Dopo l'audio rubato, Zarif chiede scusa alla famiglia di Soleimani

Dopo l'audio rubato, Zarif chiede scusa alla famiglia di Soleimani

In una conversazione che doveva restare riservata, il ministro degli Esteri iraniano aveva lamentato la predominanza dell'apparato militare sulla diplomazia

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Mohammed Javad Zarif (Afp) 

AGI - Il capo della diplomazia iraniana, Mohammad Javad Zarif, ha chiesto "perdono" alla famiglia di Qassem Soleiman, da lui criticato in una conversazione che doveva rimanere riservata ed invece è finita sui giornali. La fuga di notizie da giorni, avvenuta a poche settimane dalle elezioni presidenziali, ha scatenato una bufera nella politica iraniana: i conservatori hanno accusato Zarif, ministro degli Esteri dal 2013, di mettere in discussione le grandi linee politiche della Repubblica islamica dell'Iran. "Spero che la rispettata famiglia di Soleimani mi perdoni", ha detto Zarif in una nota su Instagram, riconoscendo che i "puri sentimenti" dei parenti del defunto generale sono stati "feriti". 

Soleimani, il potente generale a capo della Forza al-Quds responsabile delle operazioni all'estero dei Guardiani della Rivoluzione, fu ucciso in un raid statunitense a Baghdad nel gennaio 2020. Negli ultimi giorni, diversi giornali, tra cui il New York Times, hanno pubblicato estratti di una conversazione che Zarif avrebbe avuto una settimana fa, senza specificare come li hanno ottenuti.

Nella registrazione, Zarif dice che "nella Repubblica islamica, i militari sono re: è stata sacrificato la diplomazia a vantaggio del settore militare", quando il "campo militare" dovrebbe essere "al servizio della diplomazia". Il ministro aggiunge di essere 'superato' dai Pasdaran nella definizione della politica estera e attacca Soleimani, accusandolo di aver collaborato con la Russia per sabotare l'accordo sul nucleare.

Intanto, nel pieno delle polemiche, il governo del presidente Hassan Rohani ha ordinato un'inchiesta per "cospirazione" sulla fuga di notizie e ha chiesto l'identità dell'autore del "furto" della registrazione. "Se avessi saputo che una sola parola sarebbe stata resa pubblica, non le avrei dette", commenta oggi Zarif.