Le 279 studentesse nigeriane rapite nel dormitorio sono libere 

Le 279 studentesse nigeriane rapite nel dormitorio sono libere 

Erano state sequestrate nel loro pensionato di Jangebe nel Nord Ovest del Paese. Sono tutte in buona salute e si trovano negli uffici del governo nello stato di Zamfara. Si trattava del quarto rapimento in meno di tre mesi nella regione

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© AFP - Le studentesse rapite dopo la loro liberazione 

AGI - Sono libere le 279 giovanissime studentesse rapite di notte mentre dormivano nelle loro camerate del pensionato di Jangebe, nel Nord Ovest della Nigeria, venerdì scorso.  

"Mi rallegra il cuore annunciare il rilascio dalla prigionia delle studentesse rapite del Ggss di Jangebe. Le nostre figlie sono ora al sicuro, tutte qui con noi. Ringraziamo Allah": con questo messaggio su Twitter il governatore dello Stato di Zamfara, Bello Matawalle, ha annunciato la liberazione, senza però fornire i dettagli sulla dinamica dell'operazione di sicurezza che ha consentito di riportare le ragazze in salvo.

L'unica precisazione fatta dallo stesso governatore riguarda il numero di adolescenti rapite da uomini armati: in tutto sono state 279 e non 317 come inizialmente dichiarato dalle autorità locali. Fonti di stampa hanno riferito che le adolescenti, visibilmente stanche, sono arrivate molto presto - verso le 6 locali - alla sede del governo a Gusau, capitale dello Stato di Zamfara, a bordo di alcuni mini bus. Le autorità le hanno poi radunate all'interno dell'auditorium, dove sono stati distribuiti vestiti puliti e un hijab sul celestino che tutte indossano, in attesa di ritrovare le rispettive famiglie.

Sono state pubblicate foto che le ritraggono sedute tutte insieme e mentre si alzano nell'ascoltare l'inno nazionale nigeriano. Il rapimento di massa al pensionato di Jagebe, denunciato come "vile" dallo stesso Papa Francesco nella sua omelia di domenica scorsa, e' stato il quarto in meno di tre mesi nella regione, con finora oltre 600 studentesse e studenti portati via da bande criminali.

Le autorità locali attribuiscono la responsabilità di questi attacchi tesi al rapimento a non meglio identificati gruppi criminali, definiti “banditi”, che negli ultimi mesi hanno moltiplicato furti di bestiame su vasta scala. Solitamente la pratica del rapimento per ottenere il pagamento di un riscatto sotto varie forme colpiva personalità pubbliche e persone in transito lungo le strade del Nord-Ovest, Nord-Est e Centro, ma negli ultimi mesi le scuole sono finite nel mirino di queste gang che le considerano redditizie.   

Nonostante si neghi formalmente il pagamento di qualunque forma di riscatto ai rapitori per ottenere la liberazione degli studenti e delle studentesse rapiti, fonti di stampa e analisti affermano invece che in cambio del rilascio i banditi ricevono armi, munizioni, veicoli e altri ‘benefit’.

Un tale scambio è valutato come dannoso e controproducente nel medio termine, con il possibile aumento dei rapimenti in regioni già devastate dall’insicurezza e dall’estrema povertà. E' da oltre un anno che le autorità dello Stato di Zamfara stanno negoziando accordi di amnistia con questi gruppi armati in cambio della resa, finora con scarso successo.  

La scorsa settimana, uomini armati non identificati hanno ucciso uno studente durante un attacco notturno contro un collegio nello Stato nigeriano centro-settentrionale del Niger e rapito 42 persone, di cui 27 studenti. Gli ostaggi devono ancora essere rilasciati. Lo scorso dicembre sono state proprio le autorità del Zamfara State a negoziare con i banditi la liberazione di 344 ragazzi rapiti in un pensionato di Kankara, nello Stato confinante di Katsina.

Questi ultimi episodi hanno fatto tornare in mente il drammatico rapimento da parte dei jihadisti di 276 studentesse di un liceo del villaggio di Chibok (Stato di Borno), nell'aprile dell'ormai lontano 2014: ben 112 mancano tuttora all’appello.