Macron presidente, la 'remuntada' dell'Ue

Dopo Austria e Olanda, antieuropeisti e populisti sconfitti anche in Francia. Il neopresidente: "Ritroviamo l'ottimismo"

Macron presidente, la 'remuntada' dell'Ue

“Un nuovo inizio per l'Europa. La Remuntada”. il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, ha usato un termine calcistico per salutare la vittoria di Emmanuel Macron nelle elezioni presidenziali in Francia. “La Rimonta”.

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Tre gol contro il populismo

Dopo la Brexit e l'elezione di Donald Trump, l'Europa ha segnato 3 gol nella riscossa contro il populismo. Perché il successo di Macron, che ha fatto apertamente campagna a favore dell'Ue in un paese tradizionalmente sovranista, è la terza vittoria di seguito degli europeisti in elezioni di rilevanza nazionale e continentale. A dicembre era stato l'ecologista Alexander Van der Bellen a battere il candidato dell'estrema destra anti-europea, Norbter Hofer, nelle presidenziali in Austria. A marzo, l'eurofobo Geert Wilders è stato tenuto a freno dai partiti europeisti – i liberali conservatori di Mark Rutte, i liberali di sinistra dei D66 e i versi di GroenLinks – nelle elezioni politiche in Olanda. Nel frattempo, un po' ovunque in Europa i populisti di destra e di sinistra sembrano perdere terreno. In Germania, la cancelliera tedesca Angela Merkel e la sua Cdu sono tornate a essere le favorite in vista delle elezioni politiche di settembre, mentre Alternativa per la Germania perde costantemente terreno nei sondaggi senza riuscire a sfondare nei diversi voti regionali che si sono susseguiti negli ultimi mesi. In Finlandia, i Veri Finlandesi hanno perso il 4 per cento alle ultime elezioni locali. In Spagna Podemos e il suo leader Pablo Iglesias hanno perso terreno nelle politiche dello scorso giugno e non sembrano in grado di crescere più nei sondaggi. In Grecia il partito del premier greco Alexis Tsipras, Syriza, è stato doppiato nei sondaggi dai conservatori di Nuova Democrazia.

Londra ha suonato la sveglia

La Brexit sembra essere servita da sveglia. L'ultimo Eurobarometro, pubblicato pochi giorni prima delle elezioni in Francia, ha registrato un netto aumento dell'attaccamento degli europei all'Ue. Secondo il 57% di loro, l'appartenenza all'Ue è una “cosa positiva”, 4 punti in più rispetto a settembre. Solo il 14% degli europei ritengono che l'Ue sia una “cosa negativa”. Le manifestazioni a favore dell'Europa si stanno diffondendo un po' ovunque. In Germania, il movimento Pulse porta ogni domenica migliaia di persone nelle piazze con la bandiera europea. Nel Regno Unito le dodici stelle sono diventate il simbolo della resistenza alla Brexit. Nell'Est la bandiera dell'Europa viene usata per resistere alle politiche dei governi ultra-nazionalisti di Polonia e Ungheria che mettono in discussione i diritti conquistati con l'ingresso nel club dell'Ue. Il 7 maggio del 2016 240 mila persone avevano manifestato a Varsavia con le dodici stelle per sostenere la Commissione europea nel braccio di ferro con il governo ultra-nazionalista polacco. Un anno dopo, il primo maggio scorso, 10 mila persone sono scese nelle strade di Budapest con le bandiere europee per protestare contro Viktor Orban e la sua iniziativa “Stop Brussels”. Ma le elezioni in Francia, Olanda e Austria hanno un significato ancor più importante per il fatto che i vincitori hanno scelto esplicitamente di fare campagna a favore dell'Unione Europea, nel momento in cui Bruxelles è contestata per le varie crisi – economica, migratoria, di sicurezza – che hanno colpito l'Europa negli ultimi 10 anni.

Il neopresidente: "Ritroviamo l'ottimismo"

Per Macron l'Inno alla Gioia

Simbolo forte, Macron ha scelto di arrivare davanti al Louvre ieri sulle note dell'Inno alla Gioia di Beethoven, che è l'inno anche dell'Europa. Per molti aspetti, sull'Europa il leader di En Marche! è stato un candidato di rottura per gli standard francesi. Aldilà di Marine Le Pen, sia il Partito Socialista sia i Republicains hanno espresso sempre posizioni sovraniste scettiche, se non ostili, nei confronti dell'Europa. Macron, invece, ha fatto dell'Europa la sua bandiera elettorale, in una sorta di referendum bis dopo il “no” dei francesi nel 2005 al trattato costituzionale, che aveva provocato la prima grave battuta d'arresto dell'Ue. Liberalismo in economia, promessa di ridurre il debito e il deficit, apertura alla globalizzazione: Macron ha portato su di sé alcune delle politiche più contestate dell'Ue. Il nuovo presidente francese ha detto in modo esplicito di volersi alleare con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, per rilanciare l'Europa. Il suo ingresso all'Eliseo rischia di mettere in difficoltà altri paesi che, finora, erano riusciti a sfruttare le divisioni tra Parigi e Berlino, primi fra tutti l'Italia che protesta contro “burocrati di Bruxelles” e la rigidità sullo “zero virgola”. “Lungi dal tirare la volata a Matteo Renzi, sui conti e le riforme Macron lo costringerà a scegliere tra essere l'Orban di sinistra e il programma Monti-Napolitano”, confida una fonte diplomatica. Nella partita con il populismo, l'arbitro non ha ancora fischiato la fine e il rischio che l'Ue subisca altri gol c'è. La battaglia “non è vinta”, ha avvertito il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. Ma rimane un fatto: Macron dimostra che gli europeisti non solo non sono più sulla difensiva, ma possono perfino vincere le elezioni.