu' basso, come la Nigeria e il Ghana. Al momento, la presenza economica e commerciale della Russia in Africa è relativamente contenuta, è paragonabile a quella della Turchia, anche lei in cerca di espansione nel Continente.

In tutto, i rapporti commerciali con l'Africa ammontano a circa 20 miliardi di dollari, nel 2018, 10 volte meno di quelli con la la Cina. Per lo più, le relazioni si basano sulle forniture di armamenti: tra il 2014 e il 2018, la Russia ha coperto il 49% dell'import di armi in Africa settentrionale e il 28% dell'export totale di armamenti verso l'Africa sub-sahariana, secondo l'International Peace Research Institute di Stoccolma. Mosca, ora, vuole "concentrare i suoi sforzi sulle aree, in cui ha un vantaggio competitivo: non più solo armi, ma energia nucleare e idrocarburi, ha spiegato a Afp Evgheni Korendyasov, esperto dell'Istituto per gli Studi africani di Mosca ed ex ambasciatore in Burkina Faso e Mali.

L'Africa è anche un'importante fonte di minerali, come il manganese e il cromo, di cui la Russia ha disperatamente bisogno. Negli ultimi anni, la Russia ha chiuso una serie di accordi militari con diversi Paesi africani e si ritiene che nel Continente siano migliaia i contractor privati russi in servizio. In Libia, secondo diversi media, i mercenari russi combattono a fianco del comandante Khalifa Haftar e in Mozambico hanno aiutato il governo a contrastare i jihadisti.

Per gli analisti, però, la Russia è ben lontana da poter competere con Cina e Occidente in Africa nel medio termine. "La Russia non è l'Urss", ha spiegato Paul Stronski del think tank Carnegie Endowment for International Peace, "manca delle risorse, dell'ideologia e dell'appeal dei suoi predecessori". 



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