La strada per la parità di genere è ancora piuttosto lunga

La strada per la parità di genere è ancora piuttosto lunga

Uno studio del Gender Social Norms Index fotografa la situazione nel mondo. E i dati non sono affatto confortanti 

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© PHILIPPE ROY / Aurimages
 
- Un gruppo di persone al bar nel centro di Reykjavik, Islanda

Mentre il mondo si appresta a fare passi importanti verso l’uguaglianza di genere, uno studio del Gender Social Norms Index e ripreso dal Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, ci fa rendere conto all’istante che non solo i passi fatti non sono minimamente sufficienti ma soprattutto che la strada è ancora infinitamente lunga.

Pare che il 90% delle persone coinvolte nello studio, uomini e donne, sia ancora bloccato ad un giudizio di parte a discapito delle donne. I dati offerti dallo studio, svolto su 75 paesi diversi, in rappresentanza dell’80% della popolazione mondiale, lasciano basiti: secondo più della metà del mondo gli uomini sono leader politici migliori, oltre il 40% degli intervistati pensa che un uomo sia un dirigente aziendale migliore, ma soprattutto, il 28% degli intervistati, quasi una persona su tre, pensa che sia giustificabile picchiare una donna.

“Sappiamo tutti che viviamo in un mondo dominato dagli uomini, ma con questo rapporto siamo in grado di mettere alcuni numeri dietro questi pregiudizi. - ha detto Pedro Conceição, direttore dell'ufficio rapporti dello sviluppo umano dell'UNDP - E i numeri li considero scioccanti”, e continua: “Ciò che mostra il nostro rapporto è un modello che si ripete ancora e ancora. Abbiamo avuto grandi progressi in settori più basilari di partecipazione e responsabilizzazione ma quando arriviamo in aree più potenti, sembriamo colpire un muro”.

Dei 75 paesi coinvolti nello studio, solo in sei i risultati sono stati considerati soddisfacenti, in linea con l’intenzione generale che non esistano più pregiudizi legati al sesso. In oltre il 50% dei paesi coinvolti, paesi come la Svezia, il Sudafrica, l’India, il Ruanda e il Brasile, la percentuale di persone che conservano almeno un pregiudizio sull’argomento è aumentata.

La situazione insomma non è stabile, a confermarlo anche Raquel Lagunas, direttore ad interim della squadra di genere dell'UNDP, che sentita da The Guardian dice: “Possiamo vedere grandi progressi nei prossimi cinque anni in alcuni paesi e allo stesso tempo vedere un respingimento in altri – e prosegue – Dobbiamo investire e raddoppiare gli sforzi per affrontare le aree più difficili del potere (potere politico, potere economico) e pensiamo, speriamo, che questa pubblicazione avrà un impatto nei paesi in cui lavoriamo e che apra collaborazioni con i governi, perché l'uguaglianza di genere è una scelta”.

Nove presidenti e CEO di organizzazioni tra cui Plan International, Women Deliver, the One Campaign e the Bill and Melinda Gates Foundation, in risposta allo studio hanno scritto una lettera aperta dove sostengono: “Come rappresentanti delle principali organizzazioni che difendono l'uguaglianza di genere, stiamo alzando l'allarme sul ritmo dei progressi. Non c'è più tempo: l'uguaglianza di genere può essere raggiunta per miliardi di ragazze e donne entro il 2030, ma richiede a tutti di muoversi più velocemente”.

La death line effettivamente è molto complessa da raggiungere, infatti la lettera continua avvisando che “se il ritmo attuale continua, 67 paesi - che ospitano 2,1 miliardi di ragazze e donne - non raggiungeranno nessuno dei principali obiettivi di uguaglianza di genere che abbiamo studiato entro il 2030”. “Questi paesi non sono solo i più poveri. – specifica The Guardian - Se le tendenze negli ultimi due decenni continuano, gli Stati Uniti saranno tra questi”.

Vero? Assolutamente si. Un altro rapporto pubblicato da Equal Measures 2030 ha rivelato che nessun paese del mondo al momento è sulla buona strada per raggiungere l’uguaglianza di genere entro il 2030.