Presidenziali in Iran, l'appello di Khamenei a non boicottare le urne 

Presidenziali in Iran, l'appello di Khamenei a non boicottare le urne 

La Guida Suprema appoggia la scelta del Consiglio dei guardiani di squalificare i principali candidati moderati, che sta però rafforzando la campagna contro il voto. 

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© KHAMENEI.IR / AFP 
- L'ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell'Iran

AGI - La Guida Suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, ha appoggiato la controversa scelta del Consiglio dei guardiani della rivoluzione di escludere i principali candidati moderati e riformisti alle presidenziali del 18 giugno e ha invitato la popolazione a non seguire gli appelli al boicottaggio del voto. 

"Non prestate attenzione a chi dice che è inutile andare a votare", ha dichiarato Khamenei come riporta il suo account ufficiale su Instagram, parlando in videoconferenza a un gruppo di deputati. Attivisti e l'opposizione all'estero hanno invitato a boicottare le urne, con l'hashtag #NoAllaRepubblicaIslamica ampiamente diffuso su Twitter, dentro e fuori il Paese. "Il Consiglio ha fatto il suo lavoro", ha detto la massima autorità politica e spirituale dell'Iran, ringraziando gli esclusi che hanno accettato "in modo educato" la loro esclusione. 

Le parole della Guida Suprema arrivano dopo che il presidente uscente, Hassan Rohani - impossibilitato a ricandidarsi perché già al suo secondo mandato consecutivo - ha chiesto a Khamenei di intervenire per assicurare una maggiore "competizione" nella consultazione del mese prossimo.

Il Consiglio dei guardiani - che supervisiona il processo elettorale e i cui membri in modo diretto o indiretto sono di fatto nominati dalla stessa Guida Suprema - ha approvato la candidatura solo di sette (per lo più del fronte ultraconservatore) dei quasi 600 aspiranti candidati presidente e ha lasciato fuori alcuni esponenti di spicco del fronte moderato e riformista, tra cui l'ex presidente del Parlamento, Ali Larijani; Mostafa Tajzadeh, molto critico con l'attuale sistema di potere ed Eshaq Jahangiri, vice del presidente Rohani.

Il capo della magistratura e delfino di Khamenei, il religioso Ebrahim Raisi, appare così il favorito alle urne, dove l'unico vero rivale da affrontare sarà l'astensionismo, che nelle parlamentari del 2019 ha toccato il livello record del 57%.  I sondaggi ufficiali, compreso uno condotto a maggio dalla tv pubblica, rilevano che l'affluenza potrebbe non superare il 30%, molto al di sotto delle ultime presidenziali. L'appuntamento del 18 giugno è visto come un test di legittimità per il sistema di potere della Repubblica islamica, sullo sfondo del crescente malcontento per la grave crisi economica e le restrizioni alla libera competizione politica.