Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie: COOKIE POLICY.

La Libia prova a uscire dal caos

A Parigi le fazioni che controllano il Paese si incontrano. Accordo per elezioni parlamentari il 10 dicembre e poi al lavoro sulla riunificazione

Elezioni parlamentari il 10 dicembre prossimo e l'unificazione delle istituzioni e del governo libici, attualmente divisi fra Tobruk e Tripoli: è il percorso individuato dalle fazioni della Libia a Parigi per uscire dal caos. I quattro principali attori del Paese nordafricano, che a sette anni dalla caduta di Muammar Gheddafi resta una polveriera, hanno promesso alla conferenza voluta dal 
presidente francese, Emmanuel Macron, di lavorare insieme "in modo costruttivo con l'Onu per tenere elezioni credibili e pacifiche e per rispettare i risultati delle elezioni".
L'accordo, che non è stato pero' formalizzato con le firme, prevede anche di "mettere fine progressivamente all'esistenza di un governo e di istituzioni parallele", oltre all'avvio dell'unificazione della banca centrale libica e delle forze di sicurezza. È stata anche immaginata una prossima conferenza internazionale sotto gli auspici dell'Onu. 

Dopo la fine del regime nel 2011, una rivolta popolare repressa nel sangue e l'intervento militare delle potenze occidentali (Francia in testa), la Libia è in preda al caos. Preparata con mesi di negoziato, la conferenza ha visto seduti attorno a un tavolo, sotto le volte dorate dei saloni dell'Eliseo, il premier del governo di unità nazionale Fayez al-Sarraj, il generale Khalifa Belqasim Haftar, uomo forte della Cirenaica, il presidente della Camera dei rappresentanti, Aguila Salah, e il presidente del Consiglio di Stato, Khaled al Mechri. I quattro si sono impegnati anche ad adottare una "base costituzionale per le elezioni" e le "leggi elettorali necessarie" entro il 16 settembre 2018. 

L'intesa ci sarebbe, la firma no

La dichiarazione è stata letta in arabo e approvata oralmente dai quattro dirigenti libici, su richiesta del presidente francese. Ma non c'è stata però la firma davanti alle telecamere come inizialmente previsto. "Tutti lavorano insieme su questa base, ben fatto!", ha dichiarato comunque sorridente Macron che ha definito il momento "un incontro storico" che costituisce "un passo fondamentale per la riconciliazione" che è "accompagnato dall'intera comunita' internazionale".

Le forze di sicurezza libiche "saranno incaricate di garantire il processo elettorale", con "il sostegno appropriato" da parte delle Nazioni Unite, delle organizzazioni regionali e della comunità internazionale. Ma i presenti non hanno fornito i dettagli operativi. I responsabili di ogni "ostacolo" al processo elettorale dovranno pero' "renderne conto" e le ostruzioni non saranno tollerate, anche se sono state cancellate dalla dichiarazione finale le possibili sanzioni. 

Sarraj: "Aiutateci con i migranti"

Sarraj ha approfittato della Conferenza per chiedere anche "uno sforzo colossale" per aiutare il Paese a fronteggiare la crisi dei migranti. "Abbiamo bisogno di un grande sforzo a livello europeo e internazionale", ha detto, per aiutare la Libia, dove sono presenti "centinaia di migliaia" di migranti.

Per l'ambasciatore italiano a Tripoli, Giuseppe Perrone, la Conferenza di Parigi è stata "un'occasione altamente mediatica per ricordare ai libici la necessità di attuare gli impegni richiesti dal piano d'azione delle Nazioni Unite per superare la crisi libica". Impegni che ora andranno tradotti in concreto. La traccia per uscire dalla crisi era stata già delineata: "I passi che bisogna fare sono sempre stati molto chiari", ha dichiarato all'AGI Perrone. "Le istituzioni vanno riunificate, serve una legge elettorale per andare alle elezioni in maniera trasparente ed e' necessario garantire ai cittadini di poter votare in sicurezza". 

Vai all'articolo…