Litvinenko e i veleni del Cremlino

 

Il caso riaccende i riflettori sulla fabbrica di Polonio del Kgb

Mosca - Se la Russia ha attaccato Londra sui troppi “probabilmente” contenuti nelle conclusioni dell’inchiesta governativa sull’assassinio dell’ex agente del Kgb Aleksandr Litivienko, morto a Londra nel 2006, vi è almeno un aspetto del rapporto del giudice Robert Owen sicuro e su cui Mosca non ha dato spiegazioni: l’uso del polonio-210 per avvelenare Litvinenko. Il polonio è un elemento raro, ma del suo isotopo 210 vengono prodotte discrete quantità in Russia, ultimo Paese al mondo a usarlo come innesco per le armi atomiche, ha spiegato nel suo libro la giornalista Francesca Mereu (L’amico Putin, l’invenzione della dittatura democratica, Aliberti). Si tratta di una sostanza che può essere prodotta solo da laboratori altamente specializzati, opera di esperti di veleni, e che non può uscire dal paese se non con l’autorizzazione dei vertici di Stato. In molti, già nel 2006, hanno subito pensato al famigerato Laboratorio 12 o in gergo ‘Kamera’. Ieri, in conferenza stampa, alla domanda precisa di una giornalista su come Mosca potesse spiegare l’uso del polonio, la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova di fatto non ha saputo rispondere.  

A raccontare di questa fabbrica dei veleni al servizio di Cremlino e dei servizi segreti sono stati alcuni storici come Arkady Vaksberg (I veleni del Cremlino, Guerini e Associati) ed ex agenti fuoriusciti dai servizi russi, tra cui Aleksander Kouzminov (Biological Espionage: Special Operations Of The Soviet And Russian Foreign Intelligence Services In The West, Greenhill Books) e Boris Volodarsky (The KGB’s Poison Factory, From Lenin to Litvinenko, Pen & Sword Books). 

Creato nel 1921, poco prima della morte di Lenin come reparto della Ceka (primo nucleo del Kgb), sotto Stalin Kamera impiegava i migliori chimici dell’Unione Sovietica,  incaricati di studiare potenti veleni in grado di uccidere la vittima designata, senza sollevare sospetti. Kamera - che in russo significa ‘stanza’ - ha subito nei decenni diverse rinominazioni e anche temporanee chiusure, racconta Volodarsky. Nel 1934, quando si trovava a pochi passi dalla Lubyanka, la sede del Kgb, Kamera ha sviluppato veleni altamente letali e gas di diverso genere. Secondo Kouzminov, ex agente del servizio di intelligence russo all’estero (Svr, a cui apparteneva Vladimir Putin), il Laboratorio 12 nella Russia contemporanea lavora con il dipartimento dell’Svr si occupa di guerre batteriologiche. 

Volodarsky è convinto che i prodotti di Kamera siano stati raffinati e rivisti costantemente nel corso degli anni, aggiornati secondo le nuove scoperte della scienza e per adattarsi alle nuove esigenze dei committenti. “Sono altamente specializzati e creati in modo da causare l’effetto desiderato - di solito morte o disabilità - in modi ben specifici”, scrive l’ex agente. “Una cosa è costante nella loro progettazione: - aggiunge Volodarsky - devono far apparire la morte o la malattia della vittima, come naturale o almeno produrre sintomi che confondano i dottori e la scientifica”.  

Oggi, il laboratorio presumibilmente non si trova più nella struttura riservatagli ai tempi di Stalin, quando si testavano i nuovi veleni sui prigionieri condannati prima di fucilarli, a meno che il veleno non li salvasse dalle pallottole. Le attività di Kamera si fermarono negli anni Novanta per mancanza di finanziamenti, ma negli anni 2000 sono riprese. L’avvelenamento di Viktor Yushchenko, che nel 2004 era in corsa per la presidenza ucraina, come quello di Litvinenko sembrano portare la firma di Kamera. Come pure l’avvelenamento, nel 2004, della reporter Anna Politkovskaya, sentitasi male dopo una tazza di tè in aereo, mentre andava a Beslan, dove era in corso il sequestro di una scuola da parte di terroristi; l’obiettivo sarebbe stato farle capire che non doveva partecipare alle trattative. La giornalista fu assassinata qualche anno dopo, il 7 novembre 2006. (AGI)