Covid, Cina e Nord Stream 2: l'altra eredità di Angela Merkel 

Covid, Cina e Nord Stream 2: l'altra eredità di Angela Merkel 

La Germania in crisi dopo essere stata, nei primi mesi, modello di gestione della pandemia; pesano gli errori nelle vaccinazioni e i rapporti con i nemici degli Usa 

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© HANNIBAL HANSCHKE / POOL / AFP - La cancelliera tedesca Angela Merkel

AGI - Un anno fa la Germania veniva guardata con ammirazione dal resto del mondo: la sua gestione della pandemia era esemplare, coronamento di una lunga carriera di successo della cancelliera Angela Merkel. Il ministro della Salute, Jens Spahn, spesso in passato liquidato come troppo giovane, troppo ambizioso e troppo inesperto, sembrava aver smentito i suoi detrattori grazie all'abile gestione dell'emergenza Covid.

Prima che si chiudesse il 2020, Spahn era diventato così popolare da essere secondo solo a Merkel. Al punto da lasciarsi tentare come suo successore alla guida del Paese. Tre mesi dopo, con una lunga serie di passi falsi (ultimo la sospensione della somministrazione del vaccino AstraZeneca), Spahn rischia di perdere anche la poltrona da ministro e la Merkel di veder macchiata la sua eredità.     

Nei sondaggi più recenti, il 60% dei tedeschi boccia il lavoro di Spahn e metà della popolazione si dice insoddisfatta dell'operato del governo federale, il dato peggiore dall'inizio della pandemia. Alle elezioni nel Baden Wurttemberg e nella Renania Palatinato, le prime dell'anno, la Cdu di Merkel ha perso cinque punti percentuali.  A questo si aggiungono i tanti fronti aperti a livello globale, dove la cancelliera fatica ogni giorno di più a salvaguardare gli equilibri: dalla Russia alla Cina, passando per gli Stati Uniti e Ue.

Flop vaccinazioni

In Germania finora il 10,2% ha avuto la prima dose di vaccino, la seconda il 4,6%. Percentuali nella media europea ma inferiori a quelle dei Paesi scandinavi e certamente non ritenute all'altezza dell'efficienza tedesca. Questo perché non solo non arrivano le dosi (e molti accusano Berlino di essersi affidata troppo all'Ue) ma anche perché il piano vaccinale non è rodato. Per ragioni sia politiche che strutturali. Basti pensare che i fax rimangono un pilastro in molte pratiche mediche e uffici sanitari governativi. Ciò ha reso particolarmente difficile il coordinamento tra i quasi 400 uffici sanitari tedeschi. Il ministro Spahn ha speso milioni per cercare di mettere online l'assistenza sanitaria tedesca, ma finora senza successo.       

Sei mesi di restrizioni

La Germania stra entrando nel suo sesto mese di lockdown, più o meno rigido, per fare fronte alla terza ondata di Covid.  Nonostante le proteste dei governatori, Merkel non ha avuto altra scelta che proporre una chiusura quasi totale nelle giornate dal primo al 6 aprile, in cui saranno abbassate anche la serrande dei supermercati. In mezzo all'incertezza, le piccole imprese in tutto il Paese sono minacciate dal fallimento e questo non aiuta l'umore della Nazione. 

I rapporti con gli Usa di Biden

Da presidente del Consiglio Ue, Merkel ha spinto per l'approvazione, a fine dicembre, dell'accordo degli investimenti tra Ue e la Cina. Per la cancelliera tedesca, si tratta di garantire un accordo migliore per le aziende dell'Ue che fanno affari in Cina (in particolare quelle automobilistiche tedesche). Ma le ha attirato una raffica di critiche, non solo per aver spazzato via le preoccupazioni sui diritti umani, ma anche per aver ignorato l'appello dell'allora futura amministrazione Biden di attendere e consultarsi, garantendo così alla Cina una vittoria diplomatica nell'aggirare il partenariato transatlantico.       

Se il confronto tra Stati Uniti e Cina dovesse andare avanti, la Germania potrebbe trovarsi in posizione insostenibile: dipendente dagli Stati Uniti per la sua sicurezza, dipendente dalla Cina per la sua prosperità

Nord Stream 2, gasdotto della discordia

Il gasdotto è di proprietà di Gazprom ed è cofinanziato da cinque società europee (la francese Engie, l'Omv austriaca, la Shell olandese-britannica e le tedesche Uniper e Wintershall). Collega direttamente la Germania alla Russia attraverso il Mar Baltico, bypassando Paesi Ucraina e Polonia.  

La paternità politica del progetto risiede a Berlino. La maggior parte degli altri governi europei vi si oppone; così come alcuni politici tedeschi. Eppure il governo Merkel contava di riuscire a convincere Washington ad accettare una soluzione pragmatica per un progetto di costruzione che è completo al 95%. Alla luce anche della doppio legame che Biden ha con Berlino: opporsi alla Russia, ma anche migliorare le relazioni con la Germania, che nell'era Trump erano cadute al punto più basso. 

Ma finora il piano Merkel non sembra funzionare. "Nord Stream 2 è una cattiva idea per l'Ue ed è una cattiva idea per gli Usa", questo il messaggio che il segretario di Stato americano, Tony Blinken, ha portato al suo omologo tedesco, Heiko Maas. 

La relazione tormentata con Russia e Cina

Prima gli affari e gli interessi commerciali. Questo è stato il mantra del governo tedesco quando si trattava delle relazioni con Pechino e Mosca. Con la Cina è il principio è del “wandel durch handel”, che si può tradurre con il “cambiamento attraverso il commercio”. L'intenzione di Berlino è sempre stata quella di sfruttare i suoi legami economici per spingere Pechino a fare riforme progressiste.  Con la Russia, da cui dipende la fornitura energetica tedesca, il principio è stato “modernisierungspartnerschaft”, ossia il “partenariato per la modernizzazione”. Ma entrambi hanno più o meno fallito.