Non c'è legame tra Rahami e Isis, nessuna cellula a NY

Bombe a Manhattan e in New Jersey, preso l'afghano in fuga

Non c'è legame tra Rahami e Isis, nessuna cellula a NY
   Ahmad Khan Rahami

New York - Non ci sono apparenti legami tra il terrorismo di matrice jihadista e Ahmad Khan Rahami, il 28enne di origine afghana accusato di tentato omicidio in relazione alle bombe dello scorso week end a New York e in New Jersey, ferito e arrestato dopo una sparatoria con la polizia. Rahmani non starebbe collaborando con gli inquirenti. Al momento l'uomo resta in ospedale dopo essere rimasto ferito nella sparatoria con agenti di polizia a Lindend, in New Jersey, prima del suo arresto. Non sono invece state ancora formalmente presentate le accuse a livello federale relative alle esplosioni. 

"Odiava l'America e i gay", ha detto in un'intervista a FoxNews, Maria, la madre della figlia di Rahami. Conoscenti del sospettato citati dal New York Times, hanno parlato di "un cambiamento nei comportamenti e nelle sue abitudini religiose, avvenuti dopo un presunto viaggio in Afghanistan, suol Paese natale". 

Lo stesso New York Times, citando fonti delle forze dell'ordine, riferisce un dettaglio inquietante: nel 2014 Rahami era stato denunciato alla polizia dal padre: l'uomo aveva detto che il figlio era un terrorista e l'Fbi aprì un fascicolo. Accadde quando Rahami venne arrestato dopo una lite in famiglia e accusato di avere accoltellato il fratello. L'informazione venne inoltrata alla Joint Terrorism Task Force guidata dall'ufficio dell'Fbi di Newark, che aprì una semplice procedura di "accertamento", il grado più basso tra i vari livelli di indagine, e interrogò il padre di Rahami, che però ritrattò la dichiarazione fatta alla polizia. Un funzionario, interpellato sulla questione, spiegò che il padre aveva lanciato l'accusa perché arrabbiato con il figlio. Non è chiaro se lo stesso Ahmad Rahami sia stato mai interrogato dagli agenti federali.

Il quotidiano newyorchese riferisce anche che Rahami aveva con sé un taccuino contenente frasi inneggianti al jihadismo. In una sezione del taccuino, perforata da un proiettile e coperta di sangue, Rahami aveva scritto frasi riguardanti "l'uccisione dei kuffar", o infedeli.

Il governatore di New York, Andrew Cuomo, ha riferito alla Cnn che Rahami "e' andato piu' volte in Afghanistan e in Pakistan, dove si trovava sua moglie, ma al momento non abbiamo prove di legami con l'Isis, i talebani, che possano spiegare il suo comportamento". Al momento inoltre, "non ci sono indicazioni della presenza di una cellula terroristica operativa in citta' o nell'area", come era invece stato ipotizzato in un primo momento. Lo ha dichiarato il vicedirettore dell'Fbi a York, Bill Sweeney.

Il sindaco di New York Bill de Blasio ha assicurato che non ci sono altre persone ricercate per le due bombe di sabato sera nel quartiere di Chelsea a New York, una delle quali e' esplosa ferendo 29 persone, per i cinque ordigni del tipo pipe-bomb (tubo-bomba) trovati in uno zaino nei pressi della stazione ferroviaria di Elizabeth, in New Jersey. Da parte sua Chris Bollwage, sindaco di Elizabeth, dove risiedeva Rahami, ha riferito che il 28enne "non era noto alla polizia".

Rahami e' accusato per ora di tentato omicidio e possesso di arma da fuoco. Le immagini delle tv locali hanno mostrato il 28enne disteso su una barella e con il braccio destro sanguinante e fasciato, mentre veniva introdotto in una ambulanza. Secondo alcune fonti, dopo la cattura, l'uomo e' stato operato "almeno a una gamba". (AGI)