La lunga notte delle trattative sulle nomine Ue. Un retroscena

Dodici ore di incontri nei gruppi e bilaterali tra Paesi. La scelta dell'olandese Timmermans alla guida della Commisione sembrava cosa fatta, poi le resistenze dei popolari. Il punto della situazione

nomine ue commissione notte trattative
WIKTOR DABKOWSKI / DPA PICTURE-ALLIANCE
Juncker e Timmermans

Dopo 12 ore di colloqui e quasi sette di incontri bilaterali serrati, i capi di Stato e di governo della Ue non hanno ancora trovato un accordo sulle nomine. Il presidente del Consiglio, Donald Tusk ha sospeso ieri sera alle 23 il summit nel suo formato a 28 per iniziare una vera e propria maratona negoziale con i leader, che al momento non ha portato ad un accordo.

Dopo un primo giro di faccia a faccia senza esito, Tusk ha ripreso un nuovo round di bilaterali mentre su Bruxelles spuntava l'alba. A che punto sia la trattativa non è chiaro, così come è difficile dire quali siano le chance di portare a casa un risultato nella giornata di oggi. Fonti diplomatiche parlano di 50% di possibilità di successo.

Per sbloccare l'impasse, Tusk starebbe testando i leader anche sulla eventualità di scegliere oggi il presidente della Commissione e rinviare ad un momento successivo la scelta del presidente del Consiglio e dell'alto rappresentante per la politica estera. Per ora, l'ipotesi che sembra restare in piedi è quella sul nome di Frans Timmermans alla presidenza della Commissione, mentre la presidenza del Parlamento e quella del Consiglio dovrebbero andare ai Popolari. Ma i giochi sono ancora aperti e gli incontri tra i leader continuano.

Il film della lunghissima giornata comincia nella tarda mattinata di ieri, quando Tusk, dopo aver consultato le principali forze politiche del Parlamento, arriva in Consiglio con il nome di Timmermans in tasca, convinto di portare a casa l'accordo raggiunto a Osaka alla fine della scorsa settimana tra la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron e i premier olandese e spagnolo Mark Rutte e Pedro Sanchez. Ma poco prima dell'inizio del summit l'intesa si infrange contro il 'no' dei paesi di Visegrad, ma soprattutto contro il muro del Ppe.

Numerose delegazioni nazionali del Partito Popolare europeo, dagli spagnoli ai baltici, dai francesi (che secondo alcune fonti avrebbero addirittura minacciato di abbandonare il gruppo), ai portoghesi, dall'Irlanda fino alla stessa Forza Italia, alzano le barricate e bocciano la proposta avallata dalla Merkel. Una vera e propria rivolta, del tutto inedita in un consesso in cui alla Cancelliera viene solitamente lasciata l'ultima parola.

Il messaggio dei Popolari a Merkel è chiaro: votare un socialista come successore di Jean Claude Juncker e perdere entrambe le partite su cui il Ppe si è battuto fino a oggi, ovvero il sostegno al metodo degli 'Spitzenkandidaten' e l'appoggio al proprio candidato di punta, il bavarese Manfred Weber, non è possibile. I Visegrad continuano a sparare bordate contro il socialista olandese, Viktor Orban dice che sarebbe un "errore storico umiliante" da parte del Ppe approvare la nomina di Timmermans, considerato da Budapest l'uomo che George Soros vuole alla presidenza della Commissione per "dirigere le politiche pro-immigrazione e le politiche finanziarie e economiche secondo i suoi interessi".

L'ipotesi Timmermans sembra allontanarsi, torna ad affacciarsi lo spettro di un nuovo summit straordinario il 15 luglio, mentre mancano poche ore all'inizio della sessione plenaria del Parlamento, quando l'Eurocamera inizierà a votare il suo presidente, rendendo più difficile chiudere il pacchetto di nomine.

Ma la situazione torna di nuovo a ribaltarsi nel cuore della notte. Alle 23 Tusk interrompe la sessione a 28 e convoca uno a uno tutti i leader per una batteria di bilaterali. Il segnale che qualcosa sta per cambiare arriva da un video postato su Facebook dal premier bulgaro Boyko Borissov, che lascia il palazzo del Consiglio durante la sospensione dei lavori e invita Timmermans nella sede della sua rappresentanza. "Sta emergendo un compromesso", dice il bulgaro all'olandese: "Tu sei più adatto per la Commissione, Weber per il Parlamento".

Merkel intanto prova a convincere parte della fronda Popolare a rientrare nei ranghi e si batte per portare a casa un accordo che preveda la designazione di Timmermans come successore di Jean Claude Juncker in cambio della presidenza del Consiglio Ue e del Parlamento europeo al Ppe.

Merkel e Macron vogliono chiudere, il 'gruppo Osaka' si riunisce ancora, mentre Visegrad continua a fare muro e i leader Popolari si riuniscono nella stanza a fianco. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte fa che l'Italia sta valutando la candidatura di Timmermans e rivendica "mani libere" nella trattativa, smarcandosi da Matteo Salvini che dall'Italia tuona contro la candidatura del socialista olandese. I faccia a faccia intanto continuano, in una maratona negoziale che sembra non avere fine.



Se avete correzioni, suggerimenti o commenti scrivete a dir@agi.it