"Da Boris Johnson un esperimento darwiniano sugli esseri umani", dice un'italiana a Londra

"Da Boris Johnson un esperimento darwiniano sugli esseri umani", dice un'italiana a Londra

Il premier britannico "ha deciso che la gente deve ammalarsi, che va bene perdere i propri cari... Siamo nel panico, non sappiamo cosa fare", racconta all'AGI, Federica Pepe, italiana di 26 anni

Coronavirus Londra Darwin ​Boris Johnson 

Boris Johnson

"Boris Johnson ha deciso che la gente deve ammalarsi, che va bene perdere i propri cari... una sorta di esperimento darwiniano. Siamo nel panico, non sappiamo cosa fare". Sono le parole di Federica Pepe, italiana 26enne residente a Londra e al momento in autoisolamento che, raggiunta telefonicamente dall’AGI, ha raccontato come lei e i nostri connazionali stiano vivendo l'emergenza coronavirus in un Paese che ha scelto un approccio estremamente graduale nel fronteggiarla.

Per Federica questa pandemia è completamente sottovalutata nel Regno Unito: "Nessuno indossa protezioni, e se lo fai ti guardano male. Le scuole sono ancora aperte, qualcuno ha provato a proporre una petizione per la chiusura, che ad ora conta 100mila firme per chiuderle. Ma ancora nulla... 

Qui si dice che i casi di contagio siano meno di mille - ha spiegato Federica - ma non c'è chiarezza. Dalla Bbc il numero dei contagi viene dichiarato solo una volta a settimana". Federica e' originaria di Salerno. Diplomata in fotografia, lavora e vive da quattro anni in Inghilterra, dopo aver scelto Londra per perfezionare l'inglese. 

La giovane non ha alcun sintomo, di salute sta bene e, dal proprio auto isolamento, consigliatole dal servizio sanitario inglese al suo rientro da un viaggio in Italia il 10 marzo scorso, ha deciso di dar voce agli altri italiani che, in queste ore, non hanno risposte e sono spaventati. "Una mia carissima amica e la sua coinquilina - racconta ancora Federica - hanno, purtroppo, tutti i sintomi compatibili con il coronavirus ma al momento NHS (il servizio sanitario inglese, ndr.), ha negato il tampone a entrambe.

 

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© Foto: Alberto Pezzali / NurPhoto /Afp 
 Police, polizia inglese, crimine, inghilterra, londra

Una ha quasi 39 di febbre, tosse e ha ricevuto la visita del padre, che proveniva dal nord Italia. Ma nessun medico è andato a casa a visitarla. Un'altra mia amica, che ha appena terminato le cure per un tumore - ha proseguito Federica - non sta ricevendo le visite mediche domiciliari previste per i pazienti oncologici perché il sistema è già al collasso a causa delle richieste per il coronavirus. Le è stato detto di muoversi autonomamente per andare in pronto soccorso. Ma lei non solo non può muoversi, ma ha paura, dato il suo sistema immunitario indebolito dalle cure contro il tumore".

Federica vuole aiutare gli altri connazionali. In molti hanno paura del contagio e di essere loro malgrado portatori del coronavirus, mettendo così in pericolo gli altri. "Molti italiani lavorano come camerieri, sono a stretto contatto con il pubblico. E hanno paura". Federica è amareggiata, e affida il proprio stato d'animo ai social.

"Al di là della paura di stare lontana da casa mia, lontana dalla mia famiglia, sola e in quarantena senza vedere nessuno, - spiega ancora - si aggiunge la paura di vivere in uno Stato che non ha paura di perdermi, del terrore di ammalarmi e di una nazione che non mi tutela, sebbene io ci paghi le tasse. Che delusione...".