Rafforzati i controlli e i rimpatri dei migranti nell'area Schengen   

Rafforzati i controlli e i rimpatri dei migranti nell'area Schengen   

Proposta di riforma della Commissione europea alla modifica del codice. La stretta, almeno secondo le intenzioni di Bruxelles, riguarda però i movimenti secondari, ossia i migranti approdati in un Paese Ue che si spostano in modo irregolare in un altro Paese per chiedervi l'asilo. L'Italia è senza dubbio uno dei Paesi più interessati dalla modifica

commissione europea rinforzo schengen migranti

Rifugiati arrivati in Grecia

AGI - La Commissione europea ha presentato una proposta per rafforzare Schengen (che garantisce la libera circolazione all'interno dell'Unione) limitando i controlli alle frontiere interne a un massimo di due anni, salvo casi emergenziali e molto specifici. Per farlo annuncia però una stretta per limitare i movimenti secondari dei migranti, spesso ragione che ha portato diversi Stati dei Ventisette a introdurre i controlli. Viene inoltre introdotto un meccanismo per affrontare la strumentalizzazione dei migranti, come avviene ad esempio ai confini con la Bielorussia.

"A oggi sono sei Paesi Ue che hanno controlli interni. Andando avanti di sei mesi in sei, alcuni sono a sei anni di controlli interni, ora diciamo che ci sono misure alternative per evitare ciò", ha dichiarato la commissaria agli Affari interni, Ylva Johansson, presentando la proposta. "Invece di fare i controlli alle frontiere, bisogna fare i controlli di polizia", ha aggiunto.

Ad oggi, qualsiasi Stato membro che decida di ripristinare i controlli deve valutare l'adeguatezza del ripristino e il suo probabile impatto sulla libera circolazione delle persone. In base alle nuove regole, deve inoltre valutare l'impatto sulle regioni di confine. "Inoltre, uno Stato membro che intenda prolungare i controlli in risposta a minacce prevedibili dovrà prima valutare se misure alternative come controlli di polizia mirati e una cooperazione rafforzata di polizia potrebbero essere più appropriate", spiega la Commissione.

"Dovrebbe essere fornita inoltre una valutazione del rischio per i prolungamenti superiori a sei mesi. Laddove i controlli interni siano in vigore da 18 mesi, la Commissione dovrà formulare un parere sulla loro proporzionalità e necessità. In tutti i casi, i controlli temporanei alle frontiere non dovrebbero superare un periodo totale di 2 anni, a meno che non si tratti di circostanze molto specifiche", spiega ancora l'esecutivo europeo. Allo stato attuale la Commissione ha facoltà di formulare un parere ma non ha l'obbligo di farlo.

La stretta, almeno secondo le intenzioni di Bruxelles, riguarda però i movimenti secondari. Ossia i migranti approdati in un Paese Ue che si spostano in modo irregolare in un altro Paese per chiedervi l'asilo. "È qualcosa che avviene ma non che non è previsto dalle norme attuali. Si tratta del movimento non autorizzato di migranti irregolari. Quello che proponiamo oggi è stabilire una procedura che quando una pattuglia comune intercetta qualcuno al confine, lo può trasferire allo Stato da dove viene", ha spiegato il vice presidente della Commissione, Margaritis Schinas. Ma non è proprio una rivoluzione. Perchè l'azione si limiterà alla frontiera.

commissione europea rinforzo schengen migranti

"Con questa modifica abbiamo voluto indicare una direzione e non avrebbe molto senso passare da una non regolamentazione a una regolamentazione totale. L'unica area che copriamo in questo regolamento, per quanto riguarda i movimenti secondari, è quella dei pattugliamenti congiunti al confine dove è la polizia che stabilisce effettivamente l'arrivo di un irregolare da uno Stato membro e può intervenire per rimandarlo indietro", ha precisato Schinas.

Gli interessi dell'Italia

Il governo di Roma è senza dubbio uno dei più interessati dalla modifica, essendo di primo approdo e di transito poi verso il Nord Europa. Ma il sottosegretario agli Affari europei, Enzo Amendola, ha già minimizzato gli eventuali effetti. l'attivazione della chiusura Schengan è dovuta solo a casi emergenziali e sono specifici, che sono reliativi anche ad alcuni fenomeni ben individuati". "L'attivazione della chiusura Schengen è dovuta solo a casi emergenziali e sono specifici, che sono relativi anche ad alcuni fenomeni ben individuati", ha sottolineato.

"È una direttiva che negozieremo nel corso dei prossimi mesi, ovviamente sulla filiera competente, ma non c'è quell'allarme che ho letto sui giornali di una preponderanza dei movimenti secondari sui movimenti primari", ha aggiunto. "Gli elementi della gestione Schengen devono essere concordati su aspetti emergenziali o su comuni pattugliamenti e comuni intese della polizia, un po' quello che succede già adesso", ha commentato per quanto riguarda i movimenti secondari.