Putin e Conte vogliono imporre il cessate il fuoco in Libia

I due leader, dopo l'incontro a Roma, si sono trovati d'accordo soprattutto su un tema: "L'equilibrio instabile può innescare una escalation che avrebbe ripercussioni sulla sicurezza delle infrastrutture energetiche"

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 ILIYA PITALEV / SPUTNIK
Conte e Putin

Un immediato cessate il fuoco e una soluzione politica in grado di evitare l'esplodere della crisi umanitaria: la Libia, dopo l'escalation militare che ha causato un centinaio di morti in un campo per migranti, irrompe nei colloqui tra il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Più diretto Vladimir Putin per il quale la responsabilità di aver distrutto lo Stato libico è della Nato e alla Nato spetta il compito di imporre il cessate il fuoco: "Abbiamo osservato il caos e la lotta tra vari gruppi paramilitari, non dobbiamo portare noi un ruolo di stabilizzatori, dobbiamo chiederlo a chi lo ha deteriorato". I due, riferisce Conte in conferenza stampa, condividono la stessa preoccupazione per una situazione che rischia di degenerare compromettendo anche le infrastrutture energetiche del Paese.

Con il presidente Putin "abbiamo parlato in particolare della Libia e condiviso il convincimento che l'equilibrio instabile possa innescare una escalation che avrebbe ripercussioni sulla sicurezza delle infrastrutture energetiche", dice Conte davanti ai giornalisti schierati nel cortile d'onore. Quello della Libia "è un dossier strategico per l'Italia, un dossier che seguiamo costantemente".

Il premier ha poi ricordato di avere avuto "occasione per confrontarsi con vari leader" su questo argomento, anche a margine del G20 di Osaka. E con il presidente Putin "si è convenuto sul punto che l'opzione militare non porta da nessuna parte, genera violenza, instabilità e prelude a crisi umanitarie di difficile gestione". Per questa ragione, Conte ha voluto lanciare un appello anche al premier libico Fayez Al-Serraj al quale il premier attribuisce "un compito di grande responsabilità, fare di tutto perché crisi umanitarie non esplodano in tutta la loro ampiezza".

Il presidente russo ribadisce la sua linea di sostegno al dialogo con Al-Serraj, da una parte, e con il generale Haftar dall'altra: "Noi dobbiamo unire i nostri sforzi anche con gli amici italiani per ristabilire il dialogo fra le parti in conflitto e ristabilire il funzionamento delle istituzioni internazionali".

Altro capitolo del colloquio riguarda le sanzioni che l'Unione Europea ha inflitto alla Russia dall'esplodere della crisi in Ucraina. Sanzioni che, spiega Putin, negli anni hanno danneggiato tutti: i lavoratori che perdevano il loro impiego, le aziende che non esportavano, le amministrazioni pubbliche che non incassavano quanto previsto dall'imposizione fiscale.

Dopo aver rivendicato che "sulle sanzioni nei confronti della Russia il mio governo ha sempre avuto una posizione molto lineare", Conte ha sottolineato che "l'Italia è devota all'obiettivo di superare questo stato di rapporti tra Unione Europea e Russia", Paese che per il premier può e deve svolgere "un attore ineludibile" nel tentativo di risolvere le crisi internazionali.

A margine di tutto questo, ci sono i rapporti economici e commerciali tra i due Paesi. Conte definisce la Russia "una grande opportunità per l'Italia". Una opportunità che l'Italia intende sfruttare al massimo, facendo leva anche per l'interesse culturale che il nostro Paese suscita tra i cittadini russi: "L'Italia e' la seconda manifattura d'Europa, non deve avere paura della globalizzazione e la Russia rappresenta il quinto mercato del nostro export. Sono in corso progetti in ogni settore della cooperazione economica e grande attenzione e' riservata alle piccole imprese e alle startup innovative".



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