Addio a John Lewis: eroe dei diritti civili, marciò con Martin Luther King

Addio a John Lewis: eroe dei diritti civili, marciò con Martin Luther King

Figlio di contadini, Lewis fu tra i più giovani "Freedom Riders" che combatterono contro la segregazione nel sistema di trasporto pubblico nei primi anni '60

john lewis martin luther king

© Afp - John Lewis

Se n'è andato a 80 anni John Lewis, afroamericano membro del Congresso e icona della battaglia per il pacifismo e i diritti civili negli Stati Uniti. Marciò e lottò al fianco di Martin Luther King e prima di essere riconosciuto e apprezzato venne insultato, malmenato e arrestato più volte. "Oggi gli Stati Uniti piangono la perdita di uno dei più grandi eroi della loro storia", ha detto di lui la speaker della Camera, Nancy Pelosi.

Lewis, vinto da un cancro al pancreas, era "un titano del movimento per i diritti civili la cui gentilezza, fede e coraggio hanno trasformato la nostra nazione", ha aggiunto la leader dei Dem. Ha dedicato la sua vita alla lotta contro la discriminazione e l'ingiustizia razziale. E' stato arrestato dalla polizia in diverse occasioni per proteste contro i genocidi o contro le leggi sull'immigrazione e, nel corso degli anni, è diventato una delle voci più stimate e rispettate nel Paese a favore della giustizia e dell'uguaglianza. L'ex presidente Barack Obama gli ha conferito l'alta onorificenza della Medaglia della liberta'. Tanti i gesti simbolici compiuti in una vita di battaglie: tra gli ultimi, il boicottaggio la cerimonia d'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, per evidenziare l'interferenza russa nel voto del 2016 che gli diede la presidente degli Stati Uniti. 

Lewis era nato a Troy, in Alabama, nel 1940. Quarto di dieci fratelli in una famiglia di contadini, è cresciuto in una comunità nera e soffrì subito la segregazione a causa del colore della sua pelle. Già a 21 anni diviene uno dei fondatori dei Freedom Riders che combatterono la segregazione sui mezzi di trasporto pubblici nei primi anni '60.

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© Agi 
Dreamers - Roma, manifestazione a Piazza Esedra dopo la morte di Martin Luther King, 6 aprile 

E' stato il più giovane leader della marcia del 1963 a Washington, dove Luther King tenne il suo famoso discorso "I have a dream". Due anni dopo, e' quasi morto in una pacifica manifestazione antirazzista a Selma, in Alabama, quando il suo cranio è stato fratturato dalla polizia. Quel giorno è rimasto nella storia come il "Bloody Sunday" e esattamente mezzo secolo dopo, Lewis ha camminato di pari passo con Barack Obama, il primo presidente nero degli Stati Uniti, nel luogo dell'emblematica manifestazione.

Lewis è entrato al Congresso nel 1986 ed è diventato presto un'autorità morale. Pelosi lo considerava "la coscienza del Congresso". Dopo l'annuncio della sua morte, sono arrivati i tributi bipartisan di democratici e repubblicani. Negli ultimi mesi Lewis aveva interrotto i suoi impegni a Washington per concentrarsi sulla cura del cancro, ma all'inizio di giugno è tornato nella capitale tra le proteste per la morte di George Floyd. Ha partecipato a un evento vicino alla Casa Bianca che, dopo la morte di Floyd, e' diventato il centro delle proteste per il movimento "Black Lives Matter". "Il vento soffia, il grande cambiamento sta arrivando", aveva detto allora, in una discussione al Congresso sul razzismo.

"Pochi di noi vivono per vedere la loro eredità dispiegarsi in modo cosi' importante e straordinario. John Lewis l'ha fatto", ha twittato Barack Obama, che nel 2011 gli ha conferito la medaglia della liberta', la più alta onorificenza civile negli Stati Uniti.