L'unica soluzione in Medio Oriente è la creazione di "due Stati", dice Blinken

L'unica soluzione in Medio Oriente è la creazione di "due Stati", dice Blinken

Il segretario di Stato Usa: tregua positiva, ora dobbiamo risolvere la drammatica situazione umanitaria a Gaza

blinken due stati 

Antony Blinken - afp

AGI - I due stati sono l'unica soluzione per il Medio Oriente, lo ha affermato il Segretario di Stato Usa Antony Blinken, sottolineando che gli Stati Uniti sostengono israeliani e palestinesi che vivono pacificamente fianco a fianco in due stati.

Dichiarazione che arriva in vista della sua partenza per il Medio Oriente. "Se non c'è un cambiamento positivo e soprattutto se non troviamo un modo per aiutare i palestinesi a vivere con più dignità e più speranza, questo ciclo rischia di ripetersi. E nessuno vuole questo", ha detto Blinken.

Il sostegno di Blinken per una soluzione a "due stati" - in cui israeliani e palestinesi dovrebbero vivere fianco a fianco in pace come vicini - rimane un obiettivo di lunga data degli Stati Uniti ma "non sarà necessariamente raggiunto oggi", ha detto Blinken ad ABC News.

Ma le sue dichiarazioni su "misure uguali" per israeliani e palestinesi sembrano mostrare un cambiamento di tono da quello dell'amministrazione dell'ex presidente Donald Trump, che ha tagliato gli aiuti all'Autorità palestinese e ha lanciato un piano di pace che ha avuto un forte sostegno da Israele ma nessuno dai palestinesi.

Blinken ha detto che la tregua è positiva, ma ha notato che il lavoro deve ora iniziare sulla terribile situazione umanitaria a Gaza e mettere l'accento sul sostegno alla ricostruzione di cio' che e' stato perso e sul miglioramento della vita della gente.

"La violenza inter-comunitaria è una novità terribile"

"Una cosa che è stata, credo, profondamente inquietante nei recenti eventi è stata la violenza inter-comunitaria. Ed è qualcosa che non abbiamo visto, almeno negli ultimi anni", ha poi aggiunto a un programma della Cnn,

"E credo e spero che gli israeliani di tutte le persuasioni troveranno il modo di unirsi per cercare di fare in modo che questo non accada più. E spero che questo trovi espressione anche nella loro politica e nei loro governi. Ma di nuovo, queste sono decisioni che devono prendere gli israeliani, non noi".

Gli Usa sono comunque pronti a lavorare con "qualsiasi governo emerga dal processo in corso, ed e' davvero una decisione che gli israeliani devono prendere, non noi". 

Torna la tensione sulla spianata delle moschee

Torna intanto la tensione sulla spianata delle moschee di Gerusalemme Est, che è stata riaperta, per la prima volta dopo 20 giorni, ai fedeli ebrei. Il Waqf, l'organizzazione islamica giordana che ha l'autorità religiosa sull'area, ha affermato che le forze di sicurezza israeliane hanno disperso con la forza i musulmani impegnati nella preghiera del mattino per scortare 50 coloni ebrei sull'area che ospita il terzo luogo più sacro dell'Islam, la moschea di Al-Aqsa, e per gli ebrei è il luogo più sacro in assoluto, il Monte del Tempio.

L'Autorità Nazionale Palestinese ha reagito con rabbia all'accaduto, accusando Israele di voler fomentare nuove tensioni, dopo che ai violenti scontri tra palestinesi e polizia israeliana avvenuti alla fine del Ramadan era seguito un nuovo confronto militare tra lo Stato ebraico e Hamas, l'organizzazione islamista che ha il controllo della striscia di Gaza. 

Il Waqf ha riferito che, prima di scortare i 50 coloni ebrei sul luogo sacro, le forze di sicurezza israeliane hanno disperso con la forza i fedeli musulmani raccolti in preghiera all'alba. Alcuni palestinesi, prosegue il Waqf, sono stati aggrediti e malmenati. Secondo l'agenzia stampa palestinese Wafa, i musulmani arrestati sono almeno sei, tra i quali Fadi Alyan, un guardiano della Moschea di Al-Aqsa che stava tentando di filmare l'accaduto, e un dipendente del Waqf, Ali Wazouz.

La polizia ha chiuso l'accesso alla spianata 

La polizia israeliana ha quindi chiuso ai palestinesi di età inferiore ai 45 anni l'accesso alla Spianata, ha disperso i giovani presenti e ha chiesto ai cittadini arabi che intendevano entrare di lasciare il documento di identità, una volta appurato che fossero abbastanza anziani.

Il portavoce della polizia israeliana, Micky Rosenfeld, ha spiegato all'Associated Press che l'area è stata aperta per "visite regolari" e che le forze dell'ordine l'hanno messa in sicurezza per "prevenire incidenti". 

Nabil Abu Rudeineh, portavoce del presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen, ha avvertito che "l'attuale assedio israeliano del quartiere di Sheikh Jarrah", dove alcune famiglie arabe sono a rischio sfratto per far posto a coloni ebrei, e "i continui raid nel complesso della Moschea di Al-Aqsa potrebbero far tornare una situazione di escalation e tensioni".

Il portavoce di Abu Mazen, ha poi accusato Israele di sabotare gli sforzi per la pace di Stati Uniti ed Egitto e di "portare avanti una politica di escalation e provocazioni", che "favorisce gli estremisti", in quello che appare come un riferimento ad Hamas, avversaria di Al Fatah, la fazione palestinese che amministra la Cisgiordania.

Israele aveva conquistato Gerusalemme Est, in precedenza controllata dalla Giordania, nel 1967, al termine della Guerra dei Sei Giorni. Le autorità dello Stato ebraico hanno però lasciato al Waqf, organizzazione islamica giordana, l'autorità religiosa sull'area, che gli ebrei possono visitare ma nella quale non possono pregare.