Le aggressioni a suore e fedeli cristiani nel nord dell'India

Le aggressioni a suore e fedeli cristiani nel nord dell'India

La denuncia presentata nei loro confronti afferma che i cristiani "non hanno seguito le misure sanitarie di Covid-19" e li accusa di "essere coinvolti nella conversione di altri al cristianesimo attraverso mezzi illeciti come fornire lavoro e denaro". Ma spesso sono pretesti che nascondono ragioni puramente religiose

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DIBYANGSHU SARKAR / AFP - Suora cristiana in India

AGI - Suore e fedeli sono stati aggrediti da un gruppo di estremisti indù nello stato dell'Uttar Pradesh, nel nord dell'India. I militanti hanno molestato alcune religiose e circa 50 devoti cristiani nel distretto di Mau. I fatti risalgono a domenica scorsa. Membri dei gruppi radicali indù "Bajrang Dal" e "Hindu Yuva Vahini" hanno condotto con la forza sette fedeli cristiani alla vicina stazione di polizia, dove hanno trascorso la notte in stato di fermo. Tra i sette, vi erano tre donne e il Pastore cristiano evangelista Abraham Shakil, accusati di aver effettuato presunte "conversioni religiose forzate".

Padre Anand Mathew, sacerdote e promotore dei diritti umani, ha riferito all'Agenzia Fides che questi attacchi "sono basati su pretesti per molestare e compiere abusi sui cristiani”. In un altro episodio, due suore francescane orsoline, suor Gracy Monteiro e suor Roshni Minj, sono state portate con la forza alla stazione di polizia e sono state detenute per sei ore. Le suore erano al terminal degli autobus della città. Solo dopo l'intervento di un alto funzionario di polizia di Lucknow, la capitale dello stato di Uttar Pradesh, sono state liberate.

Secondo quanto ricostruito, le due religiose, aspettavano l'autobus per recarsi nello stato indiano del Jharkhand, in visita al padre malato di una delle due. Quando suor Minj ha semplicemente chiesto informazioni sugli orari del bus, le due sono state fermate, aggredite verbalmente e condotte con la forza alla stessa stazione di polizia, dove erano detenuti i cristiani e il Pastore. “Siamo rimaste scioccate quando siamo stati portate alla stazione di polizia sostenendo che eravamo parte di una comunità cristiana coinvolta in conversioni religiose forzate. E' del tutto falso”, ha detto suor Monteiro.

La denuncia presentata contro i religiosi afferma che i cristiani "non hanno seguito le misure sanitarie di Covid-19" e li accusa di "essere coinvolti nella conversione di altri al cristianesimo attraverso mezzi illeciti come fornire lavoro e denaro".

"Queste accuse e tali episodi - rileva Patsy David, rappresentante dell'Ong Adf International - sono parte di un disegno organizzato per opprimere i cristiani in Uttar Pradesh". Secondo Adf, dal 2017 a oggi in Uttar Pradesh sono stati documentati ben 374 casi di violenze contro i cristiani. Le aggressioni sono in aumento da quando il governo dell'Uttar Pradesh ha approvato la "Legge anti-conversione" nel settembre 2020. Nella maggior parte dei casi, i gruppi estremisti attaccano le sale di culto o le case dei cristiani e interrompono i loro incontri, danneggiano le loro proprietà, gli arredi, bibbie e pubblicazioni, e li conducono alla polizia.

Dopo gli attacchi degli estremisti indù e gli arresti, i fedeli affrontano un tortuoso inter legale, con le richieste ai tribunali per ottenere la cauzione. Di conseguenza, molti Pastori e fedeli cristiani sono pieni di paura anche solo quando esercitano il culto o pregano insieme. L'Uttar Pradesh, stato prevalentemente agricolo che ospita 230 milioni di persone, è lo stato più grande dell'India. Secondo il censimento del 2011, i cristiani sono una esigua minoranza, circa 350 mila fedeli.