Nell’infinito negoziato post-Brexit c'è un capitolo che non si riesce a chiudere 

Nell’infinito negoziato post-Brexit c'è un capitolo che non si riesce a chiudere 

La disputa sul Protocollo dell'Irlanda del Nord è una querelle senza fine. È il meccanismo in base al quale la regione continua a essere legata al mercato unico comunitario e quindi le merci che vi arrivano dal resto del Regno Unito devono superare i controlli doganali nei porti 

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© Paul Faith / AFP
- Il porto di Belfast

AGI - Più il tempo passa e più le posizioni tra Ue e Regno Unito su come affrontare gli effetti della Brexit si allontanano. Al centro della disputa c'è sempre il Protocollo dell'Irlanda del Nord: il meccanismo in base al quale l'Irlanda del Nord continua a essere legata al mercato unico comunitario e quindi le merci che vi arrivano dal resto del Regno Unito devono superare i controlli doganali nei porti della regione, al fine di garantire che il confine tra le due Irlande rimanga invisibile, elemento fondamentale non solo per l'economia dell'isola ma anche e soprattutto per la sua pace.

Londra però, pur avendo accettato l'accordo iniziale che lo prevedeva con la Brexit, ora chiede formalmente di rinegoziarlo. Vorrebbe ridurre la maggior parte dei controlli e alleviare le procedure al confine per il passaggio di beni. Vorrebbe inoltre eliminare il ruolo della Commissione europea e della Corte di giustizia europea nelle dispute che riguardano il protocollo stesso.

Si tratta di questioni, in particolare quella sulla Corte di Lussemburgo, su cui Bruxelles non ha intenzione di fare concessioni. David Frost, ministro britannico per la Brexit, ha insistito oggi a Lisbona che, per migliorare le relazioni tra il Regno Unito e l'Ue, si dovrebbero prima rinegoziare le condizioni concordate nella Brexit in merito al Protocollo dell'Irlanda del Nord. "Chiedo all'Ue di guardare con urgenza alla questione. Se è un problema di credibilità cerchiamo di risolvere i problemi e non alimentarli. Il Protocollo è l'origine della sfiducia fra Regno Unito e Unione europea", ha affermato Frost che non ha mancato di minacciare di fare a meno del Protocollo "perché senza modifiche non ha speranza di sopravvivere".

D'altronde già lo scorso settembre Londra ha rinviato unilateralmente per la terza volta i controlli doganali, sospendendo di fatto il Protocollo e portando l'Ue a minacciare ritorsioni senza tuttavia concretizzarle. Al contrario, domani la Commissione europea proporrà alcune modifiche volte a evitare la cosiddetta "guerra delle salsicce".

Verrebbe introdotta un'esenzione sui controlli per i prodotti alimentari (così come per i medicinali) a condizione che siano identificati con la destinazione esclusiva per l'Irlanda del Nord. Se la guerra delle salsicce è congelata, va avanti la battaglia dei pesci con la tensione che resta alta tra Parigi e Londra sulle autorizzazioni non concesse dal Regno Unito ai pescatori francesi che operano nel canale della Manica.

Le imbarcazioni francesi, senza l'ok del Regno Unito, non sono autorizzate a lavorare nelle acque comprese nella fascia tra le 6 e le 12 miglia nautiche dall'isola di Jersey. La mancata regolarizzazione delle imprese ittiche francesi avviene nonostante l'Accordo di commercio e cooperazione, il patto post-Brexit che regola i rapporti tra il Regno Unito e i 27 Paesi Ue, garantisca la continuità dell'accesso alle acque britanniche per le navi europee.

La disputa ha convinto i diplomatici francesi di stanza a Bruxelles a cercare la solidarietà degli altri Stati membri dell'Ue in chiave anti-britannica. Un documento in questo senso ha trovato l'appoggio di undici Paesi membri, compresi Francia, Italia, Germania e Spagna. Secondo Politico, altri quattro Governi hanno garantito il loro sostegno a Parigi quando il documento è stato presentato ieri mattina nella riunione del Consiglio Ue tra i ministri competenti.