Israele alle urne per la quarta volta in due anni

Israele alle urne per la quarta volta in due anni

Il 23 marzo si torna a votare ma anche stavolta i sondaggi indicano che non sarà facile formare un governo, nonostante la campagna agguerrita del premier Benjamin Netanyahu che spera nella riconferma anche per sfuggire ai suoi guai giudiziari

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©  AFP -  Benjamin Netanyahu

AGI - A poco più di un anno dalle ultime elezioni, Israele torna nuovamente alle urne martedì prossimo, 23 marzo: è la quarta volta in due anni, un unicum per lo Stato ebraico che non ha mai visto niente di simile dalla sua fondazione nel 1948. Una impasse politica senza fine che non vede sbocco: nessun partito o coalizione è uscito finora dalle urne abbastanza forte da riuscire a prevalere. E i sondaggi anche stavolta indicano che non sarà facile formare un governo, nonostante la campagna agguerrita del premier Benjamin Netanyahu che spera nella riconferma - sono già 12 anni consecutivi al potere, 15 in totale - anche per sfuggire ai suoi guai giudiziari.

9 APRILE 2019:

Ad aprire la crisi politica nel novembre 2018 è il leader del partito ultra-nazionalista russofono Avigdor Lieberman, all'epoca ministro della Difesa. Il suo repentino abbandono del governo costringe il premier Netanyahu a indire elezioni anticipate. La novità si chiama Benny Gantz, ex capo di Stato maggiore, che annuncia la discesa in campo con un suo nuovo partito Blu e Bianco, nel quale confluiscono i centristi di Yesh Atid e altri due generali, Moshe Yaalon e Gabi Ashkenazi.

Obiettivo dichiarato, mandare a casa il leader del Likud, al potere da dieci anni ininterrotti. Ma il responso delle urne non è chiaro, tutti celebrano vittoria, nessuno ha i numeri sufficienti: i due principali sfidanti sono a 35 seggi ciascuno alla Knesset su 120. Netanyahu viene incaricato dal presidente Reuven Rivlin di tentare di formare una coalizione di governo ma non ce la fa. Dopo settimane di negoziati serrati, il leader del Likud è costretto a gettare la spugna e vengono indette nuove elezioni anticipate per il 17 settembre.

17 SETTEMBRE 2019:

Lo scenario è pressoche identico, Netanyahu contro Gantz, in una campagna durissima; l'ex capo di Stato maggiore attacca a testa bassa e promette che non entrerà mai in un esecutivo con il leader del Likud. Finisce di nuovo in sostanziale parità, 33 a 32 per Blu e Bianco. Netanyahu viene nuovamente scelto per tentare di formare un governo e lancia la proposta dell'esecutivo di unita' nazionale ma Gantz rifiuta. Di fronte all'insuccesso del leader del Likud, il 21 ottobre Rivlin dà l'incarico a Gantz, ma anche lui - dopo un mese di colloqui - è costretto a riconoscere il fallimento.

Il 21 novembre, il procuratore generale Avichai Mandelblit incrimina Netanyahu per corruzione, frode e abuso di fiducia in tre casi, la prima volta di un premier sul banco degli imputati. Accuse respinte dal leader del Likud che denuncia un "golpe" nei suoi confronti. Intanto, nessuno riesce a trovare un'uscita alla crisi politica e si torna nuovamente alle urne, per la terza volta.

2 MARZO 2020:

Non c'e' due senza tre, e la speranza del Paese è che queste elezioni possano portare Israele fuori dall'impasse politica in cui si dibatte da oltre un anno. Senza contare che già arrivano i primi echi dell'epidemia di Covid che nel giro di poco si abbatte anche su Israele. Il Likud totalizza 36 seggi contro i 33 di Gantz che però, forte dell'appoggio di 61 deputati, ottiene l'incarico; ma di nuovo non riesce a mettere insieme una coalizione. Nel frattempo, lo Stato ebraico è costretto a decretare un duro lockdown per cercare di arginare il coronavirus.

Il 20 aprile, il colpo di scena: i due acerrimi rivali annunciano di aver trovato un accordo per un governo unitario d'emergenza che ha come primo obiettivo 'salvare' il Paese dall'epidemia. L'esecutivo durerà tre anni con una premiership a rotazione di 18 mesi ciascuno, a cominciare con Netanyahu. Un'intesa inedita che a maggio ottiene il via libera della Corte Suprema e poi la fiducia della Knesset. Ma la mossa di Gantz, da lui rivendicata come necessaria di fronte alla crisi sanitaria senza precedenti che ha investito il Paese, spacca la coalizione.

Blu e Bianco va al governo con Netanyahu, con anche i laburisti di Amir Peretz, mentre lo Yesh Atid di Yair Lapid insieme a Moshe Yaalon va all'opposizione, gridando al tradimento. Inizia una difficile coabitazione al potere tra Likud e Blu e Bianco che frana rovinosamente a dicembre sulla mancata approvazione della legge di bilancio. La Knesset viene sciolta e nuove elezioni indette per il 23 marzo.

23 MARZO 2021:

Lo scenario stavolta è diverso, il 'campione' dell'opposizione contro Netanyahu non è più Gantz, crollato nei sondaggi a causa del tradimento con Bibi. Ma allo stesso tempo la situazione non è cambiata granché, perché stando ai sondaggi nessun blocco ha la maggioranza per formare un governo. Il leader del Likud, in lotta per una sopravvivenza politica che lo possa salvare dai guai giudiziari, deve vedersela con tre principali avversari: il centrista Yair Lapid, l'ex alleato nel Likud Gideon Saar, e il campione della destra ultra-nazionalista Naftali Bennett.