Perché l'amministrazione Trump ha perso un altro pezzo

Salta la nomina di Andrew Puzder, designato come ministro del Lavoro. Parte dei Senatori Repubblicani gli aveva negato il sostegno. 

Perché l'amministrazione Trump ha perso un altro pezzo
Andrew Puzder 

L’amministrazione Trump perde un altro pezzo. Dopo le dimissioni del Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Michael Flynn, costretto ad abbandonare per aver mentito sui suoi contatti con la Russia, il presidente ha perso anche il ministro del Lavoro designato, Andrew Puzder, a capo di una grande catena di fast food, la Cke Restaurants. Puzder ha rinunciato al ruolo in vista della riunione al Senato per la ratifica della sua nomina.

Ratifica che, secondo i timori di molti senatori repubblicani, non sarebbe andata in porto. Il Grand Old Party ha una maggioranza risicata di 52 voti su 100. E i Repubblicani pronti a negare il loro sostegno a Puzder sarebbero stati almeno dodici, rivela il Washington Post. A constatarlo, secondo fonti riservate, sarebbe stato il leader della maggioranza Gop al Senato, Mitch Mc Connell. I Democratici, invece, cantano vittoria e chiedono a Trump di nominare “qualcuno che difenda i diritti dei lavoratori invece di sopprimerli”.

Resosi conto della mancanza dei numeri necessari, Puzder ha annunciato su Twitter e in una nota che "ritirava la sua nomina", dicendosi "onorato per essere stato considerato e grato a tutti quelli che mi hanno sostenuto".

 

La domestica clandestina e le accuse di abusi contro i dipendenti

Contro Puzder, che nel 2016 aveva versato 332 mila dollari alla campagna di Trump, l'accusa di abusi avanzata dalla moglie ed il mancato pagamento di tasse sui dipendenti clandestini della sua azienda, cosa molto difficile da digerire per i sostenitori dell'immobiliarista newyorchese salito alla Casa Bianca. A questo si aggiunge, l'assunzione di una domestica immigrata clandestina

Proprio per questo, accusano alcuni Repubblicani, Puzder si era espresso in modo critico contro il pugno duro di Trump sull’immigrazione. E proprio per questo la National Review, tra le più importanti testate conservatrici, si era scagliata duramente contro la nomina con un articolo intitolato 'No to Puzder', intensificando nel 'Gop' un dibattito già feroce.

Puzder, n.1 della catena di fast food, ignota in Europa ma molto diffusa negli Usa, 'Cke', era finito nel mirino di coloro che avrebbero per primi dovuto sostenere la sua nomina non solo per la sua ostilità allo stesso concetto di paga oraria minima ma anche per aver ammesso di non aver pagato le tasse per i suoi dipendenti clandestini. Non solo. Puzder, ricorda Cnbc, si era spinto fino a sostenere - in controtendenza con l'impegno di Trump per un aumento dei posti di lavoro negli Usa - di sostituire i dipendenti dei fast food con robot.

“Voglio ringraziare il presidente per la sua nomina. Voglio anche ringraziare la mia famiglia e i miei molti sostenitori : dipendenti, aziende, amici e persone che hanno sollevato la loro voce in lode e in speranzoso ottimismo per le politiche e le idee nuove che avrei portato all’America come ministro del Lavoro”, è il comunicato rilasciato da Puzder, ““anche se non farò parte dell’amministrazione, sostengo pienamente il presidente e il suo team altamente qualificato”.