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Islam moderato e innovazione. Così il principe Salman vuole cambiare l'Arabia Saudita

Sul Mar Rosso sorgerà una "smart city" da 500 miliardi di dollari

 Il principe Mohammad bin Salman

Ci sono casi nei quali i gradi si guadagnano sul campo anche nelle casate reali. Ne sa qualcosa Muhammad bin Nayef, il cinquattottenne erede alla corona saudita fino allo scorso 20 giugno, quando - come raccontò il New York Times - venne convocato in un palazzo della Mecca e trattenuto per ore, finché non avesse rinunciato alla sua legittima pretesa al trono. Il diritto alla successione passò a un giovane con poco più della metà dei suoi anni: Muhammad bin Salman, classe 1985, che già prima di diventare principe ereditario aveva dato prova di visione e dinamismo, facendosi notare nelle cancellerie internazionali come l'uomo che aveva le idee giuste per portare la petromonarchia nel futuro.

La carriera lampo del giovane principe

Il 23 gennaio 2015 era stato ministro della Difesa, ruolo dal quale guiderà l'operazione Tempesta Decisiva, i bombardamenti a tappeto in Yemen contro i ribelli Houthi di religione sciita sostenuti dall'Iran, avversario di sempre di Riad. Sei giorni dopo avrebbe assunto un ulteriore incarico, quello di Presidente del Consiglio per gli Affari Economici e di Sviluppo. In questa veste l'energico principe sarà l'architetto e l'ispiratore principale di Vision2030, l'ambiziosissimo piano per rendere l'Arabia Saudita indipendente dagli idrocarburi entro il 2030. Un'indipendenza che avrà un prezzo: la necessità di creare milioni di posti di lavoro per i cittadini che, finora mantenuti dalle ricche entrate petrolifere, dovranno cercare un'occupazione. Dove la troveranno? La risposta è "Neom". Questo il nome dell'avveniristica città che Mohammad bin Salman intende far sorgere sul Mar Rosso, al confine con Egitto e Giordania. Cinquecento miliardi di dollari l'investimento previsto.

Una Hong Kong araba a zero emissioni

Il progetto è stato annunciato martedì durante una conferenza con gli investitori e approfondito in un'intervista al Guardian. "Siamo un Paese del G20, una delle più grandi economie mondiali. Siamo in mezzo a tre continenti. Cambiare in meglio l'Arabia Saudita significa aiutare l'area e il mondo a cambiare. È quanto stiamo provando a fare ora e spero che avremo il sostegno di tutti", ha spiegato Salman.

Neom sarà una vera e propria zona economica speciale su 26.500 chilometri quadrati che, sorta di Hong Kong araba, resterà sotto la sovranità saudita ma avrà autonomia amministrativa. L'ambizione è raccogliere i migliori talenti di Europa, Asia e Africa per dare luogo a un hub globale di eccellenze nei più diversi settori industriali, dall'energia alla biotecnologia. Il tutto a zero emissioni: Neom dovrà essere alimentata solo dall'energia solare ed eolica. Sarà la città "più sicura, più efficiente, più orientata al futuro del Regno", spiega una nota, "il miglior posto dove vivere e lavorare". Il che significa anche sperimentare una società più aperta, sul modello di Dubai, dove uomini e donne possono bagnarsi sulla stessa spiaggia. 

 Il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, con il principe Salman

"Basta estremismo, vogliamo una vita normale"

Che la modernizzazione tecnologica debba accompagnarsi a una modernizzazione dei costumi è ben chiaro al principe Salman. Consentire alle donne di guidare è solo l'inizio. Nella nuova Arabia Saudita non ci sarà più spazio per quella rigida interpretazione dell'Islam sunnita che è stata la base dottrinale della dinastia. Si tornerà alla fine degli anni '60, ai tempi di Faysal, il re che concesse alle donne il diritto all'istruzione. "Ciò che è accaduto negli ultimi trent'anni non è l'Arabia Saudita. Quello che è successo nell'area negli ultimi trent'anni non è il Medio Oriente", ha dichiarato il principe, "dopo la rivoluzione iraniana nel 1979, si volle copiare quel modello in diversi Paesi, tra i quali l'Arabia Saudita. Non sapevamo che fare e il problema si espanse in tutto il mondo. Ora è il tempo di risolverlo".

"Stiamo semplicemente tornando a credere in ciò che credevamo", ha proseguito, "un Islam moderato aperto al mondo e a tutte le religioni. Il 70% dei sauditi ha meno di trent'anni e, onestamente, non sprecheremo trent'anni della nostra vita a combattere convinzioni estremiste. Le distruggeremo immediatamente. Vogliamo una vita normale. Una vita nella quale la nostra religione si traduca in tolleranza".

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