10 years challange per Obama. Dieci anni fa giurava da presidente. E ora?

Ancora fascinoso per la base del partito democratico, l'ex presidente ha qualcosa in mente. E lo fa capire con un sorriso

10 years challange per Obama. Dieci anni fa giurava da presidente. E ora?

Che fine ha fatto Barack Obama? Dieci anni fa l’ex presidente degli Stati Uniti scriveva una pagina di storia non solo americana: il primo uomo di colore a divenire l’Uomo più Potente della Terra. Entrava trionfante nello Studio Ovale della Casa Bianca acclamato dall’America liberal e progressista, odiato (il termine sarebbe divenuto di moda più tardi) dall’America conservatrice e dei Tea Party.

Un'eredità che fatica a resistere

Nel suo doppio mandato Obama ha scritto altre pagine di grande rilevanza. Ha varato L’Obamacare, la riforma sanitaria che per la prima volta introduce negli Stati Uniti il principio che tutti i cittadini hanno diritto all’assistenza. Nonostante i ripetuti tentativi, i repubblicani non sono riusciti ad eliminarlo. Poi ha tentato (ma la cosa è riuscita solo a metà) di avviare un dialogo con i paesi musulmani da portare nell’orbita delle democrazie. Ha vinto un Nobel per la Pace, è intervenuto militarmente in Siria (Trump se ne sta andando ora) e aperto all’Iran (Trump ha cancellato tutto).

Il giorno della speranza

Dieci anni fa la sintesi del suo ingresso alla Casa Bianca la dette, efficacemente. Steven Spielberg. Disse: “Incredibile vedere così tanta speranza in una sola inquadratura”. Quella in cui Obama giurava sulla Bibbia e poi ricordava: “Mio padre, 60 anni fa, non era servito al ristorante”. E poi passava ad enunciare, scrutato da una Michelle in abito dorato: sconfiggeremo la minaccia del surriscaldamento globale; avvieremo una nuova epoca di responsabilità; con l’Islam avvieremo un nuovo approccio basato sul rispetto reciproco. Ad ascoltarlo, insieme a George W. Bush, un Dick Cheney in sedia a rotelle (oggi Hollywood lo omaggia a modo suo con “Vice”) ed un Ted Kennedy ormai malato terminale di cancro. Sarebbe morto di lì a poco, ma prima ebbe modo di vedere compiuto il processo di riconoscimento dei diritti civili avviato dal fratello John Fitzgerald.

A corrente alternata

Oggi Obama alterna momento di grande esposizione mediatica con periodi di silenzio. Di solito gli ex presidenti prendono a battere il Paese con giri di conferenze e presentazioni dei loro libri di memorie. Lui si è ritagliato un ruolo indirettamente più politico, anche se lontano dal centro del palcoscenico. Si pone come coscienza morale di un’America che, fino alle recenti elezioni di metà mandato, pareva del tutto orientata a destra ed ammaliata dalla narrazione di Trump e dei repubblicani.

Ragion per cui l’ex presidente, il cui fascino sulla base democratica è rimasto quasi intatto anche grazie al fallimento politico di Hillary Clinton, cura ancora l’immagine avendo cura di farsi chiedere sotto Natale la lista dei suoi libri e dei suoi dischi preferiti, e poi magari parte per il Sudafrica per ricordare Nelson Mandela in quello che ha tutta l’aria di essere un discorso programmatico. Così ha fatto in vista delle elezioni di metà mandato, qualche frutto la sua scelta lo ha dato, se è vero che la donna più potente di Washington in questo momento non è Hillary, e nemmeno Melania, ma Nancy Pelosi. Fu lui a suonare la carica per primo, con la commemorazione dell'ex rivale John McCain attorno alla cui bara si riunirono tutti i nemici di Trump (anche George W.).

10 years challange per Obama. Dieci anni fa giurava da presidente. E ora?
  Funerali John McCain, il discorso di Barack Obama

Un vero politico non smette mai

Ugalmente, Obama si fa avvistare dai media in chino e button-down mentre passeggia per le vie di Georgetown – altro luogo di memorie democratiche e kennediane – insieme a Joe Biden, il suo ex vicepresidente. Reunion di vecchie glorie? Mica tanto, se si considera che Trump è uscito ammaccato dalle elezioni di metà mandato, ha i suoi guai con il Russiagate e, soprattutto, è già partita la corsa alle presidenziali del 2020. Biden, non sfugga, è indicato tra i possibili aspiranti.

Del resto Elizabeth Warren, la senatrice del Massachusetts che piace ai liberal, lo ha già detto esplicitamente che sarà della partita. Obama e Biden sono più centristi, e con il tramonto della stella di Hillary Clinton un posto da aspirante è rimasto vuoto. Per Biden? Forse. Ma se Hillary e Nancy sono donne, perché non pensare ad un altro elemento, che sia democratica, ammaliatrice e legata agli anni d’oro di Obama.

Un profilo che soddisfi questi requisiti c’è. Forse non è un caso se Obama, alla domanda sul suo liibro preferito tra quelli usciti nel 2018, risponda con un sorriso a trentadue denti: “Come potrei rispondere diversamente ….”. Lo scorso anno le librerie di Washington erano piene delle memorie di un altro appartenente al clan Obama. Michelle.



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