Il Messico vuole l'estradizione del killer di El Paso

Secondo il governo del paese latinoamericano, Crusius, mosso dall'odio contro gli ispanici, ha commesso un atto di terrorismo

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Il governo messicano considera la strage di El Paso come un atto di terrorismo nei confronti della propria popolazione e potrebbe chiedere l'estradizione di Patrick Crusius, il ventunenne che, animato dal suo odio nei confronti degli ispanici, sabato scorso ha aperto il fuoco sulla folla in un supermercato Walmart uccidendo 22 persone, 8 delle quali cittadini messicani. In un manifesto attribuito al killer pubblicato sul forum 8chan la carneficina era stata definita come una risposta alla "invasione messicana del Texas".

L'83% dei 680 mila abitanti di El Paso ha origini ispaniche e decine di migliaia di messicani ogni giorno attraversano legalmente il confine dalla limitrofa Ciudad Juarez per lavorare o fare compere nella città teatro del massacro. Per questo il ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard, ha definito la strage "un atto di terrorismo contro i messicani, pur perpetrato in territorio statunitense". Per questo motivo Ebrard, che lunedì ha incontrato le famiglie delle vittime, sta lavorando con il ministero della Giustizia del suo Paese per aprire "la prima indagine per terrorismo in territorio statunitense nella storia del Messico" e auspica di ottenere l'estradizione di Crusius.

Città del Messico e Washington hanno una lunga storia di cooperazione sul fronte della lotta al crimine ma di solito si tratta di inchieste sul traffico di stupefacenti che vedono boss dei cartelli messicani venire processati negli Stati Uniti.

E non finisce qui. Sia Ebrard che il presidente messicano, Andres Manuel Lopez Obrador, senza fornire dettagli, hanno alluso alla possibilità di coinvolgere direttamente le autorità Usa nell'inchiesta per la facilità con la quale Crusius si è potuto procurare il fucile d'assalto con il quale ha compiuto la strage. Secondo Obrador, Washington ha delle responsabilità nel consentire "eccessi" come "l'utilizzo indiscriminato di armi". 

"Abbiamo molto rispetto di quel che decidono gli altri governi ma riteniamo che questi sfortunati eventi avvenuti negli Usa dovrebbero spingere a una riflessione, un'analisi e alla decisione di controllare la vendita indiscriminata di armi", ha dichiarato Obrador in una conferenza stampa domenica scorsa, "se guardiamo le cose in maniera oggettiva, sia i Democratici che i Repubblicani hanno prestato poca attenzione al controllo delle armi da fuoco".

Il traffico di armi dagli Usa al Messico

Non deve stupire che il monito arrivi dal leader di una nazione teatro ogni anno di migliaia di omicidi, legati in parte considerevole al narcotraffico. Il Messico ha infatti leggi sul possesso d'armi molto più restrittive di quelle statunitensi. Tanto che vige un fiorente traffico di armi da fuoco dagli Usa al Messico. Secondo le statistiche del governo Usa, il 70% delle armi sequestrate nel paese latinoamericano proviene proprio dagli Usa. 

Gli annunci del governo messicano hanno anche forti sfumature diplomatiche. La strage è avvenuta in una fase di forte attrito tra le due nazioni, dovuto all'immigrazione illegale dal Messico agli Usa, che Donald Trump vorrebbe fermare con la costruzione di un muro, e dispute commerciali. Due materie che hanno finito per incrociarsi, dato che il presidente Usa ha minacciato al governo messicano di imporre dazi sui suoi prodotti se non farà di più per frenare i flussi. I media messicani hanno inoltre accusato Trump di aver fomentato l'odio contro i cittadini della nazione confinante affermando che, con i flussi illegali, arrivano "criminali" e "stupratori". 

"Il governo messicano non vuole che quanto accaduto passi come una sparatoria come un'altra avvenuta negli Usa", ha spiegato ad Al Jazeera Javier Buenrostro, docente presso l'Università Autonoma Nazionale del Messico, "vogliono chiarire che questo non è un caso isolato commesso da una persona malata di mente ma, invece, la conseguenza del discorso xenofobo di Trump nei confronti degli immigrati. Si tratta di una richiesta all'amministrazione Trump di moderare i termini e riformare le leggi sulle armi da fuoco negli Stati Uniti".

Lunedì, in un discorso alla nazione, Trump ha identificato "l'odio", la malattia mentale, la violenza nei videogiochi e le reti sociali tra le concause degli attacchi avvenuti in Usa nei giorni scorsi. Il presidente ha anche condannato "il razzismo, lo sciovinismo e il suprematismo bianco" chiedendo alle forze dell'ordine di contrastare "i crimini d'odio e il terrorismo interno". 



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