La polemica sulla presenza di un editore di destra alla fiera del libro di Francoforte

La polemica sulla presenza di un editore di destra alla fiera del libro di Francoforte

La Buchmesse riapre i battenti al pubblico dopo che lo scorso anno era stata organizzata, causa Covid, esclusivamente in digitale

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© Sebastian Gollnow / DPA / dpa Picture-Alliance via AFP 
-  Fiera del libro di Francoforte

AGI - Torna in presenza la fiera del libro di Francoforte, e ovviamente è un comeback con polemica. La Buchmesse riapre i battenti anche al pubblico, dopo i primi due giorni riservati ai soli visitatori di settore, con il classico menù di presentazioni, un Paese ospite (quest’anno il Canada) e interventi di scrittori (tra cui Tsitsi Dangarembga, l’autrice zimbabwese fresca vincitrice del Nobel per la pace), mentre per quanto riguarda l’editoria del Bel Paese, sono ben 66 gli espositori italiani presenti.       

E’ un ritorno alla “quasi normalità” dopo che l’anno scorso la più importante fiera del libro del mondo era stata organizzata, causa Covid, esclusivamente in digitale.

Complessivamente, sono presenti alla Buchmesse circa 2000 editori da 80 Paesi, con oltre 300 autori e autrici a presentare le loro ultime opere e 1.400 eventi. Ogni giorno sono ammessI al massimo 25mila visitatori, che devono dimostrare di essere vaccinatI o guarite dal Covid o che siano in grado di presentare un tampone anti-Covid.

La polemica per la presenza di un editore di estrema editore 

Ma a Francoforte non manca la polemica sulla libertà d’espressione, in questo caso scatenata dalla scrittrice Jasmina Kuhnke, autrice di colore che ha annullato la sua partecipazione alla Buchmesse per protestare contro la presenza, proprio vicino al luogo in cui avrebbe dovuto intervenire a un dibattito, dello stand di un editore considerato di estrema destra, Jungeuropa, al grido di “non lasciamo spazio ai nazisti”. 

Seguendo il suo esempio anche altri autori hanno fatto sapere che diserteranno la fiera. Kuhnke teme per la sua sicurezza, essendo spesso stata oggetto di minacce: su Twitter l’autrice (qui presente con il suo libro “Cuore nero”), afferma che “ovviamente mi dispiace che mi rimanga solo lo strumento del boicottaggio per proteggermi in quanto donna nera. Voglio mostrare ai responsabili che la decisione di dare spazio ai nazisti ha soprattutto conseguenze per persone colpite come me”. 

La Buchmesse ha rivendicato la necessità di rispettare la “libertà d’espressione e di pubblicazione”. In una dichiarazione ufficiale, la fiera afferma di “rammaricarsi che alcuni autori abbiano annullato la loro partecipazione”, e che “manchino le loro voci contro il razzismo e il loro impegno per la diversità”.   Al tempo stesso, “la libertà d’espressione per noi sta al primo posto, anche se non condividiamo le posizioni” di tutti gli editori presenti. La casa editrice Rowohlt ribatte che il diritto alla libertà d’espressione “arriva ai suoi confini quando vengono minacciate la sicurezza e diritti fondamentali del prossimo”. 

 A detta della giornalista Hadija Haruna-Oelker, che è anche membro dell’Iniziativa persone di colore in Germania, “questo tema non è nuovo”: l’autrice afferma di “comprendere la paura” dopo episodi sanguinosi come gli attentati a Hanau, a Halle e l’omicidio di Walter Luebcke, politico della Cdu ucciso per le sue posizioni sui migranti.  

La verità è che la polemica tocca un nervo scoperto in Germania, che è sempre di più un Paese di integrazione.

Critiche sono arrivate anche dalla vicepresidente del Land dello Schleswig Holstein, la Verde Aminata Touré, presente alla fiera con un suo libro: “Per me è una situazione normale trovarmi in luoghi in cui ci sono anche persone di estrema destra”, ha detto al Deutschlandfunk. “Io penso sia importante rappresentare fisicamente una contrapposizione, ma sono anche solidale nei confronti di chi ha paura”.

La vede diversamente lo scrittore Matthias Politzcki, secondo il quale la discussione permanente su temi come il gender e il razzismo “finisce per mettere a rischio la libertà artistica”. Ossia, “abbiamo sbagliato mestiere se non difendiamo la libertà d’opinione in modo che possa essere espresso un punto di vista che non è il nostro”.