Netanyahu ha ricevuto l'incarico di formare un nuovo governo 

Netanyahu ha ricevuto l'incarico di formare un nuovo governo 

Il premier uscente, già in difficoltà per il processo a suo carico, ha 28 giorni di tempo per cercare di mettere insieme una coalizione che abbia il sostegno della Knesset

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©  AFP -  Benjamin Netanyahu

AGI  - A due settimane dalle elezioni israeliane, le quarte nel giro di due anni, il presidente Reuven Rivlin ha incaricato il premier uscente, Benjamin Netanyahu, di tentare di formare un nuovo governo. Il leader del Likud è quello che ha ricevuto il maggior numero di raccomandazioni dai partiti, 52 contro 45 del suo avversario, il leader centrista Yaiur Lapid; ora ha 28 giorni per cercare di mettere insieme una coalizione che abbia il sostegno della maggioranza della Knesset (61 deputati). 

È stata una "scelta non facile, da un punto di vista etico e morale", ha ammesso il capo di Stato, facendo riferimento al processo in corso a carico di Netanyahu per corruzione, frode e abuso d'ufficio. Ma la legge glielo permette e lui non intende intromettersi: "Il presidente non puo' sostituirsi ai legislatori", ha dichiarato Rivlin, sostenendo che fosse stato per lui, avrebbe "messo la decisione nelle mani della Knesset", dal momento che ha "l'impressione che nessun candidato abbia realistiche possibilità di formare un governo che abbia la fiducia". "Il presidente non aveva scelta, ma dare a Netanyahu l'incarico di formare un nuovo governo e' vergognoso e macchia Israele", ha commentato a caldo Lapid. 

Creare una coalizione "forte e omogenea" è un compito di certo difficile ma "non impossibile", ha ribattuto Netanyahu, che è appoggiato da 52 parlamentari tra Likud (30 seggi), Shas (9), United Torah Judaism (7) e Religious Zionism (6); dall'altra parte Lapid ha conquistato il supporto del suo Yesh Atid (17), Blu e Bianco (8), laburisti (7), Yisrael Beitenu (7) e Meretz (6), per un totale di 45, mentre gli ultra-nazionalisti di Yamina (7) hanno raccomandato il proprio leader, Naftali Bennett. Gideon Sa'ar di New Hope, l'ex delfino di Bibi, (6) non ha dato indicazioni, così come la Lista Unita araba (6) e gli islamisti conservatori di Ra'am (4). 

Bibi ha assicurato che fara' di tutto per creare "un governo forte di tutti i cittadini" e fermare "il ciclo delle elezioni" evitando che lo Stato ebraico debba tornare al voto per la quinta volta. "Questo non sara' il governo della paralisi ma piuttosto quello dell'azione. Per farlo, dovrà essere unito e dobbiamo prima di tutto mettere fine ai boicottaggi personali", ha affermato il leader del Likud, battendo sui suoi cavalli di battaglia: i vaccini anti-Covid, la lotta alla minaccia nucleare iraniana, lo slancio a un'economia colpita duramente dalla pandemia, nonché il percorso di normalizzazione delle relazioni con Paesi arabo-islamici

Bennett gli ha augurato "buona fortuna", promettendo di non lasciare "niente di intentato" per evitare le quinte elezioni, ma senza sacrificare i suoi "valori". Sia Netanyahu che Lapid hanno offerto al tecno-colono di entrare a far parte di un loro governo ma finora il leader nazionalista non si e' sbilanciato. L'obiettivo, ha ribadito anche oggi, e' la creazione di "un governo stabile di destra" ma non "estremista", ha aggiunto, un riferimento velato al blocco che sostiene il leader del Likud nel quale siede Sionismo Religioso, coalizione di estrema destra.

Il leader di Yamina non ha mancato di fustigare anche Sa'ar, mosso non da "ideali" ma da "ambizioni", cosi' come Lapid, che gli ha offerto una premiership a rotazione in un esecutivo allargato a sinistra: "Entrambi si sbagliano", ha affermato. Secondo alcuni commentatori, l'intenzione del leader nazionalista e' quello di vedere come si muovera' Netanyahu, lasciandolo fallire nella creazione di un governo, per poi intervenire in un secondo momento con la sua candidatura a premier.

La missione quasi impossibile di Netanyahu si interseca con la ripresa del processo a suo carico che ieri il leader del Likud ha salutato con un durissimo attacco in tv contro la procura e la polizia, colpevoli di una "caccia alle streghe" e un "tentato colpo di Stato". Tensione che si è respirata anche oggi durante la cerimonia di insediamento della nuova Knesset, durante la quale un commosso Rivlin ha puntato il dito contro il cambiamento della società israeliana, sempre più divisa, con spaccature tra laici e religiosi, ultra-ortodossi e arabi. Una situazione che mette a rischio il Paese, ha denunciato il presidente che, diversamente dalla tradizione, non si è fatto fotografare con il premier incaricato, lo speaker del Parlamento Yariv Levin (che la settimana scorsa lo aveva attaccato insieme ad altri deputati del Likud, accusandolo di voler estromettere Netanyahu) e il capo della Corte Suprema. 

Proteste si sono tenute fuori dal Parlamento per l'ingresso di Itamar Ben-Gvir, neo-deputato di estrema destra, e del collega Avi Maoz alla guida del partito Lgbt; momenti di tensione ci sono stati anche all'interno dell'emiciclo, quando alcuni deputati della Lista Unita araba hanno modificato le parole del giuramento, impegnandosi a lottare per "mettere fine all'occupazione israeliana della Cisgiordania, all'apartheid, alla Legge Stato-Nazione e al razzismo". Netanyahu ora ha 28 giorni per mettere insieme una coalizione di governo; se fallisce, Rivlin potrà dare l'incarico a qualcun'altro o passare la mano alla Knesset. In caso anche questa non dovesse riuscire a venirne a capo, il nuovo Parlamento si scioglierebbe e Israele tornerebbe al voto, per la quinta volta in poco più di due anni.