La Gran Bretagna chiude per proteggere la campagna vaccinale

La Gran Bretagna chiude per proteggere la campagna vaccinale

Da lunedì sarà possibile recarsi nel Regno Unito solo presentando un test negativo e stando 10 giorni in quarantena. Il timore è che le nuove varianti del coronavirus possano resistere al siero

Covid da 18 gennaio chiusi tutti corridoi viaggio Gb

© DANIEL LEAL-OLIVAS / AFP
- L'aeroporto di Heathrow

AGI - Chiusura di tutti i corridoi di viaggio, ovvero le tratte aeree che è possibile percorrere senza l'obbligo di test o quarantena, e blocco totale dei voli da Sud America e Portogallo. La Gran Bretagna si chiude per evitare che le nuove mutazioni del coronavirus possano inficiare una campagna vaccinale che ha superato i 3,2 milioni di dosi inoculate. Se i sieri in corso di somministrazione nel Regno Unito si stanno rivelando efficaci con la cosiddetta "variante inglese" non è affatto detto che ciò possa avvenire, ad esempio, anche con quella "brasiliana", ha spiegato il consigliere scientifico capo di Downing Street, Patrick Vallance.

La priorità ora è quindi impedire la diffusione di mutazioni potenzialmente in grado di "far fallire i vaccini", ha dichiarato il primo ministro, Boris Johnson, in conferenza stampa. Chi vorrà recarsi nel Regno Unito dovrà presentare un test negativo per il Covid-19 effettuato nelle 72 ore precedenti all'arrivo, stare 10 giorni in quarantena e, nel quinto giorno di quarantena, dovrà effettuare un altro test.

"Straordinaria pressione sul sistema sanitario"

Se la campagna vaccinale procede a pieno ritmo, con oltre 3,2 milioni di dosi già somministrate, "non è il momento di rilassarsi" e occorre continuare a rispettare con rigore le norme igienico-sanitarie, ha ammonito Johnson, dal momento che "il sistema sanitario nazionale è sottoposto a una straordinaria pressione". Il numero di test con esito positivo è infatti "estremamente alto, i "ricoveri continuano ad aumentare" e "il numero di decessi continuerà a crescere la settimana prossima", ha avvertito il consigliere medico capo, Chris Witty.

"Stiamo proteggendo con fermezza i soggetti più a rischio", ha aggiunto il premier, sottolineando che quasi il 45% degli ultraottantenni e quasi il 40% dei residenti nelle case di riposo hanno già ricevuto il siero. L'obiettivo è arrivare al 100% a fine gennaio. BoJo non si sbilancia troppo di fronte alle domande dei giornalisti che gli chiedono quando sarà possibile un ritorno alla normalità ma prevede che "in primavera ci sarà un sostanziale miglioramento" e che già a febbraio "alcune limitazioni potrebbero essere eliminate".

I pericoli delle nuove varianti

"Ci sarà un momento nel quale il programma di vaccinazioni comincerà ad avere un effetto, ovvero quando si inizierà ad assistere a un calo del tasso di mortalità", ha proseguito il primo ministro, "a questo punto è cruciale non avere nuove varianti dalle proprietà sconosciute in arrivo dall'estero ed è questo il motivo per il quale abbiamo approntato un sistema per frenare gli arrivi da aree dove ci sono nuove varianti che suscitano preoccupazione".

Se i vaccini sono efficaci nei confronti della variante inglese, ha spiegato Vallance, "è possibile che altre varianti aggirino i vaccini in qualche misura e alcune potrebbero addirittura avere l'effetto di aggirare il sistema immunitario". Le nuove tecnologie vaccinali "sembrano adattarsi abbastanza facilmente alle mutazioni del virus", ha aggiunto Vallance, ma "quanto sta accadendo è simile all'influenza, che cambia ogni anno". Si può essere ottimisti, quindi, ma abbandonare le cautele potrebbe costare carissimo.