La passeggiata di Michael Haddad per ridare una speranza al mondo

La passeggiata di Michael Haddad per ridare una speranza al mondo

L'attivista libanese, atleta professionista di endurance, paraplegico ma che riesce a muoversi grazie a un esoscheletro e a una camminata da lui stesso ideata, è partito idealmente da Beirut ed è arrivato sull'isola di Spitsbergen, nell'arcipelago norvegese delle Svalbard. Con lui gli italiani Pietro Sebastiani e Maria cristina Finucci

passeggiata michael haddad per ridare speranza al mondo lotta fame

AGI - Sull'isola di Spitsbergen, nell'arcipelago norvegese delle Svalbard, si è concluso il viaggio iniziato sei mesi fa a Beirut e Roma da Michael Haddad: si è concluso con l'Arctic Walk, la passeggiata di 5 chilometri per sensibilizzare il mondo sui rischi che il cambiamento climatico pone alla sicurezza alimentare e richiamare l'importanza di preservare la biodiversità.

L'attivista libanese, atleta professionista di endurance, paraplegico ma che riesce a muoversi grazie a un esoscheletro e a una camminata da lui stesso ideata, è ambasciatore di buona volontà del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp).

Haddad ha consegnato il suo 'involucro della speranza', un pacchetto contenente campioni di sementi provenienti da dodici Paesi arabi ma anche un libro di Papa Francesco allo Svalbard Global Seed Vault, la più grande 'banca' delle sementi al mondo, dove le colture sono conservate per salvaguardare la diversità genetica.

"I semi e il libro di papa Francesco trasmettono lo stesso messaggio: un messaggio di speranza. Nel mio Paese e nella mia regione, dove affrontiamo una miriade di sfide, non abbiamo altra scelta che mantenere la speranza", ha dichiarato Michael Haddad.

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"La nostra speranza è audace, fondata sulla fede nella nostra capacità di fare la cosa giusta e di agire collettivamente, nella solidarietà, al ritmo e con l'intensità necessari per arrestare l'emergenza climatica che sta precipitando e scongiurare una crisi alimentare incombente". Haddad, paralizzato dal torace in giù dall'età di sei anni a causa di un pauroso incidente su una moto d'acqua, ha utilizzato la sua particolare andatura assistita per percorrere un tratto di quasi 5 chilometri dal Museo delle Svalbard allo Svalbard Global Seed Vault a Longyearbyen. E ha consegnato semi di grano, orzo, lenticchie, ceci e altre piante foraggere provenienti da Algeria, Egitto, Iraq, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Oman, Palestina, Siria, Tunisia e Yemen.

"Haddad ha sfidato gli ostacoli della disabilità, dimostrando che la determinazione può ridefinire le capacità. La sua passeggiata consegna un importante appello da parte della nostra regione per un'azione urgente, su vasta scala e inclusiva per costruire la resilienza agli impatti devastanti dei cambiamenti climatici, in particolare sui nostri sistemi di produzione alimentare", ha osservato Khalida Bouzar, vicesegretario generale dell'Onu e 'numero due' dell'Undp, direttore dell'Ufficio regionale per gli Stati arabi.

"Il cambiamento climatico può minacciare la biodiversità agricola in molti modi, poiché aumenta i fenomeni meteorologici estremi, cambia i modelli delle precipitazioni e diminuisce le forniture di acqua dolce. Nel 'caveau' dei semi conserviamo al sicuro i duplicati dei semi di tutto il mondo come riserva per ogni evenienza", ha spiegato Asmund Asdal, coordinatore del 'caveau' delle sementi alle Svalbard.

Insieme ai semi veri e propri, Haddad ha anche consegnato un'edizione in miniatura del libro di Papa Francesco, "Perché avete paura? Non avete ancora fede", una pubblicazione edita in molte lingue e che documenta lo straordinario momento di preghiera presieduto dal Pontefice il 27 marzo 2020, nel momento più buio della pandemia di COVID-19; e ha presentato il libro, benedetto dallo stesso papa Francesco, come un seme simbolico di speranza che, all'inizio della sua passeggiata, ha consegnato allo Svalbard Museum per essere esposto al pubblico.

"I semi incarnano la vita. Sono il più grande simbolo di speranza. E quando papa Francesco ha pregato in piazza San Pietro per tutta l'umanità, ha invitato tutti noi a mantenere la speranza", ha commentato mons. Lucio Ruiz, segretario del Dicastero della Comunicazione della Santa Sede, che ha portato alle Svalbard il libro del Pontefice. Papa Francesco "ci ha anche chiesto di restare uniti e sforzarci di costruire insieme un nuovo mondo, perché nessuno può essere salvato da solo. Questa è la forza del meraviglioso gesto di Haddad. Siamo grati a lui e all'Institute for Global Dialogue and Cultural of Encounter per aver reso possibile questo momento".

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Ad accompagnare Haddad nell'Arctic Walk c'erano anche due italiani, l'ambasciatore Pietro Sebastiani e l'artista/architetto Maria Cristina Finucci. Sebastiani, già direttore generale della cooperazione italiana allo sviluppo e rappresentante permanente d'Italia presso Fao/Ifad/Wfp e Unesco, che nel suo impegno lavorativo e personale ha sempre avuto uno sguardo particolarmente attento sui più deboli, i più poveri, i più esposti alle crisi, gli invisibili, è convinto -come ha detto lui stesso- che "o ci salveremo tutti o nessuno si salvera'".

Maria Cristina Finucci, presidente dello Stato delle Isole di plastica (lo Stato il cui 'territorio' ha la più grande estensione al mondo) e della neonata Fondazione Finucci per l'arte e l'ambiente, in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani che cade proprio oggi, ha prelevato campioni di ghiaccio in vari punti del territorio e dell'Oceano artico che serviranno alle ricerche del Dipartimento di Scienze Fisiche e dell'Ambiente dell'Università di Siena. Del resto l'intera missione ha già ispirato diversi progetti d'ingegneria universitaria. Haddad si muove grazie a un esoscheletro ideato da un team di ingegneri e neurologi della Lebanese American University e dell'American University of Beirut; e gli studenti coinvolti nello sviluppo dell'esoscheletro hanno anche dovuto costruire altri strumenti per il progetto, per esempio una maschera iper-ventilata considerato che quando il giovane cammina consuma una straordinaria quantita' di energia e dunque ha bisogno di piu' ossigeno rispetto alla media delle persone: ennesima azione concreta per rispondere a una sfida.