Le violenze a Minneapolis sono fuori controllo. Trump minaccia l'uso della forza

Le violenze a Minneapolis sono fuori controllo. Trump minaccia l'uso della forza

Il Presidente, dopo aver promesso giustizia per la vittima, ha usato parole di fuoco contro quelli che ha definito i "criminali" che hanno commesso atti vandalici e saccheggi e contro la debolezza del sindaco della città. La diatriba riaccende anche lo scontro tra la Casa Bianca e i social metwork

violenze Minneapolis fuori controllo Trump minaccia uso forza

© Jordan Strowder/AFP - Un negozio di liquori dato alle fiamme a Minneapolis

AGI - Minneapolis continua a bruciare di rabbia per l'uccisione lunedì scorso, durante un fermo di polizia, del 46enne afroamericano George Floyd, soffocato da un agente.

Il presidente Usa, Donald Trump, dopo aver promesso giustizia per la vittima, ha usato parole di fuoco contro quelli che ha definito i "criminali" che hanno commesso atti vandalici e saccheggi e ha minacciato l'uso della forza.

Cosa sta succedendo a Minneapolis

Centri commerciali devastati, auto ed edifici (almeno cinque) incendiati, strade invase dai lacrimogeni, collegamenti pubblici sospesi e persino un distretto di polizia dato alle fiamme sono le immagini che riassumono la terza notte di scontri tra manifestanti e polizia nella città del Minnesota.

Proteste più o meno violente sono esplose anche in zone limitrofe: nella vicina St. Paul, gli agenti hanno usato i lacrimogeni e oltre 170 attività commerciali sono state danneggiate, portando la Guardia nazionale a mobilitare oltre 500 uomini su entrakmbe le sponde del fiume Mississippi.

Ma dalla 'Purple City' del Minnesota, la città in cui nacque Prince, la protesta è dilagata anche altrove negli Stati Uniti, da Memphis a Los Angeles: a New York la tensione è stata piuttosto alta, con la polizia che ha effettuato oltre 40 fermi di persone accusate, tra le altre cose, di possesso illegale di armi.

La rivolta ricorda da vicino quella esplosa a Ferguson nel 2014, dopo la morte del diciottenne Michael Brown, l'episodio che ispirò il movimento Black Lives Matter.

Trump contro il sindaco "di estrema sinistra"

Poche ore dopo la notizia che il commissariato numero 3 a Minneapolis era stato dato alle fiamme ed evacuato "per la sicurezza del personale", Trump postato un tweet di fuoco contro il sindaco "di estrema sinistra", Jacob Frey, accusandolo di "debolezza" e avvertendolo di "riportare la situazione sotto controllo" altrimenti invierà la Guardia nazionale.

A stretto giro è arrivata la risposta del primo cittadino, che in precedenza aveva definito a sfondo razziale l'omicidio Floyd. Ribadendo di essere deciso a "non tollerare" il proseguimento di atti vandalici, Frey ha respinto al mittente le accuse di carenza di leadership: "Debolezza è puntare il dito contro qualcun altro in un momento di crisi. Donald Trump non sa nulla della forza di Minneapolis, supereremo questo momento difficile".

Cosa c'entra Minneapolis com Twitter

Ma a scatenare la polemica e anche la decisa reazione di Twitter sono state altre affermazioni contenute nel cinguettio di Trump. "Questi criminali stanno disonorando la memoria di George Floyd", ha scritto il capo della Casa Bianca, esprimendo anche il pieno appoggio dell'esercito al governatore del Minnesota, Tim Walz, il quale ha firmato l'ordine con cui attiva l'intervento della Guardia nazionale.

"Quando iniziano i saccheggi, si inizia anche a sparare", ha concluso Trump, di fatto ventilando l'uso della forza contro i manifestanti responsabili degli atti vandalici. Questa sua ultima esternazione gli è costata una nuova 'segnalazione' da parte di Twitter. I

l social network guidato da Jack Dorsey ha marcato il post del presidente, oscurandolo parzialmente, perché ritenuto contrario alle regole di utilizzo del social network e un'incitazione alla violenza. Il tweet non è stato oscurato del tutto, "poiché potrebbe essere di pubblico interesse", ma la mossa di Twitter è destinata a rinfocolare lo scontro già acceso con la Casa Bianca.

Il caso Floyd

Sul caso Floyd, i procuratori hanno promesso un'indagine "rapida" pur di allentare la tensione. Su tutti i notiziari negli Usa continuano a passare le immagini sconvolgenti dell'arresto, avvenuto lunedì sera: uno dei quattro agenti,il 44enne Derek Chavin, tiene bloccato a terra l'afroamericano, premendo il ginocchio sul collo, mentre l'uomo continua a ripetere "non respiro, amico, non respiro, sento male dappertutto, io resto fermo, ma non farmi morire".

Ricoverato in ospedale, Floyd è morto dopo un'ora. I quattro agenti, subito licenziati, sono ancora a piede libero e i manifestanti vogliono il loro arresto. Per ora, non sono state formalizzate accuse contro i poliziotti, alcuni dei quali hanno a loro carico segnalazioni da parte degli affari interni del diaprtimento di polizia.

I quattro agenti hanno invocato il diritto al quinto emendamento contro l'autoincriminazione, temendo la vendetta dei detenuti afroamericani, una volta in carcere. Trump ha confermato l'intervento dell'Fbi sul caso e di averne parlato con il procuratore generale William Barr, ma questo non ha raffreddato la rabbia.

La commissione Giustizia della Camera dei rappresentanti ha chiesto al dipartimento guidato da Barr di investigare, sottolineando che il governo federale ha un ruolo cruciale nel promuovere una cultura della responsabilità all'interno di tutte le forze dell'ordine.