Il misterioso volo di droni sulla più grande centrale nucleare degli Stati Uniti

Il misterioso volo di droni sulla più grande centrale nucleare degli Stati Uniti

Lo scorso settembre uno stormo di velivoli senza pilota, probabilmente di categoria militare, ha sorvolato per due notti consecutive il sito di Palo Verde. Nessuno sa ancora quale fosse il loro obiettivo e chi li avesse mandati. Ma tutto lascia pensare che non si sia trattato di uno scherzo

droni sopra maggiore centrale nucleare usa

© Swen Pfortner/Dpa/Afp -

Uno stormo di droni ha sorvolato la notte dello scorso 29 settembre la centrale nucleare di Palo Verde, in Arizona, la piu' grande degli Stati Uniti, per poi compiere la stessa operazione 24 ore dopo. Da chi fossero comandati i velivoli e quale fosse il loro scopo non è però noto a nessuno. A fornire i dettagli della vicenda, raccontata da Forbes, è stata la Nuclear Regulatory Commission (Nrc), agenzia del governo Usa, su richiesta - tramite il Freedom of Information Act - della Scientific Coalition for Uap Studies, un'associazione di scienziati che si occupa di oggetti volanti non identificati.

L'accaduto ha messo in luce la vulnerabilità di un'infrastruttura strategica come Palo Verde, con una produzione di energia superiore ai tre gigawatt che fornisce elettricità a importanti centri urbani come San Diego, Los Angeles, Phoenix e Tucson. Nel 2003, ai tempi dell'invasione dell'Iraq, truppe statunitensi furono schierate nella centrale per difenderla da possibili minacce terroristiche. Quella notte di settembre il personale di guardia non potè fare altro che assistere impotente al sorvolo.

Nessuna difesa contro i droni 

"I funzionari hanno notato alcuni droni, 5 o 6, volare in circolo sopra l'area protetta", si legge nel documento fornito dall'agenzia. "I droni avevano luci intermittenti bianche e rosse e volavano a un'altezza tra i 200 e i 300 piedi (tra i 60 e i 90 metri)". Gli oggetti erano stati localizzati alle 20 e 50 ed erano ripartiti alle 22 e 30. Il loro diametro è stato stimato come superiore ai due piedi (60 centimetri), il che permette di escludere che si trattasse di droni acquistabili per poche centinaia di dollari da comuni cittadini, come il Dji Phantom, che è grande la metà e ha un'autonomia di volo di appena mezz'ora.

Persino modelli militari avanzati come l'Indago della Lockheed Martin, il quadricottero fornito all'esercito svizzero, hanno un'autonomia inferiore, pari a settanta minuti. Il tutto lascia pensare che non si sia trattato affatto di uno scherzo.

La notte successiva gli eventi si sono ripetuti; quattro droni con le stesse caratteristiche di quelli del giorno prima sono stati osservati in volo sopra l'area dalle 20:51 alle 21:13. La polizia locale non è riuscita a trovare chi manovrasse i droni e alla sicurezza della centrale sono stati promessi dispositivi per localizzarli ma non per abbatterli, come sarebbe necessario. Due mesi dopo la Nrc scelse di non fornire alle centrali strumenti di difesa contro i droni in quanto i velivoli non sono stati ritenuti in grado di danneggiare un reattore.

Se è vero che i reattori nucleari sono progettati per resistere all'impatto di un piccolo aereo di linea, è evidente che gli obiettivi di un attacco con i droni sarebbero più chirurgici, ovvero le vulnerabilità dei sistemi elettronici di controllo e sicurezza, osserva Forbes. Un simile attacco non causerebbe una fuga di radiazioni ma, mettendo fuori uso il sistema, causerebbe un blackout immediato di un terzo dell'Arizona.

L'inquietante monito dell'attacco al giacimento saudita

Un tale scenario non è affatto estremo: basti pensare all'attacco avvenuto lo scorso anno contro il giacimento petrolifero saudita di Abqaiq. Bastarono venti droni artigianali per interrompere le attivita' di un'infrastruttura petrolifera dotata di imponenti difese. E da anni le centrali nucleari francesi vengono sorvolati da droni, in alcuni casi azioni dimostrative di Ong ambientaliste come Greenpeace.

L'utilizzo di numerosi droni con caratteristiche militari apre scenari decisamente più inquietanti. Dal momento che per testare la capacità di risposta della centrale sarebbe stato sufficiente un piccolo drone da poco prezzo, l'ipotesi più probabile è che l'obiettivo dell'incursione fosse raccogliere immagini e informazioni sulla centrale.

Con le tecnologie attuali, un drone può catturare immagini tridimensionali di notevole precisione. Da qualche parte, in questo momento, è assai probabile siano quindi disponibili - in mano a una potenza straniera o in vendita sul dark web - mappe dettagliate con la localizzazione di ogni singola valvola, ogni singolo tubo e ogni singolo interruttore della più grande centrale nucleare degli Stati Uniti. 

@cicciorusso_agi